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Venerdì, 20 Maggio 2022
Alimentazione

L’acqua in bottiglia può scadere?

La data di scadenza, stampata o riportata sul tappo, si riferisce in realtà alla bottiglia, che può scadere dopo due anni dal confezionamento (plastica) o dopo tre (vetro)

Se osserviamo con attenzione una bottiglia di acqua, di vetro o di plastica, noteremo che presenta, come tutti gli alimenti confezionati, una etichetta sulla quale sono riportate le caratteristiche chimico-fisiche e le modalità di conservazione del prodotto, ma anche la dicitura “Da consumarsi preferibilmente entro” che sembra indicare che l’acqua minerale scada, ma non è proprio così. A ‘scadere’ in realtà possono le bottiglie, ovvero la confezione, anche a causa di modalità errate di conservazione che possono 'alterare' l'acqua.

L’Italia è tra i primi Paesi per il consumo di acqua minerale in bottiglie di plastica: si stima che ognuno di noi beve ogni anno più di 200 litri. Proprio per questo motivo è fondamentale che sia i distributori che gli acquirenti prestino molta attenzione al trasporto, allo stoccaggio e alla conservazione delle bottiglie d’acqua per preservarne la composizione.

L’acqua minerale non scade, la bottiglia sì 

Per legge l’acqua minerale non scade. Anche se invecchia, continua, infatti, ad essere considerata sicura per l’uso umano. La data, riportata sul tappo o sulle bottiglie di plastica o di vetro, in realtà è il TMC, ovvero il Termine Minimo di Conservazione. Ciò che distingue il TMC (“Da consumarsi preferibilmente entro la data”) e la data di scadenza (“Da consumarsi entro la data” è quel “preferibilmente” presente nel primo ma non nel secondo casa, e sta ad indicare entro quando possiamo consumare l’acqua che comunque mantiene le sue caratteristiche chimico-fisiche e organolettiche nonostante la cattiva conservazione ad opera dell’uomo. L’acqua minerale in bottiglia, infatti, dovrebbe essere consumata preferibilmente entro 3 anni dalla data di imbottigliamento, se si tratta di vetro, o entro 1 o 2 anni, se in plastica, ma perché a scadere è la bottiglia, non l’acqua.

Quali sostanze possono alterare l’acqua

Vari test di laboratorio effettuati sull’acqua in bottiglia hanno scoperto che la sua composizione a volte può cambiare. Nello specifico sono state trovate, anche dopo 1 o 2 anni dall’imbottigliamento, tracce di acetaldeide liberata dal PET (che conferisce all’acqua un caratteristico sapore dolciastro) o di Polietileneteraftalato, il materiale più utilizzato per le bottiglie di plastica. Sostanze nell’acqua sono state trovate anche in quelle confezionate in vetro, il materiale più utilizzato per la conservazione degli alimenti. Tali sostanze alterano l’acqua e potrebbero essere nocive, e in alcuni casi cancerogene, per l’uomo nel lungo termine. Ma come mai allora le bottiglie in plastica o in vetro vengono utilizzate lo stesso se si possono alterare?

I materiali utilizzati per il confezionamento dell’acqua

Ad oggi, il vetro e il PET (polietilene tereftalato) sono i materiali più utilizzati e sicuri per contenere l’acqua minerale e garantire che le sue caratteristiche alla sorgente rimangano inalterate, a patto però che vengano conservate adeguatamente. Il vetro, in particolare, è dotato di inerzia chimica, è impermeabile ai gas e ai microrganismi, rimane inalterato nel tempo ed è, infine, riciclabile. Purtroppo, però, il suo utilizzo e riutilizzo ha da sempre ha un elevato costo di gestione, tanto che a partire dagli anni ’60 si è trovata una valida alternativa nella plastica, molto meno costosa. Prima è arrivato il PVC (il Polivinilcloruro) che però, essendo permeabile ai gas, non era idoneo a contenere l’acqua gassata, poi, negli ultimi decenni, è arrivato il PET, il materiale di cui oggi sono costituite più del 70% delle bottiglie di acqua minerale naturale, frizzante o gassata in commercio. Questo materiale, oltre ad essere molto economico, è stabile nel tempo, inerte e impermeabile ai gas e ai microrganismi. 

Come conservare correttamente le bottiglie

Abbiamo visto quindi che sia le bottiglie in PET sia quel vetro, se non stoccate, trasportate e conservate adeguatamente nel tempo, possono rilasciare sostanze nell’acqua alterandola. E, allora, come possiamo fare per preservare l’integrità del prodotto? Bisogna conservare le bottiglie:

  • in luogo fresco e asciutto, perché sono molto sensibili all’umidità;
  • in un luogo pulito e senza odori, in particolare lontano da idrocarburi, detersivi o altre sostanze che potrebbero in qualche modo contaminarla;
  • in un luogo lontano da fonti di luce e calore, perché sono suscettibile alle radiazioni UV del sole e allo stress termico;
  • e, infine, non congelarle perché anche il ghiaccio o le basse temperature alterano la composizione dell’acqua.

Le suddette regole di conservazione, che sono anche quelle indicate in etichetta, valgono per la bottiglia in PET come quella in vetro.

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Conservare le bottiglie d’acqua al sole è reato

Uno gli errori più frequenti, da non commettere mai, è quello di dimenticare le bottiglie al sole in estate per uno o più giorni. Come abbiamo visto, lo stress termico è un grosso limite in particolare per la stabilità del PET: questo materiale lasciato al sole per ore può arrivare a rilasciare nell’acqua sostanze nocive per l’uomo, a prescindere dalla sua “data di scadenza”. Quindi se da un lato siamo noi, in qualità di acquirenti, a dover fare attenzione a conservare correttamente le bottiglie (quindi non sul terrazzo di casa o in garage vicino alla macchina o ai detersivi), dall’altra è fondamentale che lo facciano anche le aziende produttrici, supermercati e dettaglianti, durante lo stoccaggio, il trasporto e la conservazione.

Sul tema si è espressa anche la Corte di Cassazione con la sentenza 39037/18 del 28 agosto 2018, con cui ha confermato la condanna emessa dal Tribunale di Messina (con un’ammenda di 15000 euro) nei confronti di un commerciante reo del reato di cui all’articolo 5 della legge 283/62, per cui era stato appurato che aveva lasciato per un lasso di tempo significativo al sole le confezioni di acqua destinate alla vendita. La sentenza, quindi, impone di usare tutte le accortezze necessarie con gli alimenti deteriorabili al fine di evitare di mettere a rischio la salute dei consumatori.

L’acqua aperta deve essere consumata entro 2 giorni

Se l'acqua minerale viene conservata in un luogo fresco e buio, la si può consumare anche dopo diversi mesi successivi alla data di scadenza, ma dal momento in cui si apre, la si deve essere bere entro due giorni, per eludere il rischio legato alla sua naturale contaminazione microbiologica.  A tal proposito uno studio suggerisce che lasciare l'acqua in una bottiglia di plastica per un solo giorno in più, può consentire a centinaia di sostanze chimiche di infiltrarsi nella bevanda. Sebbene sia stata trovata una grande quantità di sostanze diverse nelle bottiglie aperte, non è ancora chiaro ai ricercatori se queste possano avere un impatto sulla salute umana.

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