Polemiche sulla tessera punti a messa per la cresima, il parroco di Lurate: "Idea per responsabilizzare i genitori"

Don Angelo Fontana: "Sono prete da 25 anni e non ho mai respinto nessuno dai sacramenti, è solo un criterio di buon senso"

La tessera fedeltà introdotta nella parrocchia di Lurate Caccivio (foto da Facebook)

Non si placano le polemiche e i malcontenti sull'idea del parroco di Lurate Caccivio don Angelo Fontana di introdurre una tessera punti che registra le presenze a messa e catechismo per poter accedere ai sacramenti. Un bollino per ogni celebrazione, da far apporre anche se si va a messa in un'altra parrocchia. "Bocciati" se non si raggiungono almeno i due terzi delle presenze.

Un'idea che continua a fare discutere e a dividere dopo che il caso è diventato di portata nazionale, ripreso da molti media italiani. La discussione infuria soprattutto sui social: particolarmente calda la discussione sul gruppo facebook "Sei di Lurate Caccivio se" dove qualcuno è arrivato a parlare di "danno di immagine per il paese e la sua comunità".

Una clamore che il parroco non si aspettava: "Non c'è niente di nuovo sotto il sole - spiega don Angelo Fontana ai microfoni di Quicomo -ci sono una marea di parrocchie che lo fanno, anche a Milano, è una vecchia tradizione. Anche io tutti gli anni in Avvento e Quaresima consegno cose tipo questa, come ad esempio un puzzle da completare pezzo per pezzo con la presenza alle celebrazioni o altre cose simili".

Il parroco finito al centro della bagarre spiega il perchè di questa idea, rivolta soprattutto ai genitori: "La tessera deve porre una domanda - dice don Angelo-: io voglio accompagnare mio figlio nell’educazione della fede perchè senza di me, mamma o papà, manca un apporto fondamentale che è la famiglia? Altra domanda: io quanto credo in Gesù? Se ci credo cerco di incontrarlo, conoscerlo e seguirlo. È questo l'apporto vero, un aiutare, uno stimolare e in effetti ha stimolato la discussione e il confronto".

Don Angelo dice di aver ricevuto non solo critiche ma anche molti messaggi di appoggio: "Quello che conta comunque- prosegue- è il valore educativo che è quello dell’essere cristiani che scelgono Gesù. Ogni volta che una famiglia iscrive il figlio al catechiesmo ognuno dica a sè stesso che l’iscrizione non è una convenzione o un'abitudine, solo una festa per la comunione o la cresima, ma un mettersi nella sequela di Gesù. Tanto più che oggi più che mai - continua il parroco- la fede è una scelta. La questione - precisa- non è andare a messa ma seguire Gesù nella vita, è questione di coerenza. Il genitore deve chiedersi: a mio figlio cosa chiederò che impari, dottrine e informazioni o che incontri Gesù e lo segua?".

A far storcere il naso a tanti, però, è stata proprio la precisazione che "se non ci sono i due terzi delle presenze, non sarà possibile accedere al cammino dell'anno successivo".

"E' un criterio educativo - spiega ancora don Angelo Fontana- se insegni inglese non dici al ragazzo "vieni quando vuoi e puoi", ci vuole costanza. Così come se devi fare una terapia o nello sport. Perché una cosa abbia effetto e crei una buona abitudine si chiede continuità."

E comunque, rassicura il sacerdote, si valuta caso per caso: "Sono prete da 25 anni -dice- e non ho mai respinto nessuno dai sacramenti. E' solo un criterio di buon senso".

Infine un accenno sui commenti infuocati postati su facebook: "Bisogna vedere chi li ha scritti quei commenti - precisa-: chi ha scelto il catechismo solo come delega o tradizione o per la festa? E' ovvio che la questione è davvero quella di accompagnare i figli: del resto il bambino crede di più alla mamma e al papà che non alla catechista. La domanda fondamentale - conclude don Angelo- è: iscrivo mio figlio perchè ci credo e sono disposto a crederci con lui?".

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