Salute

Terza dose per tutti? Ecco quando potrebbe scattare il richiamo che fa già discutere

Per Guido Rasi, ex direttore Ema, la somministrazione del booster nella popolazione generale non ha senso prima di nove mesi, ma in ogni caso i dati sono ancora pochi. Il parere dell'agenzia europea del farmaco è atteso a giorni

Quando sarà necessario fare la terza dose? Se per i soggetti fragili, immunocompromessi o particolarmente esposti, è arrivato ormai giorni fa il via libera del ministero della Salute, per tutti gli altri non è ancora chiaro se, e quando, ci sarà bisogno del richiamo.

Secondo uno studio pubblicato sul New England Journal of Medicine e basato su dati raccolti dal ministero della salute israeliano, dopo il 'booster' il tasso di infezione è inferiore di oltre 11 volte rispetto alle due dosi mentre il tasso di malattia grave scende di 19,5 volte. Ciò detto anche con le due dosi la protezione resta alta, tanto che molti esperti non ritengono per ora necessario procedere con un'ulteriore dose di richiamo.

In una intervista a La Stampa Guido Rasi, ex direttore Ema, professore ordinario di Microbiologia a Roma Tor Vergata e consulente del generale Figliuolo, ha spiegato che la terza dose di vaccino anti Covid "non ha senso prima di nove" mesi: "Come dice l'Fda sopra i 65 anni può essere giustificato dopo un anno, ma per gli altri non ci sono dati sufficienti. Alcune persone si difenderanno grazie alle cellule della memoria, mentre altre potrebbero avere bisogno della terza dose. Solo col tempo si capiranno i reali bisogni della popolazione".

Insomma, per adesso "non ci sono dati sufficienti per una terza dose a tutti, ma è giusto iniziare da persone fragili, operatori sanitari e over 65. È l'indicazione dell'Fda e sarà probabilmente quella dell'Ema" che si esprimerà "probabilmente entro la fine del mese". "Tutte le categorie fragili, malate o allergiche possono fare i vaccini a Rna - ha affermato ancora Rasi -, anzi sono coloro che ne hanno più bisogno".

Chi deve fare la terza dose

Il ministero della Salute ha stabilito con una circolare che la terza dose di vaccino anti covid è destinata ai soggetti fragili e immunocompromessi, nonché ai sanitari, facendo una distinzione tra dose addizionale e dose booster. 

  • La dose addizionale di vaccino anti-Covid andrà somministrata dopo almeno 28 giorni dall'ultima dose: si tratta di una dose aggiuntiva a completamento del ciclo vaccinale primario, per far si che i pazienti immunodepressi possano raggiungere un adeguato livello di risposta immunitaria. e si partirà dai pazienti trapiantati.
  • La dose 'booster', diversamente da quella addizionale, verrà invece somministrata dopo 6 mesi dall'ultima dose definendo la strategia in favore di ulteriori gruppi tra cui fragili e a maggiore rischio per esposizione professionale.

Per i primi, stando alle indicazioni del ministero, le somministrazioni partono oggi 20 settembre anche se alcune regioni sono in realtà già partite con i richiami. 

Lancet: "La terza dose non serve per tutti"

Per quanto riguarda il resto della popolazione c'è invece bisogno di dati più solidi. Secondo una recente revisione condotta da un gruppo internazionale di scienziati, fra cui anche esperti dell'Organizzazione mondiale della sanità Oms e dell'Agenzia del farmaco americana Fda, pubblicata su "The Lancet", anche contro la variante Delta di Sars-CoV-2, l'efficacia dei vaccini Covid-19 è tale da rendere "non appropriate" dosi vaccinali di richiamo per tutti.

I ricercatori hanno analizzato le evidenze prodotte da studi randomizzati controllati e da studi osservazionali pubblicati su riviste peer-reviewed e piattaforme pre-print. In media, la vaccinazione anti-Covid mostra un'efficacia del 95% contro la malattia grave causata sia dalla variante Delta sia dalla variante Alfa del coronavirus pandemico, nonché un'efficacia superiore all'80% nel proteggere contro qualsiasi infezione associata a queste varianti.

Per tutti i tipi di vaccino e contro tutte le varianti considerate, l'efficacia dell'immunizzazione risulta maggiore contro la malattia grave rispetto a forme lievi. E sebbene rispetto alla protezione fornita contro la patologia grave i vaccini appaiano meno efficaci nell'evitare infezioni asintomatiche o trasmissione del contagio, "anche nelle popolazioni con un'elevata copertura vaccinale - precisano gli scienziati - la minoranza non vaccinata è ancora il principale fattore di trasmissione, oltre a essere essa stessa a maggior rischio di malattia grave".

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