Domenica, 24 Ottobre 2021
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"Portare il costo di un pacchetto di sigarette a 10 euro": la proposta arriva in Parlamento

È la proposta al Parlamento della Fondazione Umberto Veronesi, che denuncia: "Le malattie fumo-correlate sono un’emergenza sanitaria cruciale"

Oggi 31 maggio è la giornata mondiale senza tabacco e, non a caso, si parla della richiesta che la Fondazione lombarda Umberto Veronesi ha avanzato al Parlamento attraverso una petizione che mette in luce come il fumo sia considerato dall'Oms la più grande minaccia per la salute al mondo. In sintesi si chiede di aumentare le accise sul tabacco facendo sì che un pacchetto di sigarette costi almeno 10 euro. 

"Si stimano 8 milioni di decessi dovuti al tabagismo ogni anno, di cui quasi 900mila provocati dal fumo passivo - si legge in una nota della Fondazione -. In Italia si attribuiscono al fumo di tabacco oltre 93mila morti l’anno, circa 43mila per tumore. Più di un quarto dei decessi riguarda persone ancora giovani, fra i 35 ed i 65 anni di età. Il prezzo umano è altissimo e quello economico è stimato oltre i 26 miliardi di euro, se si considerano costi diretti sulla spesa sanitaria e costi indiretti legati alla perdita di produttività per malattia o decessi".

La soluzione potrebbe essere quella di aumentare il prezzo del tabacco, una misura che la Fondazione definisce "costo- efficace" e che venerdì 28 maggio è stata proposta a Camera e Senato attraverso una petizione. Aumentare il costo di sigarette, tabacco riscaldato e sciolto consentirebbe di destinare maggiori risorse alla ricerca scientifica, a programmi di prevenzione, di diagnosi precoce e a programmi di disassuefazione.

L’obiettivo della petizione è duplice: contribuire a sostenere un dibattito aperto e razionale e promuovere una maggiore consapevolezza nell’opinione pubblica. L’aumento del prezzo incide sui consumi, specie in una fascia cruciale come i giovani, e aiuta a mobilizzare risorse utili a curare chi a causa del tabacco si ammala, chi vuole smettere, chi vuole fare ricerca indipendente. L’esperienza di altri Paesi sta dimostrando l’utilità di questo tipo di provvedimento e che i margini di azione sono ampi. In Italia - mette in luce la Fondazione - i prezzi del tabacco restano fra i più bassi in Europa occidentale. Tre le raccomandazioni centrali nella petizione presentata al Parlamento: un aumento consistente dell'accisa, tale da portare il prezzo del pacchetto di sigarette ad almeno 10  euro, che secondo le stime attuali potrebbe portare ad aumentare entrate fiscali di 5,4 miliardi di euro e di vendere 800 milioni di pacchetti in meno; che l’aumento del prezzo riguardi non solo le sigarette, ma anche il tabacco sfuso e il tabacco riscaldato; che il ricavato dall’aumento sia destinato ad attività utili a prevenire e curare le malattie provocate dal fumo, per le quali attualmente mancano risorse ed investimenti adeguati.

I fondi ricavati dal surplus delle accise, negli intenti della Fondazione, dovrebbero essere finalizzati a sostenere progetti di prevenzione primaria, per ridurre il numero di nuovi fumatori, e di disassuefazione per chi già fuma; ad attività di ricerca indipendente; al sostegno di programmi di prevenzione secondaria per la diagnosi precoce delle
malattie fumo-correlate; alla rimborsabilità di trattamenti utili per smettere di fumare. “È il momento di una riflessione adeguata all’urgenza e alla complessità del problema - dichiara Paolo Veronesi -. Proprio ora abbiamo l’esatta percezione di quanto sia necessario difendere il nostro sistema sanitario, universale e solidale. Ora abbiamo la consapevolezza della necessità di investire in prevenzione per tutelare la capacità di cura. Ad alcuni aumentare le tasse può sembrare una misura che penalizza i più deboli, ma occorre essere realistici: sono loro che stanno pagando il prezzo più alto in termini di malattia, disabilità e impoverimento dovuti al fumo. È il fumo che aumenta le disuguaglianze, non l’accisa. Alzare il prezzo del tabacco significa proteggere le persone, incrementare
le risorse per curare, aiutare a smettere di fumare, condurre ricerche indipendenti. L’alternativa è un immobilismo poco giustificabile”.

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