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Martedì, 16 Aprile 2024
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Strage di Erba, dietro le quinte: i fan di Rosa e Olindo, il processo mediatico e la vittima non riconosciuta

L'udienza del 1° marzo a Brescia

Persone arrivate da tutta Italia, in coda per poter entrare nell'aula della Corte d'Appello di Brescia dove lo scorso 1° marzo si discuteva della possibilità di revisione del processo sulla strage di Erba. Molti giovani, curiosi, che quando la strage avvenne nell'ormai lontano dicembre del 2006, erano solo bambini. Ma questo fa capire quanto questo efferato caso di cronaca nera sia entrato nella vita di molte persone. Arrivano dal Comasco, ma anche da altre parti d'Italia. Composti, in fila, in attesa di sapere se ci sarà spazio anche per loro in quell'aula che di gente ne può contenere poca. Sono molti gli innocentisti convinti che nonostante i tre gradi di giudizio, i coniugi Romano siano vittime di un errore giudiziario e quando gli domandiamo cosa ne pensano, con un entusiasmo da concerto, alzando il tono di voce, inneggiano alla libertà. Sì, ci sono anche loro: i fan di Rosa e Olindo. Altri sono più discreti nel loro portare avanti le tesi della difesa, ma senza microfono, quasi tutti rispondono che in galera ci sono due innocenti. 

Il processo per la revisione e la vittima non considerata

All'interno del Tribunale di Brescia questo processo mediatico per eccellenza, fa finta di vestirsi di pudore e dopo anni di interviste, indagini (si vedano i vari servizi delle Iene, solo per fare un esempio) i coniugi Romano decidono di non voler essere fotografati o ripresi in aula dove comunque sono ammesse pochissime telecamere. I giornalisti sono suddivisi in varie sale del tribunale con maxi schermi ovunque, ma anche è vietato riprendere le immagini. Nella giornata del 1° marzo hanno parlato le parti civili: l'avvocato Massimo Campa rappresentava i Castagna mentre l'avvocato Adamo De Rinaldis, i Frigerio. Ma c'è anche un'altra persona che in questo processo è rappresentato come parte civile ed è Azouz Marzouk, presente in aula con il suo avvocato Luca D'Auria.

Azouz in quel maledetto giorno del dicembre 2006 ha perso sua moglie Raffaella e suo figlio, il piccolo Youssef di soli due anni. "Mai nessuno gli ha riconosciuto il ruolo di vittima. Lui è qui perché è vittima di questa strage". L'avvocato di Marzouk ribadisce con fermezza anche che "mai si è parlato del fatto che potesse esistere una pista o ipotesi di mandanti ed esecutori che direttamente o indirettamente volessero colpire Azouz". E lo stesso Marzouk fuori dal Tribunale ha dichiarato di non c'entrare con lo spaccio e che quella dove viveva con Raffaella non era una casa di spaccio. Cosa a onor di vero ribadita in aula da tutte le parti civili. 

"Sono emozionato, stiamo avendo la  nostra rivincita, ha detto Azouz a Brescia, Inizialmente pensavo che Olindo e Rosa fossero  colpevoli, poi già nel primo anno dopo il massacro ho cambiato idea e ora credo che non è stata fatta giustizia. Oggi possono riparare".  

Se ne riparla il 16 aprile con la seconda udienza dove parlerà la difesa. 


 

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