Sanremo: il jazzista erbese Marco Fusi si incatena fuori dall'Ariston

Famoso a livello europeo, protesta perché si riconosca il ruolo dei musicisti di strada

Marco Fusi in una sua esibizione a Como

Quando abbiamo intervistato il jazzista erbese circa un anno fa, la sua collezione di multe per aver suonato in strada era arrivata a 7mila euro. Oggi Marco Fusi, il cui talento è riconosciuto in tutta Europa, è protagonista al Festival di Sanremo purtroppo non fra i cantanti in gara, ma come l’uomo incatenato nella piazza di fronte all'Ariston. Il clarinettista protesta in particolare – ma non solo - contro una sanzione di 5mila euro presa proprio nel comune rivierasco, nell'agosto del 2017, mentre si esibiva in via Matteotti grazie a un regolare permesso. A nulla è servito l'immediato ricorso presentato dal jazzista, al quale non è ancora stata data nessuna risposta, visto che, secondo la norma, il sindaco di Sanremo ha 10 anni per pronunciarsi riguardo alla sanzione. Ecco allora che Marco protesta contro, dice, l’ipocrisia di una città, e in generale di una regione, dove non si ha nessun rispetto per la musica, se non in quella settimana di Festival in cui i riflettori della mondovisione sono puntati su Sanremo.

Una situazione paradossale, se si tiene conto che Marco Fusi non è certo il musicista della domenica: si esibito per il Parlamento Europeo a Bruxelles, ha aperto il Festival Jazz di Nashville in Serbia - citato dal Guardian tra i dieci migliori Festival Jazz d'Europa -, ha suonato con gente del calibro di Moni Ovadia. Per il jazzista della provincia di Como la strada è una filosofia, un modo di fare musica a contatto diretto con la gente, tutta la gente, non solo quella dai gusti raffinati che frequenta i jazz club di Milano o i grandi festival europei. La protesta è contro coloro che non lo capiscono e continuano a trattare il musicista come un perditempo che chiede l’elemosina.

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