L'intervista: Aldo Pagano ci racconta i suoi "Motivi di famiglia"

L'adolescenza, l'amore, la politica, la giustizia: ritratti di donna con il volto di Emma

Aldo Pagano

Aldo Pagano è uno scrittore con cui potresti chiacchierare per ore. Di letteratura, di politica, di società, di donne. Di vita. Avevo già avuto questa impressione la prima volta che l'ho incontrato in occasione del suo debutto, La trappola dei ricordi. A distanza di qualche anno, la sensazione che il suo scrivere nascondesse più anime di un uomo complesso si è trasformata in certezza. Motivi di famiglia, il suo secondo romanzo, edito da Piemme - che verrà presentato mercoledì 5 giugno alla Feltrinelli di Como per l'ultimo appuntamento di aspettando Parolario - lo ha certificato fin dalle primissime pagine di un racconto ricco di tutti quegli elementi che compongono l'universo letterario e umano di Pagano.

"Il primo Aldo era un persona piena di problemi irrisolti - racconta lo scrittore di origine palermitana - ed è venuta fuori La trappola dei ricordi, che non era un giallo ma un'analisi di me stesso attraverso Emma, ovvero la summa di tre donne che ho profondamente amato. Non una storia che raccontavo agli altri ma il tentativo di mettere a fuoco il mio passato ricostruendo relazioni: con due donne che mi hanno lasciato e con una che avevo invece lasciato io. A distanza di anni mi faceva ancora male, ma partendo dal mio dolore mi sono reso conto che questa storia avrebbe potuto interessare altri e così ho deciso di renderla pubblica attraverso il mio primo libro. 

Perché, a distanza di così tanti anni, la necessità di rivedere le tue relazioni. C'è chi sostiene che due persone che hanno fatto l'amore rimangono legate per sempre. È per questo?

Sicuramente è un punto di vista interessante e per certi versi condivisibile. Il mio processo è stato però di elaborazione. Parlo di donne, un tempo ragazze, e di una stagione spensierata della vita in cui si stava bene insieme a prescindere dal legame. Riappropiarmi  delle cose belle del passato è una parte femminile del mio essere uomo. Ma senza  malinconia o nostalgia: io guardo ai ricordi come a un momento da recuperare. Il romanticismo è basilare per cercare di scavare senza nascondere, mentre la memoria è necessaria per costruire il presente.

Un presente in cui Emma, il magistrato protagonista del libro, gioca un ruolo fondamentale.

Certamente. Iniziando a scrivere il primo libro è emerso un forte impatto giallo basato sulla cronaca. Io allora faceva il giornalista e credo di esserne stato inevitabilmente influenzato. La differenza tra il primo e il secondo romanzo arriva dal fatto che oggi riesco a darmi delle risposte pur continuando a coltivare il gusto del dubbio, la sicurezza in generale non mi appartiene. Non esistono verità assolute. Di certo oggi Emma cammina con le sue gambe, più leggera ma non meno profonda. 

Emma è cambiata con Aldo o Emma ha cambiato Aldo?

Ti ringrazio per la domanda. In termini così efficaci non me lo sono mai chiesto nemmeno io. Emma penso di doverla ringraziare, e molto. Fin da quando mi è apparsa in sogno e mi ha rivelato che era un magistrato. Insieme a lei devo però ringraziare le donne che ho amato e con le quali non sempre sono riuscito a mantenere buoni rapporti. 

Il processo creativo di un libro è un passaggio che trovo sempre interessante. Ci racconti il tuo?

Per scrivere il primo romanzo ho impiegato 4 anni. Questo meno di 2 anni e penso che sia venuto meglio da tutti i punti di vista. Il processo di scrittura è stato buffo. Ero in casa una notte, di solito allora andavo a dormire all'alba, e un mattino alle 6 ero talmente stanco che avevo già spento il computer. Ero pronto per andare a letto, il tempo di un ultima sigaretta e un bicchiere di vino con in mano il solito blocchetto nero per gli appunti. Non so cosa sia successo esattamente, ma ad un certo punto ho avuto la sensazione che la penna stesse scrivendo da sola. In poche ore mi sono trovato con due capitoli praticamente finiti e da lì in poi è stato tutto più semplice. 

