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Ostello della gioventù, una (brutta) storia infinita

Marco Guggiari: "Turismo vietato ai giovani"

Se è vero che Como può vantare già da qualche anno dell'innovativa presenza dell'Ostello Bello, struttura gestita con successo da privati, è altrettanto vero che la città non dispone più da tempo del suo storico Ostello della gioventù. Una question che si trascina da anni e che vede la struttura del Comune di Como in attesa di trovare una degna conduzione. Sulla questione è intervenuto Marco Guggiari, già vice direttore del Corriere di Como, con un articolo sul suo blog personale. Una riflessione che riportiamo integralmente nella speranza che anche queste consivisibili parole possano portare a una soluzione del problema almeno in vista dell'estate.

Ostello chiuso, turismo vietato ai giovani

"Como è tra le poche città turistiche tuttora priva di un ostello della gioventù funzionante. Non manca della struttura fisica, che ha alle spalle una storia e una tradizione ed è ubicata in posizione interessante, sul retro del parco di Villa Olmo, a pochi passi dal lago. Manca invece, da molto tempo, della possibilità di utilizzo e, quindi, della reale fruibilità.

Il covid c’entra solo fino a un certo punto. L’ostello è infatti desolatamente chiuso già da cinque anni e questo, a Como, che in condizioni di normale circolazione delle persone attira turisti da ogni parte del mondo, è una grave carenza.

I giovani, per lo più, preferiscono viaggiare in formato smart, zaino in spalla e poco più. Non dispongono in genere di risorse finanziarie adeguate a soggiorni in albergo e, anche se le avessero, in molti casi optano per soluzioni meno vincolanti e impegnative. Questo per dire che anche in una città come la nostra l’hotel e il turismo di lusso non sono la sola risposta alla domanda. L’offerta deve inevitabilmente essere variegata.

La storia recente dell’ostello è allora emblematica. Prima dell’aggiudicazione a una società che dovrebbe gestirlo è passato un sacco di tempo. La gara era stata chiusa nel mese di novembre del 2019, ma un anno dopo si attendeva una polizza fidejussoria. La pratica aveva anche avuto i suoi significativi ritardi nei passaggi dagli uffici comunali e intanto l’ostello è rimasto desolatamente inutilizzato e circondato da una foresta di verde incolto.

Quando tutti gli adempimenti sono stati compiuti e sono stati definiti il canone e le migliorie necessarie a un edificio datato, la pandemia ha fatto il resto, bloccando di nuovo tutto fino a oggi. I gestori non se la sono sentita di partire in un momento così difficile, con la circolazione dei visitatori praticamente azzerata per lunghi periodi dell’anno.

Adesso però siamo in una fase diversa, speriamo definitivamente nuova. All’ostello di Villa Olmo il tempo sembra comunque essersi fermato. Il Comune di Como ha sollecitato nei giorni scorsi chi ha titolo per riaprire la struttura e farla funzionare, indicando un vero e proprio ultimatum: agire entro una settimana, oppure scatterà la revoca.

A breve sapremo, ma è certo che si avvicina la bella stagione e difficilmente già in primavera i giovani itineranti potranno approdare nei locali di via Bellinzona. Se poi la gestione fosse revocata, tutto partirebbe da capo con un’altra gara e sarebbe facile prevedere ancora un’estate, l’ennesima, con i battenti chiusi.

È un vero peccato, una sottovalutazione complessiva, al di là delle circostanze sfortunate, di questa modalità di turismo che, tra l’altro, porterebbe qualche entrata a Palazzo Cernezzi e inserirebbe Como in un circuito che attira ulteriori attenzioni.

Altrove, in Italia e nel mondo, i giovani hanno a disposizione strutture di accoglienza di questo tipo. Pulite, funzionali e a costi modici. Qui per ora no. La sottovalutazione, forse, ha qualcosa a che vedere anche con un certo disinteresse per questo segmento di visitatori".

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