Odissea piscina di viale Geno: la reazione della Pallanuoto Como

Il presidente: “L'impianto spetta a noi. Andremo avanti in tutte le sedi legali possibili”

Ieri, 17 luglio, Pallanuoto Como ha ricevuto la notificato della decisione dell’amministrazione comunale di far decadere il risultato del bando che assegnava alla società sportiva l’impianto di viale Geno. Tradotto: fino a qualche settimana fa Pallanuoto Como era il legittimo destinatario dello spazio di Viale Geno, dopo aver vinto il bando. Poi, qualche giorno prima della consegna delle chiavi da parte di Como Nuoto, si fanno strada i primi sospetti, sollevati in particolar modo dal consigliere Alessandro Rapinese: Pallanuoto Como avrebbe dichiarato più agonisti del vero. Passano i giorni, l’Amministrazione dà ragione a queste accuse e fa decadere il risultato del bando.

“Leggendo le motivazioni siamo rimasti amareggiati”. Esordisce Giovanni Dato, presidente dell’associazione. “Impugneremo la decisione e andremo avanti in ogni sede legale, senza dubbio. Non condividiamo la situazione né le motivazioni che hanno portato l’Amministrazione a questa decisione”.

Il nodo è tutto nel numero dei tesserati agonisti e nell’arco di tempo che è giusto prendere in considerazione: “Nel bando – continua Dato – non veniva chiesto il numero degli agonisti in un anno preciso, ma la media degli agonisti nel triennio, tutto in un italiano moto chiaro: il bando voleva la lista dei tesserati, nella media del triennio, che avevano svolto attività agonistica. Presentando questo elenco, abbiamo aggiunto di nostra iniziativa una nota in cui precisavamo i criteri con cui avevamo selezionato i nomi”.
“Parliamo di persone sopra gli 11 anni e non ancora in categoria Master – specifica l’avvocato Roberto Rallo che assiste la società – che hanno giocato in modo continuato e stabile in 35 o 40 competizioni agonistiche nel triennio in esame, non di giocatori fatti entrare a due minuti dalla fine per fare numero tra gli agonisti!”.  
Secondo l’associazione, la correttezza del loro criterio nel selezionare coloro che potevano essere considerati agonisti è dimostrata dall’integrazione che l’amministrazione comunale chiese a Como Nuoto dopo aver letto la nota che affiancava i documenti presentati dalla Pallanuoto. “A noi – continua Dato – non fu chiesta nessuna integrazione: come si può allora adesso dire che i dati che abbiamo presentato non erano quelli che il bando chiedeva? Perché allora non ci fu chiesto in quel momento di correggere o integrare, come fu fatto per i nostri concorrenti?”.

como nuoto mp 3-2

Secondo la Pallanuoto, i dati presentati sarebbero addirittura sottostimati rispetto al reale, in più peserebbe a suo favore una sentenza del Consiglio di Stato che, interpellato a febbraio di quest’anno, si è espresso a favore della società riguardo a quale fosse il triennio da prendere in considerazione, altro punto su cui l’Amministrazione e la polisportiva non sarebbero d’accordo. “Dopo il giudizio del Consiglio di Stato, il nostro margine di vittoria del bando sale ulteriormente”.

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E tutta questa bagarre, mentre ancora si aspetta di sapere quando il complesso sportivo di viale Geno riaprirà: “Io sarò comunque contento di vedere la piscina riaprire. Noi non vogliamo cacciare nessuno, vorremmo non fosse necessario fare una scelta che premi qualcuno e penalizzi qualcun’altro: vediamo nella sede di viale Geno un’opportunità di sviluppo sportivo in generale. Ora però chiediamo che oltre a verificare in modo preciso e a norma di legge i dati da noi forniti (che, ribadisco, rispettano completamente le richieste del bando), siano fatti gli stessi controlli anche sui numeri presentati da Como Nuoto”.
“Il problema è che – conclude l’avvocato Rallo - chi contesta la nostra vittoria non sta prendendo il bando alla lettera, come deve invece essere in una gara ufficiale, ma lo sta interpretando secondo i desiderata di alcuni soggetti coinvolti”.

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