Il Real Malindi è targato Como

La fuga per la vittoria di Alfredo Del Curatolo in Kenya

Freddie con alcuni giocatori (Foto di Leni Frau)

Nel 2005 Alfredo del Curatolo ha scelto l’Africa. Fino ad allora aveva messo il piede in quasi tutte le redazioni del comasco e del Ticino, pubblicato libri musicali e un disco da cantautore: per tutti a Como era l'inquieto Freddie, con le dita sempre tra i riccioli che già cantavano fughe a Mombasa. Sarà stato l’istinto, un presentimento o semplicemente una scelta di libertà, ma il giornalista scrittore e performer ha scelto un Paese, il Kenya, dove forse è ancora possibile vivere in armonia con le persone, a dispetto della razza e delle condizioni sociali, ed aiutare gli indigenti a migliorare la propria esistenza.
Il Kenya è una Nazione in forte crescita, con un PIL che ormai i Paesi europei possono solo sognare, con il 70% del suo territorio ancora inutilizzato e ricco di risorse: dal petrolio ad ogni genere di minerale, a risorse idriche che potrebbero risolvere i problemi di mezzo Continente Nero. Logico che le grandi potenze mondiali, con i cinesi in testa, stiano facendo la corsa a prestiti agevolati e appalti per infrastrutture e servizi, cercando di indebitare il Paese per partecipare attivamente ai dividendi di una delle prime dieci realtà emergenti del Pianeta. In realtà la grande sfida della capitale Nairobi è quella di eliminare la diseguaglianza sociale, laddove si è creata una classe di super ricchi, una nuova borghesia ma anche due milioni di persone che vivono nelle baraccopoli attorno alla città con meno di un dollaro al giorno.  

Senza abbandonare la sua professione (dirige “malindikenya.net”, l’unico quotidiano online per gli italiani in Kenya) Freddie da tredici anni si occupa di progetti sociali. Lo ha fatto con la ONG comasca Karibuni, che ha costruito scuole, ospedali e fattorie e che oggi si occupa quasi totalmente di progetti di auto sostentamento agricolo, ed anche coinvolgendo i lettori del suo portale. 
Convinto che una delle armi più efficaci per diminuire la diseguaglianza sociale sia far accedere i giovani all’istruzione e riuscire a portarli al diploma di scuola superiore (cosa che ancora oggi riesce solo al 14% degli studenti, soprattutto per problemi economici), Freddie nel 2008 ha dato vita, nei sobborghi di Malindi, ad una scuola calcio per ragazzini di 7-8 anni, pagando loro le rette scolastiche, fornendogli libri e a molti addirittura le scarpe ed un secondo pasto al giorno.

“Proprio lo scorso anno abbiamo chiuso primo ciclo – racconta del Curatolo – portando i 22 ragazzi del Malindi United al diploma o, per quelli che non ce l’hanno fatta, ad una professione con uno stipendio sicuro. Di più, tre di loro grazie a sponsorizzazioni proseguono gli studi all’Università, mentre altri tre sono diventati calciatori professionisti e giocano nella serie A keniana”. Risultati importanti, che sono stati d’esempio per molti altri coetanei dei quartieri disagiati di Malindi che hanno capito l’importanza dello studio.  “Se non ci si applica e non si va bene a scuola, si è fuori dalla squadra, anche se si palleggia come Messi  - spiega Freddie – abbiamo portato questa filosofia in moltissime scuole elementari della costa del Kenya, che oggi applicano lo stesso sistema. Il calcio anche qui è uno sport molto amato ed aiuta a superare le divisioni etniche e sociali tra i ragazzi, oltre alle difficoltà di giovani che provengono da situazioni familiari pesantissime”. Nel corso degli anni Freddie ha ricevuto aiuti da squadre italiane, soprattutto minori, oltre a Bari, Avellino, Latina e al Genoa del discusso presidente Preziosi che dopo le promesse iniziali e la creazione di un Genoa Malindi, ha lasciato cadere tutto riportando alla memoria le poco lodevoli vicende del Como Calcio e del Saronno.

Ma Freddie non si è perso d’animo e nel 2013 ha organizzato addirittura un campionato, con 16 squadre di scuole ed orfanotrofi di Malindi e dintorni, e da quest’anno, chiuso un capitolo, ne ha aperto un altro, dal nulla. Altri 22 ragazzini, da un’altra scuola elementare di periferia. La squadra si chiama Real Malindi, dove “real” si deve leggere in inglese, perché questa è la vita vera dei ragazzini africani: alcuni non hanno nemmeno le scarpe, altri mangiano polenta ed erbe di campo solo una volta al giorno e vengono agli allenamenti con la gioia di poter fare merenda e bere una tazza di latte. Grazie alle prime sponsorizzazioni dei lettori e di vecchi amici, abbiamo pagato le rette scolastiche dei ragazzini che si stanno impegnando al  massimo, tra i banchi e col pallone. Paghiamo lo stipendio ad un bravissimo allenatore, che ha lavorato nello slum di Mathare, una delle realtà di povertà estrema dell’Africa. Si chiamano Kahindi, Hassan, Joseph, Baraka, Joshua, Nasir…hanno tanta voglia di crescere, di ridere, di dare speranza alla loro Terra.

Allora ci piace rivolgerci in particolare a tutti coloro che amano lo slogan "aiutiamoli a casa loro", che spesso suona solo come un inno stonato, soprattutto quando incontriamo storie belle e oneste come questa, nate molti anni prima che il problema immigrazione diventasse "il problema". Chiunque volesse contribuire a questa bella "partita" che vi abbiamo raccontato può scrivere a: info@malindikenya.net. 
Le foto della gallery sono di Leni Frau.

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