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Spata risponde a Moratti: "No a infermieri come medici di base"

"È meglio considerarlo un equivoco comunicativo, comunque inquietante"

L'assessore al Wealfare e vicepresidente di Regione Lombardia Letizia Moratti ha proposto, per supplire alla carenza di medici di base in Lombardia, di utilizzare infermieri come "supplenti" dei medici di famiglia. Un'idea che ha scatenato immediatamente polemiche e proteste, a partire dal presidente dell'ordine dei medici della Lombardia, il comasco Gianluigi Spata che ha replicato con un comunicato:

"Le recenti affermazioni della dottoressa Letizia Moratti, comparse su “Quotidiano Sanità” secondo le quali vengono proposti “infermieri come supplenti dei medici di famiglia per affrontare la carenza” non possono che destare stupore, anche se si inseriscono in un contesto di precedenti esternazioni che denotano non solo la mancata conoscenza dei reali problemi e della concreta quotidianità della sanità territoriale, ma anche dei fondamenti dei diversi ordinamenti professionali vigenti nel nostro paese, non derogabili certamente da un Assessore che, anzi, dovrebbe esserne il garante.

La legislazione vigente affida la diagnosi e la prescrizione della terapia al medico, configurandosi, in alternativa, un reato penalmente perseguibile.

È singolare che un Assessore non si renda conto della diversità tra il profilo professionale del medico e quello dell'infermiere, che non abbia compreso come le due figure non possono sostituirsi tra loro, come da anni si stia dicendo e come si prefiguri sia nel cosiddetto DM 71 che nel PNRR, che debbano integrarsi in un lavoro di equipe, secondo noi da svolgere fianco a fianco e non a chilometri di distanza, come sembra invece apparire in alcune progettualità, che sia utile una miglior definizione delle attuali funzioni delle due figure professionali proprio per evitare sovrapposizioni e confusioni inappropriate.

Uno scenario come quello prefigurato dall'Assessore aprirebbe ad infinite problematiche di responsabilità professionale, nel merito delle quali sembra inutile esprimersi, anche in considerazione delle caratteristiche “estive” di queste esternazioni. Forse è meglio considerarle un equivoco comunicativo, comunque inquietante, quando proviene da un'esponente di punta di una Regione che si ostina a proporsi come in grado di produrre modelli avanzati di assistenza.

Lasciamo il giudizio ai soggetti più direttamente interessati, i cittadini lombardi e in loro rappresentanza ai Sindaci, che stanno dimostrando di comprendere benissimo la sostanza dei problemi, tra i quali, ricordiamolo, si colloca anche la carenza di infermieri oltre che di medici, infermieri quindi che crediamo non abbiano il tempo di proporsi come surrogati e seconde scelte di altri.

Per parte nostra ribadiamo la disponibilità degli Ordini lombardi a collaborare alle ipotesi di riforma del nostro Servizio Sanitario, certi di poter fornire un rapporto di competenza che, comunque, è espressamente previsto dalla legge, anche se, nei fatti dalla nostra Regione, fino ad oggi del tutto trascurato.

I Presidenti degli Ordini Provinciali della Regione Lombardia (FROMCeO)

Dr. Gianluigi Spata– Como (Presidente FROMCeO)

Dr. Pierfranco Ravizza – Lecco (Vicepresidente FROMCeO)

Dr. Guido Marinoni – Bergamo

Dr. Ottavio Di Stefano – Brescia

Dr. Gianfranco Lima – Cremona

Dr. Massimo Vajani – Lodi

Dr. Stefano Bernardelli – Mantova

Dr. Roberto Carlo Rossi– Milano

Dr. Carlo Maria Teruzzi– Monza Brianza

Dr. Claudio Lisi – Pavia

Dr. Alessandro Innocenti – Sondrio

Dr.ssa Giovanna Beretta – Varese."

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