Un lampo che ha cancellato il terrore del foglio bianco.

Non avevo ancora quel terrore perché in quei giorni stavo ancora presentando La trappola dei ricordi. Di solito ho una scrittura lenta e sofferta, ma in questo caso si è fatta fluida e tutto ciò che c'era ancora da scrivere sapevo che non mi avrebbe fatto paura: avevo bene in mente ciò che volevo raccontare. 

E cioé?

Il tema dell'adolescenza, perché è piena di speranza e disperazione, di fallimenti e passioni. Da ragazzino ho frequentato diverse palestre politiche, alcune erano animate dalla chiusura, ma l'adolescenza non è mai fatta di porte chiuse. Finché non ci arrendiamo, la vita è una continua scoperta.

In tutto questo qual è il ruolo di uno scrittore?

Io credo di essere vecchissimo nel mio ruolo che è quello di porre dei quesiti. Provo ad osservare sotto una particolare lente di ingrandimento qualcosa delle nostre vita, lo sottolineo e faccio delle domande, consapevole della transitorierà delle risposte. Non ho nelle mie corde la scrittura di intrattenimento, non ho mai letto nulla del genere. 

Nel frattempo sei passato da un piccolo editore a uno più grande, da Todaro a Piemme. 

Io cerco di matenere integre le mie ingenuità. L'ansia è arrivata dopo, al momento camminavo in cielo, ero molto contento. Detto questo, resto orgoglioso del mio debutto con Todaro, che rappresenta con la collana curata da Tecla Dozio il paradiso dei giallisti. Ma è chiaro che se decidi di fare dello scrittore il tuo mestiere devi cercare di crescere e di vivere con i tuoi libri. Quindi l'unica strada possibile era quella di puntare in alto. Ma io c'entro poco, il merito di avere firmato per Piemme va tutto al mio agente letterario. 

E il tuo rapporto con l'editor?

Ho avuto notevole fortuna perché, come detto, per un autore di gialli esordire con Tecla è il massimo. Con Francesca Lang, che è capo della narrativa italiana di Piemme, è stata invece una sorpresa positiva. Il suoi complimenti o le sue considerazioni sulle ambientazioni di Motivi di famiglia mi hanno molto stimolato. Ma per capire il ruolo degli editor basterebbe leggere la doppia edizione, Einaudi e minimum fax, dei racconti di Raymond Carver con e senza l'editing di Gordon Lish.Se tu trovi un editor che non cambia una virgola, vuol dire che qualcosa non funziona. 

So che non ti piace farlo, ma i giornalisti sanno essere anche più cattivi degli editor, dicci una ragione per comprare Motivi di famiglia.

Perché è un giallo il cui episodio scatenante parte da un indagine. Perché è il romanzo di un ex giornalista che ha riportato cio che ha studiato da suoi contatti diretti. Perchè ci sono persone dentro Piemme che mi hanno fatto sapere che il tema dell'adolescenza, per come l'ho trattato io, è molto raro da leggere. Credo sia utile anche per farlo capire ai figli. E poi c'è anche la tematica sociale: faccio domande contemporanee e civili, in particolare sulla questione ancora apertissima del testamento biologico.

Ora puoi riprendere fiato e dirmi se Emma lavorerà ancora a Bari.

Sono legato al Sud perché lì ho vissuto quel periodo di cui ho scritto. Ora c'è un'idea per definire ancora meglio il suo personaggio. Ma certamente sentirete ancora parlare di Emma. 

Sperando che trovi nuovi lettori in un Paese dove notoriamente si legge poco.

Mi metti in difficoltà. L'investimento per la cultura in Italia è pari a zero e non vedo miglioramenti. Fin da ragazzi siamo abiutati ad andare in palestra per allenare il nostro fisico. Ma la palestra di emozioni, approfondimento e anche di nozioni che dà la lettura, in tutti i suoi generi, resta unica e incredibile. Purtroppo la verità è che ancora oggi non conosciamo quasi niente. 

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