Lunedì, 27 Settembre 2021
Salute

Tumore al seno, nuove speranze per la ricerca: un prelievo di sangue per intercettare precocemente le metastasi ossee

Alcuni ricercatori dell’Università di Bari sono riusciti ad individuare, attraverso la biopsia liquida, i primi segnali dell’avanzamento della malattia verso lo scheletro

Il tumore al seno è la neoplasia più frequente in assoluto per incidenza nella popolazione femminile. Ogni anno, in Italia, colpisce una donna su 9 con un aumento di casi di diagnosi, rispetto al passato, in particolare nella fascia di popolazione di 35-55 anni. La malattia è dovuta alla moltiplicazione incontrollata di alcune cellule della ghiandola mammaria. Età, familiarità, uno scorretto stile di vita e una cattiva alimentazione sono i principali fattori di rischio per lo sviluppo della malattia, ma alla base della diagnosi esiste anche una predisposizione genetica (come la mutazione dei geni BRCA1 e BRCA2, principali responsabili dello sviluppo del cancro al seno). Oggi le opzioni terapeutiche per la cura del tumore alla mammella includono la chirurgia, la radioterapia, la chemioterapia, l’ormonoterapia e le terapie biologiche, ma la diagnosi precoce rimane l’arma più efficace in assoluto. Intercettare i segnali di avanzamento della malattia per poter agire in tempo è l’obiettivo cui tendono gli oncologi e i ricercatori anche per dare maggiori speranze alle loro pazienti.

Ad offrire un importante contributo per la diagnosi precoce del tumore al seno è uno studio condotto dai ricercatori della U.O. di Oncologia Medica dell’Università degli Studi di Bari Aldo Moro in collaborazione con colleghi dell’Università di Sheffield (UK), pubblicato sul “British Journal of Cancer” del gruppo editoriale Nature. I ricercatori baresi, impegnati già da alcuni anni nello studio delle potenziali applicazioni cliniche della “biopsia liquida” (una metodica che prevede la caratterizzazione molecolare di un tumore partendo da un campione di sangue periferico), sono riusciti ad intercettare, attraverso questa innovativa tecnica molecolare, i primi segnali della formazione di metastasi ossee in pazienti affette da carcinoma della mammella.

Le ossa: il sito più comune per le metastasi del tumore al seno

Nonostante le ossa siano il sito in cui più frequentemente si sviluppano metastasi da neoplasie della mammella, fino ad oggi ancora non esistevano biomarcatori (segnali) capaci di prevedere la diffusione scheletrica delle metastasi nelle fasi precoci della malattia. I tumori solidi, infatti, notoriamente rilasciano cellule vitali nel circolo sistemico attraverso la rete vascolare che li circonda. Tali cellule, una volta entrate nell’apparato circolatorio, possono allocarsi in sedi distanti dal tumore per generare metastasi. Le CTCs (cellule tumorali circolanti) assumono, quindi, un ruolo fondamentale come marcatori (segnali) per le valutazioni prognostiche e il monitoraggio del trattamento in numerose neoplasie solide, e, in particolare, nel cancro alla mammella.

Tumore seno metastatico, nuove terapie da analisi mutazioni geni 

Lo studio sulla biopsia liquida

Per identificare questi marcatori tumorali (segnali che indicano la presenza del tumore) nel sangue, i ricercatori del Centro di Ricerche Oncogenomiche afferente alla U.O. di Oncologia Medica Universitaria barese hanno sviluppato una metodica molecolare (la biopsia molecolare) basata sul principio di RNAseq (una tecnica di sequenziamento di nuova generazione che rivela la presenza e della quantità di RNA, ovvero della molecola implicata nella regolazione ed espressione dei geni, in un campione biologico) e l'hanno applicata alle cellule tumorali circolanti (CTCs) isolate da pazienti affette da carcinoma mammario. Questa procedura prevede la caratterizzazione molecolare di un tumore partendo da un campione di sangue periferico, sfruttando la capacità dei tumori solidi (in questo caso del tumore alla mammella) di rilasciare cellule vitali nel circolo sistemico attraverso la rete vascolare che li circonda. L’analisi molecolare e le successive elaborazioni computazionali hanno permesso di identificare un totale di 31 geni, espressi in maniera specifica dal tumore al seno, che hanno sviluppato metastasi alle ossa. Grazie alla biopsia liquida è possibile, quindi, intercettare i primi segnali dell’avanzamento della malattia verso lo scheletro e intervenire in tempo.

Prospettive future

I risultati dello studio offrono un importante contributo alla comprensione dei meccanismi che regolano l'avanzamento delle neoplasie mammarie verso il tessuto osseo, e potrebbero aprire la strada ad ulteriori ricerche, finalizzate all’identificazione di biomarcatori “predittivi” di metastasi scheletriche anche in stadi precoci di malattia. Questo consentirebbe anche di adottare strategie terapeutiche mirate e potenzialmente in grado di evitare le note complicanze delle metastasi ossee quali fratture patologiche, dolore resistente a terapia medica, ricorso a procedure chirurgiche e trattamenti radioterapici.

Lo studio dei ricercatori baresi ha riguardato il cancro mammario, ma, certamente, potrà essere applicato in futuro anche ad altre neoplasie solide note per essere associate alla formazione di metastasi scheletriche che causano grave disabilità e peggioramento della qualità della vita.

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