rotate-mobile
Editoriale

La piscina di Muggiò ancora chiusa: uno stagno olimpionico di inefficienza

Il fallimento della politica (tutta)

Correva il 2020 quando la piscina di Muggiò compiva il suo primo anno dalla chiusura. Allora, giunta Mario Landriscina, era spuntato dal cilindro delle poche reali soluzioni, quello del projetc financing firmato Nessi & Maiocchi, poi definitivamente affossato, tre anni più tardi sotto la giunta Rapinese. Sulla questione è nuovamente intervenuta Barbara Minghetti di Svolta Civica: "Se non fosse stato cancellato il progetto, già approvato in project financing, di rifacimento totale della piscina di Muggiò, oggi mancherebbero pochi mesi all'apertura di un impianto efficiente e moderno. In campagna elettorale, il sindaco parlava di una riapertura della piscina in 3/6 mesi, evidenziando come non ci si poteva permettere di aspettare oltre. E invece, con buona probabilità, l'amministrazione Rapinese sarà la prima, dagli anni '70 ad oggi, durante la quale non si potrà nuotare un singolo giorno in una piscina olimpionica. Nel frattempo, anche la piscina Sinigaglia, chiusa da luglio, sembrerebbe non riapra a novembre (ma il sindaco ha smentito, ndr) nei 4 mesi promessi"

Tuttavia, ora che la riapertura della piscina di Muggiò sembrerebbe dipendere dal futuro del centro sportivo del ghiaccio e da Regione, occorre fare chiarezza o quantomeno rimettere in ordine questa ordinaria vicenda di mala politica. Vero è che Rapinese, secondo noi ingenuamente, mise la riapertura della piscina olimpionica al centro della sua campagna elettorale. Vero è che le cose sono andate diversamente da come le aveva promesse. E vero è che andranno ancora peggio di come molti se lo immaginano: la piscina di Muggiò, alla fine, quasi certamente, andrà infatti abbattuta e ricostruita, mettere mano alla struttura esistente, non lo si dice ufficialmente ma si sa, è ormai praticamente impossibile. Ragion per cui, verosimilmente, ci vorranno anni prima che da quelle parti si torni a nuotare.

Fatte queste debite premesse e date per buone le parole di Minghetti, anche quando afferma che se l'iter del project financing avesse fatto il suo corso oggi saremmo a pochi mesi da un tuffo in piscina, occorre comunque un bagno di umiltà da parte di tutti. Perché se è vero che Rapinese, a torto o ragione, ha affossato il progetto Nessi & Maiocchi, è anche vero che la giunta Landriscina ha tentennato assai, portando proprio sulla questione della piscina anche alle dimissioni dell'assessore Galli. Ma soprattutto occorre ricordare che l'impianto è "crollato" nel 2019 nelle stesse mani della politica che per anni ne ha ignorato il degrado.  

Ora questa non vuole certo essere una difesa d'ufficio nei confronti di chi sulla questione Muggiò ha fatto male i conti, anche al netto dei vandalismi dell'agosto 2022. Però aver mancato le promesse è sì una colpa ma non la causa di una chiusura che risale al 2019 - l'anno successivo la definimmo una disfatta olimpinica - quando la piscina venne dichiara definitivamente inagibile. Le questioni che pone Svolta Civica sono assolutamente comprensibili, ma sarebbero anche pienamente convincenti se la politica di turno avesse fatto negli anni ciò per cui ci rappresenta, ovvero valorizzare  e manutenere i beni pubblici, magari senza per forza, o per disperazione, andare a piangere dai privati per farli sorridere. Se così fosse stato, non solo la piscina ma anche il palazzetto di Muggiò non sarebbe finito in quelle pietose condizioni di totale abbandono in cui versa ormai da anni.

E allora, in definitiva, la dialettica politica, il confronto e le reciproche accuse fanno parte del "gioco" tra maggioranza e opposizione, ma lasciano anche il tempo che trovano e la vasca olimpionica sempre tragicamente vuota. E se il bene di tutti è quello di arrivare a una soluzione, per una volta ognuno metta da parte la propria bandiera e il proprio orgoglio, pensando esclusivamente al fatto che Como ha un bisogno urgente, e non più rimbalzabile, di impianti sportivi pubblici da offrire ai cittadini. Altrimenti il rischio è che la politica affoghi nuovamente nella burocrazia, in quello stagno dove le parole vengono sopraffatte dalla cruda realtà dei fatti. Perché, come cantava Fabrizio De André, per quanto noi ci crediamo assolti, siamo per sempre coinvolti. 

In Evidenza

Potrebbe interessarti

La piscina di Muggiò ancora chiusa: uno stagno olimpionico di inefficienza

QuiComo è in caricamento