Vigili del fuoco: a Como solo uno su 6 ha la mascherina. L'intervista

Cosa succederebbe se un intero comando si ammalasse o fosse in quarantena

300 uomini e soltanto 50 mascherine, questa è la situazione dei vigili del fuoco di Como e provincia durante l'emergenza covid-19. Per questo scrivono una lettera al direttore regionale del corpo, al prefetto di Como e a chiunque sia chiamato a rispondere in questo momento di crisi. “Il concetto è che possiamo usare i presidi soltanto quando ci interfacciamo con l'utente - ci spiega Fabio Liardo, segretario regionale dell'Unione Sindacale di Base dei vigili del fuoco - per tutto il resto del tempo, in caserma o seduti sul camion, pur non potendo sempre rispettare la distanza di sicurezza di un metro, ci troviamo sprovvisti di ogni riparo. In più, anche quando ci relazioniamo con il pubblico, su una squadra di cinque persone soltanto uno o due possono indossare la mascherina e in questo modo teoricamente soltanto una minima parte della squadra può avvicinarsi all'utente, senza considerare il rischio legato al fatto di entrare in una casa, un ambiente chiuso, con tre di noi senza nessun tipo di protezione. La direzione regionale ha inviato 150 mascherine – tra l’altro FFP2 e non FFP3 come sarebbe invece consigliabile (N.d.R.) - ma una volta che le abbiamo distribuite nei vari distaccamenti, ecco che un numero che può sembrare interessante diventa veramente esiguo”.

francesco liardo vigili fuoco-2

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Un virus estremamente contagioso, ricordano i sindacati, ma la preoccupazione dei vigili del fuoco non è soltanto per sé e per le proprie famiglie, continua infatti Liardo: “Immaginate cosa accadrebbe se questa pandemia dovesse contagiare un intero comando dei vigili del fuoco o semplicemente, contagiando un singolo individuo, obbligasse tutti alla quarantena. Immaginate quali sarebbero le conseguenze sulla popolazione, sulla capacità di intervento rispetto a tutte quelle emergenze in cui i pompieri intervengono già normalmente, e quale impatto ancora più devastante potrebbe avere in un momento già critico come quello che stiamo vivendo”. 

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