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Venerdì, 20 Maggio 2022
Salute

L'altra pandemia, la solitudine minaccia la nostra salute: chi è più a rischio, secondo gli studi

Gli epidemiologi esortano i politici ad affrontare questa condizione sempre più diffusa nel mondo come un problema di salute pubblica e globale

La solitudine è una condizione in cui un individuo si percepisce come socialmente isolato anche quando è in compagnia di altre persone. E’ simile ma distinta sia dall'isolamento sociale (definito come mancanza di contatti sociali) sia dall'essere soli (inteso come allontanamento fisico dalle connessioni sociali). La solitudine transitoria è un'esperienza molto comune, mentre la forma cronica o grave costituisce una minaccia per la salute e il benessere di chi ne soffre. Numerosi studi hanno associato la solitudine a problemi cardiovascolari come pressione sanguigna alta, aumento dei livelli di colesterolo e malattia coronarica. Questa condizione è stata, inoltre, correlata a disturbi del sonno e a un aumento del rischio di decadimento cognitivo lieve o di demenza. La solitudine può, inoltre, creare condizioni favorevoli  per l’insorgenza di ansia o depressione o abuso di sostanze nocive come droghe e alcol. Infine, secondo una meta-analisi del 2015, le persone che soffrono di solitudine cronica hanno un rischio di mortalità aumentato del 26%.

Ad incidere poi sull’insorgenza della solitudine o sul peggioramento di tale condizione possono essere anche alcuni eventi scatenanti che fanno parte della vita come il pensionamento, ad esempio, o eventi eccezionali come la pandemia da Covid-19. “Secondo i dati - ha affermato l’epidemiologo Melody Ding dell'Università di Sydney - circa 1 persona su 12 sperimenta la solitudine a un livello che può portare a seri problemi di salute, tuttavia, la fonte di tali stime non è chiara e i ricercatori non hanno mai stabilito quanto sia realmente diffusa la solitudine nel mondo”. Con l’obiettivo di valutare la sua portata e la gravità del problema a livello globale, Ding e i suoi colleghi hanno condotto una meta-analisi su dati osservazionali, provenienti da 57 Paesi e raccolti tra il 2000 e il 2019. “Poiché la solitudine è associata al benessere mentale, emotivo e fisico - ha dichiarato l’epidemiologo -, i risultati del nostro studio potrebbero aiutare a rivelare problemi emergenti nella salute pubblica mondiale che devono essere affrontati al meglio”. Lo studio è stato pubblicato su BMJ

La meta-analisi

I ricercatori australiani hanno esaminato 57 studi osservazionali sulla solitudine relativi a 113 paesi tra il 2000 e il 2019, ed estratto i dati disponibili sugli adolescenti (12-17 anni) in 77 paesi, giovani adulti (18-29 anni) in 30 paesi, adulti di mezza età (30-59 anni) in 32 paesi e anziani (60 anni o più) in 40 paesi. Quel che hanno notato è che i dati disponibili erano soprattutto sui paesi ad alto reddito (in particolare Europa), pochi quelli sui paesi a basso e medio reddito. "Capire la solitudine come un problema sanitario globale richiede dati provenienti dalla maggior parte dei Paesi, tuttavia, questi dati mancano per la maggior parte delle regioni al di fuori dell'Europa", hanno affermato gli autori.

In Europa orientale le persone soffrono di più di solitudine

Dall’analisi è emerso che per gli adolescenti, la prevalenza complessiva della solitudine variava dal 9,2% nel sud-est asiatico al 14,4% nella regione del Mediterraneo orientale. Per quanto riguarda gli adulti, la meta-analisi è stata condotta solo per la regione europea, per mancanza di dati. In questa area i ricercatori hanno riscontrato differenze nelle diverse aree geografiche. Ad esempio, le nazioni del Nord Europa mostravano i tassi di solitudine più bassi, con solo il 2,9% dei giovani adulti e il 2,7% degli adulti di mezza età a soffrirne. Mentre a sperimentare maggiormente la solitudine erano gli anziani, di età superiore ai 60 anni (più del 5,2%). Infine, l’incidenza maggiore della solitudine è stata riscontrata nei paesi dell'Europa orientale: a soffrirne era il 7,5% dei giovani adulti, il 9,6% degli adulti di mezza età e il 21,3% degli anziani.

“I dati disponibili - hanno dichiarato i ricercatori - non possono dirci perché l'Europa orientale sembra avere una popolazione complessivamente più sola, ma uno studio incluso nella revisione suggerisce che l'effetto è dovuto a peggiori risultati sanitari, servizi sanitari e supporto sociale. I sistemi di welfare e di sicurezza sociale sono comunemente addotti come spiegazioni per la riduzione della solitudine e i paesi dell'Europa settentrionale tendono a eccellere in queste aree. Saranno necessarie comunque ulteriori ricerche per confermare l’ipotesi".

Covid-19 ha avuto un forte impatto sulla solitudine a livello globale

La mancanza di misurazioni costanti nel tempo ha impedito di avere oggi dati sufficienti per trarre conclusioni su come sono cambiati i livelli di solitudine nel tempo su scala globale. Ma anche se la sua incidenza non fosse aumentata durante il periodo preso in analisi (2000-19) dai ricercatori australiani, la pandemia da Covid-19 potrebbe aver avuto un impatto notevole su un suo aumento. "Prevediamo - ha affermato uno degli autori dello studio, Daniel Surkalim - che il Covid-19 e le restrizioni di salute pubblica imposte per il suo contenimento abbiano aumentato la condizione di solitudine per molte persone in tutto il mondo". Della stessa idea è anche l'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) secondo cui le misure di isolamento sociale per il contenimento della pandemia porteranno molto probabilmente a un aumento dei livelli di solitudine, depressione, abuso di alcol e droghe, e comportamenti autolesionistici o suicidi.

“Se l’incidenza della solitudine sta aumentando - hanno dichiarato i ricercatori - è importante che gli esperti di salute pubblica e i politici lo sappiano in modo che possano prendere provvedimenti il prima possibile".

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La solitudine è un problema di salute pubblica

La meta-analisi condotta dai ricercatori australiani è stata soggetta a forti limitazioni per la mancanza di dati necessari come quelli relativi ai paesi a basso e medio reddito e ad altre aree del mondo. Queste grandi lacune hanno impedito di comprendere a pieno la gravità di un problema comune e globale, che potrebbe avere un forte impatto sulla salute mentale e fisica di tutte le fasce d'età. Considerando gli effetti negativi della solitudine sulla salute e sulla longevità, gli autori dello studio ritengono che i loro risultati dimostrano che questa condizione, così diffusa del mondo, venga considerata al più presto come un importante problema di salute pubblica.

"La nostra revisione - hanno chiarito i ricercatori - fornisce un'importante linea di base per il periodo pre-pandemia, ma gli sforzi della salute pubblica per prevenire e ridurre la solitudine richiedono una sorveglianza continua e ben coordinata attraverso le diverse fasce d'età e aree geografiche”.

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