Salute

Quanto è pericoloso il Covid per le persone giovani e adulte e quando torneremo alla normalità

Vaccinare gli anziani ridurrà drasticamente il numero di decessi, ma ci permetterà di tornare alla vita di prima?

Nonostante la campagna vaccinale sia partita a rilento per mancanza di materia prima, ad oggi gli over 80 vaccinati con almeno una dose sono il 47.8% con marcate differenze tra le varie regioni. Ci si avvia dunque ad avere una buona copertura tra le persone fragili e nel giro di qualche settimana, probabilmente anche meno, dovrebbero iniziare a vedersi i primi effetti su decessi e ospedalizzazioni. In altre parole ci aspettano mesi in cui il virus circolerà ancora, ma ucciderà di meno (si spera molto di meno) e non riempirà le terapie intensive come accade oggi.

La domanda da farsi è allora la seguente: una volta messi in sicurezza gli anziani, si potrà tornare ad una condizione di (quasi) normalità? Questo interrogativo in realtà ne sottende un altro: quanto è pericoloso il virus per i giovani e le persone adulte? Partiamo dai dati sulla letalità comunicati dall’Istituto Superiore di Sanità. Al 1° marzo 2021 sono stati 1055, su un totale di 96.141, i pazienti deceduti SARS-CoV-2 positivi di età inferiore ai 50 anni. Si tratta dell’1,1% dei decessi complessivi. In particolare - si legge nell’ultimo report dell’Iss sulle caratteristiche dei pazienti deceduti -, 254 di questi avevano meno di 40 anni (152 uomini e 102 donne con età compresa tra 0 e 39 anni). Di 62 pazienti di età inferiore a 40 anni non sono disponibili informazioni cliniche; degli altri pazienti, 156 presentavano gravi patologie preesistenti (patologie cardiovascolari, renali, psichiatriche, diabete, obesità) e 36 non avevano diagnosticate patologie di rilievo.

Nel bollettino di sorveglianza integrata datato 17 marzo 2021, l’Iss fornisce altri dati molto importanti sul tasso di letalità, ovvero il rapporto tra i decessi e i soggetti ammalati (da non confondere con il tasso di mortalità che invece si calcola sulla popolazione generale).

Quanto è pericoloso il virus tra gli anziani e la popolazione adulta

Il dato, come si vede dalla tabella in basso, è molto alto tra le persone con più di 80 anni e 90 anni, scende al 9,3% tra le persone di età compresa tra 70 e 79 anni e si attesta al 2,7% nella fascia 60-69 anni, una percentuale comunque elevata se consideriamo che il tasso di letalità dell’influenza stagionale tra la popolazione generale (compresi gli anziani) è inferiore allo 0,1%. Tra le persone di età compresa tra 50 e 59 anni e 40-49, il tasso di letalità di Covid-19 è invece rispettivamente dello 0,6 e 0,2%. Sotto i 40 anni il dato diventa prossimo allo zero, anche se come abbiamo visto prima casi di decessi sono stati comunque segnalati.

decessi covid fascia età-2

Come interpretare questi numeri? Intanto bisogna rimarcare il fatto che il 61% dei 254 deceduti di età inferiore ai 40 anni aveva quelle che l’Iss definisce gravi patologie preesistenti, mentre solo il 14% non aveva patologie di rilievo (nella restante parte dei casi non si conosce la cartella clinica). Proprio per questo nel piano vaccinale è stata data priorità ai soggetti fragili a prescindere dall’età.

Il bollettino di sorveglianza dell’Istituto Superiore di Sanità ci dice anche che l’86,2% dei decessi totali si registra tra persone con più di 70 anni e un altro 9,4% nella fascia di età 60-69. Insomma, vaccinare la popolazione anziana ci permetterà di ridurre drasticamente il numero delle vittime, ma al tempo stesso va sottolineato che il tasso di letalità tra 50enni e 60enni non è proprio insignificante (se paragonato all’influenza stagionale).  

Coronavirus: i casi di ricovero tra i giovani e gli scenari per i prossimi mesi

Infine c’è il dato sui ricoveri. L’Iss segnala a questo proposito che "l'età mediana dei casi confermati di infezione da SARS-CoV-2 al primo ricovero, all’ingresso in terapia intensiva e al decesso nelle ultime settimane è in diminuzione". In un altro grafico, sempre dell’Iss, si può osservare come la percentuale di casi severi tra gli over 50 sia significativamente più bassa rispetto a quella riscontrata tra la popolazione anziana.

ricoveri covid-4

Ma attenzione: ciò non vuol dire che per le persone più giovani il Covid sia una passeggiata. Non è così. Secondo i dati dei Cdc americani (Centers for Disease Control and Prevention) su un totale 155.981 ospedalizzati (dati aggiornati al 13 marzo), 39.983 pazienti (ovvero il 25,6% del totale) avevano un’età compresa tra i 18 e i 49 anni e 42.305, pari al 27,1%, tra 50 e 64. 

coronavirus ricoveri popolazione adulta-2

Ce ne è abbastanza per concludere, se ancora non lo si fosse capito, che il Covid non ha nulla a che vedere con l’influenza e ammalarsi può essere pesante anche per chi non è ancora in avanti con l’età. Quanto al ritorno alla normalità, la scelta se allentare o meno le misure di contenimento una volta che saranno vaccinate tutte le persone più fragili spetterà ovviamente alla politica e al governo Draghi. Ma di sicuro sarà un percorso graduale. Basti pensare che nonostante nel Regno Unito siano state vaccinate con una dose 28,6 milioni di persone, il piano del premier Boris Johnson prevede la riapertura, peraltro con limitazioni, di pub, ristoranti, alberghi sale giochi e cinema solo il 17 maggio, mentre per il ritorno ad una (quasi) normalità gli inglesi dovranno aspettare il 21 giugno. La strada da fare è ancora lunga.

(In basso un grafico che mostra l'età mediana dei ricoveri in Italia)

età media ricoveri-2

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