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Minghetti al Sociale (Foto repertorio)

Minghetti al Sociale (Foto repertorio)

I teatri accendono le luci a un anno dalla chiusura. L'appuntamento lunedì 22 febbraio

Barbara Minghetti: "I teatri fanno bene alle persone e all'anima. Dobbiamo ripartire"

Luci accese a teatro per ricordare che queste fabbriche della cultura sono chiuse da un anno. Accadrà lunedì 22 febbraio. L'iniziativa, promossa da Unita (Unione Nazionale Interpreti Teatro e Audiovisivo), coinvolgerà numerosi teatri italiani. A Como ha subito aderito il Teatro Sociale di Como. Queste le parole di Barbara Minghetti: "Partecipiamo a questa manifestazione, che sarà nazionale, perché davvero vogliamo mettere l'accento sull'importanza e la necessità di riaprire i teatri in sicurezza. E' un dovere nei confronti degli artisti e del pubblico. I teatri fanno bene alle persone e all'anima. Ma soprattutto i teatri sono necessari per le relazioni. Dobbiamo ripartire". 

Il dramma della chiusura forzata

C'è chi ha riaperto, solo per pochissimo, alla fine dell'estate; chi ha provato a ripensare i propri spettacoli e proporre nuove attività; e chi ancora ha puntato sullo streaming. Ma a circa un anno dall'inizio dell'emergenza pandemica tutti sono ancora costretti a rimanere chiusi. È questa la drammatica fotografia dei teatri della città. Il blocco delle attività teatrali, del resto, è il blocco di un intero ecosistema. La chiusura delle sale comporta infatti, oltre allo stop del personale direttamente coinvolto (direzione, amministrazione, biglietteria, maschere, bar), quello di artisti (attori, danzatori, musicisti, drammaturghi), tecnici (scenografi, macchinisti, costumisti, luci e suoni, attrezzisti), fornitori di servizi tecnici (trasporti, noleggio impianti), fornitori di servizi creativi (addetti alla promozione, grafici, stampatori, fotografi) e indotto (ristoranti e hotel, scuole di teatro, turismo, entrate fiscali). 

Un anno di chiusura: la resistenza delle sale 

Già dal primo lockdown sono svariati i modi in cui i teatri hanno provato a far fronte a una situazione del tutto nuova. Molti hanno prodotto format video, realizzato contenuti ad hoc per bandi, proposto dirette su Facebook e riprogrammato il cartellone di spettacoli. Da quando è stato consentito, poi, alcuni sono riusciti a riprendere le prove e le attività di produzione.

Perdite per milioni

La protratta chiusura (dalla fine dello scorso febbraio a settembre e poi da ottobre fino a oggi) ha ovviamente provocato enormi perdite ai teatri milanesi. Anche perché, oltre ai mancati incassi per gli spettacoli, sono venute meno le entrate per le produzioni realizzate e destinate a tournée che non si sono mai svolte. Il Fontana, ad esempio, parla di una riduzione fino al 40% del fatturato; l'Elfo Puccini quantifica il danno in circa due milioni di euro in meno. "Una stima delle perdite - mette comunque in luce il Piccolo - è un dato estremamente complesso che, per essere reale, deve necessariamente aspettare la fine dell’evento pandemico e l’esaurimento delle sue conseguenze. Per ora abbiamo dati parziali sui mancati incassi degli spettacoli e delle tournée cancellate, oltre a quelli sull'aumento dei costi per garantire i protocolli di sicurezza e sulle entrate perse per il mancato nolo. Ma ci sono tante variabili che, al momento, sono difficili da decifrare". Considerando il dato dei mancati incassi del 2020, comunque, anche questo teatro stima perdite per oltre 2 milioni e 300 mila euro. Stesso discorso per il Carcano che confrontando i bilanci parla di circa 2 milioni di euro persi rispetto al 2019.

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