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Domenica, 28 Novembre 2021
Editoriale

Como e il tracollo di una città senza più qualità

Un capoluogo da ricostruire

Fin troppo facile parafrase Robert Musil e il suo celebre romanzo che narrava di un "uomo ideale" che, riassumendo in sé tutte le qualità o, meglio, le "non-qualità" del secolo allora appena iniziato, il Novecento, viveva parzialmente alienato dal "mondo reale" e del tutto privo di autentici interessi. È cambiato il secolo e Como non è certo Ulrich ma solo un'incolpevole città piena di potenzialità inespresse. 

In una città che ancora non ha risolto nemmeno la stagnante questione della Ticosa, simbolo vivente di tutte le promesse mancate, non stupiscono i dati emersi in questi giorni. Prima la mazzata green, infine, ieri, la sentenza dell'abisso in cui è precipitata Como nella classifica della qualità della vita: 62° posizione. Una delle peggiori performance del 2021 tra i capoluoghi d'Italia. Tanto che, questa mattina, persino il comasco Antonello Piroso, ha dedicato alla questione il suo ironico approfondimento quotidiano su Virgin Radio. 

Mentre il lago di Como assurge alle cronache nazionali per le sue luci, basti solo pensare alla prima nazionale all'Odeon di Milano di House of Gucci, con Lady Gaga protagonista della pellicola girata in parte in Tremezzina, la città finisce invece alla ribalta solo per mostare le sue ombre. Che sono tante e quasi sempre le stesse. Siamo insomma prigionieri di un antico buio da quale non ci salverà nemmeno la Città dei Balocchi, un lampo di luce natalizia che si spegne con la stessa velocità con cui si è acceso. Del quale, peraltro, non è nemmeno artefice il Comune. 

Di tutto questo ne prendiamo atto continuando a fare la nostra parte, che non è solo quella di raccogliere il diffuso lamento dei cittadini, ma anche quella di spronare un dibattito utile alla città. Tanto più oggi, a pochi mesi dal voto per l'elezione del nuovo primo cittadino di Como. Perchè mentre infuria il toto sindaco, tutti dovrebbero avere in mente una sola cosa: quel che occorre non è un nome ma una squadra con un programma per la città fatto di idee concrete. Le promesse non bastano più, tanto più se fatte solo per raccogliere voti.

Usciamo da 5 anni oggettivamente disastrosi e non certo solo per colpa del covid. Da questo de profundis amministrativo si potrà solo risalire, a patto però, e vale per chiunque conquisterà la città, che si abbia ben chiara un'idea di futuro per Como. Trasporti pubblici, traffico, cultura, verde, riqualificazione urbana, impianti sportivi, inclusione: c'è un capoluogo intero da ricostruire. E occorre farlo il prima possibile e avendo bene in testa quali sono le priorità per il prossimo lustro. Perdersi nella solita sterile battaglia ideologica non ci risolleverà dalle macerie. Quel che serve è un buon capitano con al fianco una squadra di persone all'altezza del ruolo che andranno a ricoprire. 

Non dimentichiamo che, salvo tragedie nascoste dietro la porta, il prossimo sindaco sarà anche quello che potrà persino smentolare la bandiera del nuovo lungolago. Un traguardo che, visto dall'unica parte possibile, potrà essere solo il primo vero segnale di ripartenza. Basta che non si pensi di essere già arrivati, perché la città è ancora alle fondamenta. 

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