Venerdì, 17 Settembre 2021
Editoriale

Como e la cultura capitale della contrapposizione

Butti: "Per Como patrimonio dell'Unesco seguiamo un altro metodo"

Como

Nei giorni scorsi, in seguito alla vittoria di Parma, siamo tornati ad occuparci attraverso un editoriale di Como Capitale della Cultura. Sulla mancata prosecuzione dell'opportunità, Mauro Frangi scrisse su Facebook un post al veleno, che Barbara Minghetti commentò con una frase che suonava lapidaria per Como: "Parma e’ una città che crede che la cultura sia un valore di sviluppo economico e di crescita". 
A distanza di qualche giorno, attraverso la sua newsletter, è arrivata una riflessione in merito da parte dell'assesore al Commercio Marco Butti: "I post erano ironici rispetto al fatto che Parma, dopo tentativi andati a vuoto come accaduto per Como, ha avuto la capacità di proseguire tanto da ottenere questo prestigioso riconoscimento. Innanzitutto complimenti a Parma ma sarebbe stato opportuno da parte di questi critici un’analisi rispetto alle motivazioni che in passato hanno portato alla bocciatura della candidatura di Como. Personalmente mi limito a registrare che il metodo che si è voluto seguire per la candidatura della città a patrimonio dell’Unesco è opposto a quello fatto allora per Como Capitale della Cultura: un metodo che ha portato ad un primo protocollo d’intesa con l’Archivio Terragni che sarà seguito dal coinvolgimento di altri soggetti per costruire una candidatura forte che sappia partire dall’analisi delle attuali criticità e dei miglioramenti da mettere in atto per avere speranze e non per avanzare proposte deboli".

Senza entrare nel merito del lavoro in corso a Palazzo Cernezzi sulla candidatura Unesco di Como, il cui iter verrà valutato strada facendo. Il punto, a nostro avviso, è però un altro e in qualche modo riporta al pensiero dell'ex presidente del Teatro Sociale di Como, da anni impegnata a cercare un respiro europeo per la nostra città. Ovvero che il lavoro fatto a suo tempo per Como Capitale della Cultura, pur con tutte le sue lacune, avrebbe almeno potuto essere la base su cui ricostruire la candidatura della nostra città per gli anni successivi. Invece, le amministrazioni comunali, sia quella passata sia quella che detiene oggi il governo di Como, hanno preferito accontonare definitivamente il progetto. Invece di sviluppare e migliorare i progetti, si preferisce seppellirli e puntarsi il dito a vicenda.
A pagarne le conseguenze, ancora una volta, è una città incapace di fare davvero squadra sulle questioni rilevanti per l'economia del territorio. A vincere è quasi sempre la contrapposizione, quel braccio di ferro in cui finiscono stritolati gli operatori culturali. Operatori che, troppo spesso costretti a ripartire da zero, finiscono per doversi accontentarsi solo di qualche fiore nel proprio giardino. Mentre la città continua a rimanere, come cantava De Andrè, un malato di cuore: "Da uomo avvertire il tempo sprecato a farti narrare la vita dagli occhi e mai poter bere alla coppa d'un fiato ma a piccoli sorsi interrotti". 

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