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"Ordinanza anti-pullman sulla Regina: qualcuno vuole nuocere al turismo"

Nel ricorso al Tar di Sistema Trasporti tutti i punti deboli dell'ordinanza di Anas

"Purtroppo la vittoria dell'anno scorso al Tar e al consiglio di Stato non sono bastate a suggerire all'Anas un cambio di atteggiamento. Infatti, come l'anno scorso, hanno rifiutato ogni confronto con noi e ripresentato un'ordinanza molto simile. Il lato positivo è che la filiera del turismo si è accorta che siamo tutti in pericolo". Così si è espresso Francesco Artusa, presidente di 'Sistema Trasporti', nel corso della conferenza stampa all'hotel Palace di Como, nella quale ha presentato insieme al vicepresidente Diego Astori e all'avvocato Jacopo Vavalli i ricorsi contro l'ordinanza dell'Anas sulla Statale Regina.

"Dunque rispetto all'anno scorso sono aumentati i ricorrenti e vi sono aziende residenti, non residenti, di navigazione. Nel merito l'ordinanza è irricevibile perché ancora discrimina tra bus di 12 metri e bus da 9 quando abbiamo depositato una perizia che evidenzia come non vi siano differenze nei tratti di interesse. Inoltre, nonostante abbiano avuto 8 mesi per prepararsi dopo il verdetto del consiglio di stato, sono usciti con una procedura d'urgenza senza che vi sia stata alcuna circostanza eccezionale - aggiunge Artusa -. Come sempre in piena stagione turistica, con i pacchetti già venduti e gli investimenti già fatti".

"Noi avevamo fatto una proposta concreta e finanziata interamente dalle nostre imprese, per potenziare i movieri che sono l'unica risorsa in grado di migliorare la viabilità. Non ci è stato nemmeno possibile discuterla e i movieri non vengono utilizzati nei weekend che sono i momenti di maggior congestionamento. Il sospetto è che in Tremezzina ci sia una regia che vuole boicottare il turismo per diventare dormitorio dei frontalieri", spiega il presidente di Sistema Trasporti. "No ai bus turistici, no ai matrimoni, no a tutto. Se così è, bisogna dirlo in modo chiaro alle aziende in modo che noi ci si possa organizzare per tempo e spostare i nostri investimenti altrove. Crediamo infine che bisogna anche dirlo a tutta la comunità e contestualmente spiegare dove troveranno le risorse per pagare i servizi pubblici essenziali quando il turismo internazionale si sarà spostato in luoghi più accoglienti", conclude Artuso.

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