Editoriale

Una città viva e la movida del Conservatorio di Como

Restiamo sereni, Como è piovosa ma non sarà mai Dublino

In questa città, insofferente a tutto, dove spesso si parla a sproposito di movida, non ci sarebbe da stupirsi se prima o poi qualcuno dovesse lamentarsi anche del Conservatorio di Como. Ebbene sì, da quel palazzo di via Cadorna, per tutta la settimana, è un fluire continuo di suoni: violini, flauti, percussioni, tenori, soprani. Da mattina a sera, soprattutto in estate, quando le finestre si aprono, gli alunni del Verdi inondano la strada di musica. La colonna sonora della fabbrica delle note è quasi commovente in una città in cui impera il sonno, anche di giorno. Certo, la nostra è una provocazione. Ma fino a un certo punto, perchè persino in via Cadorna qualche smorfia di insofferenza si è vista e non ci stupirebbe se prima o poi si trasformasse in protesta.

Dopo il caso di piazza De Gasperi, che il buon senso forse porterà a trovare una buona soluzione, c'è stato un crescente fiorire di lagne che hanno coinvolto vie e piazze del centro storico. Come se nessuno si fosse accorto che la città sta cambiando in funzione della sua ineluttabile vocazione turistica, che si può facilmente tradurre in un numero sempre maggiore di alberghi ma anche di bar e ristoranti, certamente più "rumorosi" di un negozio di abbigliamento. Ma se la musica - nella città della musica, come piace al Teatro Sociale e allo stesso Conservatorio - è spesso sentita come un disturbo, tanto da impedire anche ai musicisti di strada di suonare amplificati quando il sole è ancora alto nel cielo, allora viene in mente quel brano di Lucio Battisti intitolato "Una vita viva" in cui si canta di "non temere la notte". Fossero solo le ore della luna a far ululare i lupi della movida: il dramma è che in città fa paura anche il giorno e la vita viva la si reclama solo a parole:  "A Como non succede mai nulla". Ma quando succede diventa subito fastidio, lamento, protesta, lagna.
Ne sa qualcosa persino il Festival Como Città della Musica, che ha spesso subito un circoscritto malcontento per i suoi 15 giorni di "rumori" in estate in Arena. Il lamento lo si può anche subire, basta non farsi vincere. Succederà sempre. Ai tempi del Rhythm of The Lake a Cernobbio c'era chi chiamava il sindaco per lamentarsi del fracasso delle prove diurne, disturbavano la pace di Rovenna.  Insomma, a Como piove quanto a Dublino, il clima è lo stesso. Quel che ci manca, per dirla con Giorgio Gaber, è un po' di illogica allegria, quella che fa degli irlandesi un grande popolo. A Como, anche il suono di due pinte di birra che si incontrano al tramonto può dare fastidio. 

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