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Opinioni

Maurizio Pratelli

Collaboratore QuiComo

Ultima occasione per i partiti o rivoluzione civica? Fate la vostra scelta

Domenica il ballottaggio tra Barbara Minghetti e Alessandro Rapinese

Domenica 26 giugno si vota. Dopo mesi di campagna elettorale, dopo un primo turno che ha portato al ballottaggio Barbara Minghetti e Alessandro Rapinese, lunedì avremo finalmente il nome del nuovo sindaco di Como, colui o colei che succederà a Mario Landriscina

A luglio inizierà quindi una nuova stagione durante la quale sarà vietato sbagliare. Le ragioni sono presto spiegate e non riguardano solo la nostra città ma una società in profonda crisi, non solo economica. Ci aspetta un autunno caldissimo, con una crisi energetica che toccherà sempre più pesantemente le famiglie. Una situazione rispetto alla quale anche i Comuni dovranno assumersi le loro responsabilità. Certo ci sono problemi antichi che conosciamo tutti e che hanno animato il dibattito politico. Ci sono le promesse dei candidati, le loro contrapposte idee di città. Tuttavia in gioco non ci sono i personalismi o gli interessi dei partiti ma il futuro dei cittadini. Che inevitabilmente passa anche da una buona amministrazione del bene comune.

Negli anni, lo dice il dato dei votanti - a Como quasi 6 cittadini su 10 al primo turno non hanno votato - la fiducia nei confronti della politica è quasi svanita. Il voto si è ridotto a una mera questione ideologica, svuotandolo quasi totalmente dal suo profondo significato civico. Pierluigi Bersani, uno che i partiti li conosce, nei giorni scorsi, a proposito della scissione dei grillini, ha detto una cosa molto interessante e assolutamente condivisibile per chi scrive: "Vedo che c’è gente che festeggia, ma a ballare sul Titanic non sono i 5 Stelle ma il sistema, la politica fa cose che non si capiscono. I 5 Stelle hanno portato in Parlamento in questi anni anche un elemento di sofferenza, di disaffezione, ma se si indeboliscono loro quel problema lì c’è ancora, anzi è ampliato. Abbiamo una crisi sociale incombente, abbiamo una disaffezione forte e un sistema politico che non è pronto a dire qualcosa a questo Paese qui”.

Bersani può anche non piacere, volendo lo si può anche mettere sul banco degli imputati insieme a una sinistra che, nell'accezione più nobile del termine non esiste più. Ma che lo vogliate assolvere o condannare, Bersani dice una sacrosanta verità che si può tranquillamente trasportare a Como. Dove, non a caso, un uomo senza partiti sulle spalle è arrivato al ballottaggio perché la politica, anche in riva al Lario, ha fatto cose che non si capiscono. E se i partiti pensano di cavarsela nuovamente con le promesse o, peggio ancora, minimizzando sofferenza e disaffezione, affonderanno insieme al Titanic. 

Il ballottaggio ha solo due strade da percorrere: la via Minghetti o la via Rapinese. La prima offrirebbe un'ultima possibilità ai partiti di rimettersi in carreggiata per dimostrare ai cittadini che si può avere ancora fiducia in loro; la seconda porta invece a un cammino tutto da scoprire e che nella realtà, più che ai cittadini, fa paura ai partiti, che da destra a sinistra vedrebbero certificato definitivamente il loro fallimento. Il confronto si gioca tutto qui, sulla credibilità, sulla fiducia, sulla necessità di cambiare passo. Diversamente da Roma, dove i "migliori" non li abbiamo scelti noi, qui è ancora possibile farlo. E allora, che vinca il migliore. A voi la scelta. 

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