Santarella, il tempio delle promesse mancate

Area Ticosa, l'eterna incompiuta è il simbolo dei fallimenti della politica

Santarella

Mentre in Italia si discute sull'opportunità di prolungare o meno lo stato di emergenza sanitaria, a Como si convive tranquillamente da anni in perenne emergenza lavori pubblici, senza che ancora nessuno abbia sentito la necessità di mettere un'argine a questa situazione. In attesa di un "vaccino", le recenti dimissioni dell'assessore Bella hanno palesato che il problema per il capoluogo non è solo politico. D'altronde, se solo pensiamo ad un paio delle ultime vicende di cui ci siamo occupati, palazzetto dello sport e piscina olimpionica - senza scomodare le paratie, affidate alla regione ma completamente dimenticate dall'amministrazione di una città che aspetta il nuovo lungolago da 12 anni - ci rendiamo conto che siamo persino oltre l'emergenza. Siamo un po' come quel paesello che attente la ricostruzione dopo il terremoto ma nel frattempo non è stato in grado di pensare nemmeno a degli alloggi temporanei.

Guardate la Ticosa, terra promessa dal giorno in cui l'ex sindaco Bruni fece i fuochi d'articio per abbattere il corpo C: da allora sono passati tre sindaci e troppi anni. Il risultato? È lì da vedere: la Santarella, i resti di un edificio in memoria della guerra industriale ma diventato nel tempo simbolo dell'incapacità della politica di costruire laddove il tempo ha lasciato le sue inevitabili macerie. Un tempio alle promesse, magari nemmeno sufficientemente grande per ospitarle tutte: da quelle faraoniche delle cittadelle a vario titolo, fino a quelle più meste di un misero parcheggio.

Eccola lì la Santarella, con le sue recinzioni divelte, con il suo cemento armato che resiste persino agli incendi, con tutta la sua simbolica mestizia. Dentro la sua giunga incantata, a due passi dal centro storico, ci sono tutti i vizi di una città che ancora non ha saputo mettersi alle spalle gli anni '80. Nonostante siano trascorsi quasi 40 anni, la Ticosa chiuse nel 1982, siamo ancora qui a cercare una soluzione che non arriva mai. Seppure sia stato presentato l'ennesimo nuovo progetto, passeranno molti anni ancora prima che quell'ampia porzione della città, che porta ancora i segni della storica fabbrica, torni ad avere un ruolo. Intanto, anche il  2020 ci dice che i grandi problemi di Como sono sempre gli stessi, così uguali e ingombranti che appena la gente ne sente parlare si gira dall'altra parte.  

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