Martedì, 21 Settembre 2021
Salute

Quanto si diffonde il Covid tra i banchi di scuola: lo rivela uno studio

Dai risultati, frutto di un anno di test salivari su 12OO studenti e insegnanti, sono emersi pochi casi positivi e nessun contagio in classe

Non solo Green pass obbligatorio per i docenti, per tutelare la continuità della didattica in presenza, il Ministero dell’Istruzione ha deciso di implementare anche un "Piano di monitoraggio della circolazione di Sars-CoV-2" nelle scuole, promosso dall'Istituto superiore di Sanità. Il piano si rivolge agli alunni della scuola primaria e secondaria di primo grado, la maggioranza dei quali ha un’età inferiore ai 12 anni, dunque, studenti che non possono sottoporsi al vaccino anti-Covid. L'obiettivo è sorvegliare la diffusione del virus tra i banchi di scuola grazie all'utilizzo di test salivari, effettuati su base volontaria e da ripetere ogni due settimane, e a una rete di "scuole sentinella" che saranno individuate dalle autorità sanitarie in collaborazione con gli Uffici scolastici regionali.

Uno studio pilota sulla diffusione del virus SARS-Cov-2 nelle scuole era già partito un anno fa grazie a un’iniziativa dall’Ospedale Pediatrico Bambin Gesù. I risultati, presentati in anteprima al ministro dell'Istruzione, Patrizio Bianchi, sono frutto di un anno di monitoraggi mensili con tamponi salivari anti Covid-19 effettuati su più di 1000 studenti e circa 200 tra insegnanti e addetti scolastici, di due scuole romane. Solo 21 i casi positivi rivelati (lo 0,2% su oltre 11mila test) e nessuna diffusione del contagio all’interno delle aule. “Questi dati - hanno commentato la presidente dell’Ospedale della Santa Sede Mariella Enoc e il Direttore del Dipartimento Emergenza, Accettazione e Pediatria Generale Alberto Villani - dimostrano che, se vengono rispettate le giuste misure di prevenzione e viene fatta corretta educazione, la scuola rappresenta un luogo sicuro”.

Il progetto del Bambin Gesù

Il progetto “A tutela dello studente, per una scuola sicura” è stato promosso dall’Ospedale Bambin Gesù insieme con la Società Italiana di Pediatria (SIP), l’Istituto di Ortofonologia e la Fondazione Mite. L’obiettivo era quello di verificare il rischio reale di diffusione del Covid-19 all’interno degli istituti scolastici, attraverso la somministrazione di test diagnostici salivari (molecolari) e test da campione ematico a tutti gli studenti, i professori e il personale Ata. Le scuole coinvolte, a partire dallo scorso settembre, sono state l’Istituto Comprensivo Regina Elena e l’Istituto Paritario Santa Maria Ausiliatrice. Hanno aderito al progetto più di 1000 studenti – da 5 a 19 anni – e circa 200 tra insegnanti e personale: oltre il 96% dei soggetti frequentanti i due Istituti scolastici. I primi risultati, riferiti ai primi tre mesi di monitoraggio, sono stati pubblicati lo scorso febbraio sulla rivista scientifica Italian Journal of Pediatrics: venivano riportati solo 16 casi di positivi e nessun contagio tra le classi.

Scuola: se c'è un positivo ecco cosa succede

I risultati finali saranno oggetto di un nuovo studio scientifico

I risultati finali, riferiti all’intero anno scolastico, saranno oggetto di un nuovo lavoro scientifico sottomesso per la pubblicazione. L’Ospedale ha voluto anticiparli al ministro Patrizio Bianchi, in un incontro svoltosi al Ministero dell'Istruzione, per confermare la scelta delle istituzioni per “una scuola aperta e sicura”. «Il nostro progetto – ha commentato Alberto Villani – conferma che la scuola è un luogo sicuro se vengono rispettate le giuste misure di prevenzione e se viene fatta la corretta eduzione sanitaria agli studenti, al personale, ai professori e anche alle famiglie. In 9 mesi di monitoraggio, su più di 11mila test effettuati, abbiamo avuto solo 21 casi positivi (lo 0,2%) e soprattutto nessuna diffusione del contagio tra le classi. L’utilizzo periodico dei test salivari si è rivelata un’ottima strategia di monitoraggio, che va senz’altro incoraggiata". Per la presidente Mariella Enoc “è essenziale fare di tutto perché le scuole restino aperte nei prossimi mesi e le lezioni si svolgano in presenza. I ragazzi, soprattutto i più piccoli e i più fragili, hanno sofferto troppo la condizione di chiusura dei mesi scorsi. Dobbiamo proseguire con la vaccinazione dei minori per proteggerli dalla malattia e contrastare la diffusione del virus”.

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