Nonni e nipoti ai tempi del Covid: quattro storie di ragazzi coraggiosi

Marta, Giulia, Francesco e Federica, ci raccontano come è cambiato il loro rapporto con i nonni

Marta, Giulia e i nonni

Un rapporto, quello tra nonni e nipoti, messo a dura, durissima prova dal Covid. Le persone anziane, le più delicate e da non esporre alla pandemia e i nipoti, bambini e ragazzi, inizialmente lasciati a margine del problema, lasciati a casa, davanti ad uno schermo. Non per cattiveria, intendiamoci, ma per necessità. E in questo 2020 maledetto le famiglie che fanno affidamento sui nonni e i nipoti che vedono in loro dei punti di riferimento essenziali si sono visti privati di un grande appoggio non solo pratico ma anche emotivo.

Ed in silenzio, in questa trasformazione dell'anima che il Covid ha azionato, ecco che nuove preoccupazioni si sono insinuate nei pensieri di molti giovani. Preoccupazione per i loro nonni. E viceversa, nei nonni la solitudine. Uno tsunami emotivo non da poco, a ben pensarci. Ma che non fa notizia e si lascia ai margini dei bollettini quotidiani, come moltre altre questioni.

L'aria è pesante, in questi giorni. Arrivano numeri spesso indecifrabili, c'è chi urla ad un nuovo lockdown, forse a Natale. Proprio a Natale. Ma io credo che, per un attimo sia giusto fermarsi e riaccendere i sentimenti di queste piccole ma importanti storie che ci raccontano Giulia, Marta, Francesco e Federica.

Francesco, 9 anni: "I bambini non muoiono, ma i nonni sì"

Francesco ha solo 9 anni. Parlo al telefono con sua mamma Silvia, di Como e lui è li accanto. Era abituato a stare tanto tempo con i nonni perchè erano loro ad andarlo a prendere a scuola, finchè c'è stata. La sua routine era semplice, come quella di tanti: la mamma lo portava a scuola, nonno Franco o nonna Alberta lo andavano a riprendere. Lo aiutavano a fare i compiti, e poi quando i suoi geniotri andavano a prenderlo dopo il lavoro li salutava, con la certezza di vederli il giorno dopo. Così da sempre. Dal lockdown in avanti tutto è cambiato, ci dice Silvia. «Mio padre è diabetico. Durante il lockdown io sono rimasta in smartworking e ovviamente non abbiamo frequentato nessuno, nemmeno i nonni. Una sofferenza incredibile per un bambino abituato a viverli quotidianamente. Con il ritrono alla normalità (se così si può dire) si sono ripresi i rapporti ma siccome il pericolo c'è sempre, io sono rimasta in smartworking e cerchiamo di stare attenti. Anche se ora ci vediamo o gli lascio Francesco per qualche ora c'è quella prudenza che divide: pochi abbracci, la paura di fare del male al nonno che anche mio figlio, che ha solo 9 anni, sente. Un giorno mi ha detto che non voleva più andare dai nonni perchè poteva  contagiarli, che i bambini non muoiono ma gli anziani sì. Mi si è gelato il sangue perchè ho capito quanta responsabilità si sentisse addosso, e quanto fossero contrastati i suoi sentimenti. Inutile dire che i nonni, che avevano la loro quotidianità con Francesco, ora sono come spenti, intristiti».  

Giulia e Marta: noi che viviamo con i nonni abbiamo chiare le nostre responsabilità sin dall'inizio

Ci sono poi Giulia, 14 anni e Marta 17 anni due sono sorelle molto in gamba che vivono con i nonni. Non hanno mai sottovalutato il problema e con un senso di responsabilità che spesso alla loro età non si ha, sono state sempre molto lige alle regole, a costo di rinunciare a qualche uscita o a vedere persone che normalmente non frequentano. Dice Giulia: «Penso che ci sia tanta gente che sottovaluta e che non usa la mascherina, o non lo fa nel modo corretto. La Pandemia non è mai sparita del tutto. Sono preoccupata non per me ma per i nonni, che sono più fragili. Io faccio quello che devo fare e non stò a contatto con chi non frequento abitualmente, lo faccio per un mio senso civico in primis, ma anche per il rispetto verso i nonni».

Anche Marta, sua sorella maggiore, ha le idee chiare:«La vita che stiamo conducendo è conseguenza delle scelte non prese in passato o di chi ha preso alla leggera la situazione. Vivendo con i nonni io sono preoccupata e per questo io sono attentissima. Speriamo di non ritornare all'inzio o ci sarà un'altra strage, che ricordiamo, nella prima ondata ha colpito soprattutto le persone più anziane. In ogni caso la mia quotidianità stravolta per colpa del Covid».

Proprio vero: la quotidianità stravolta. In queste piccole storie di umanità, che non trovano voce in mezzo ai numeri e ai bollettini. Ai proclami, alla paura di perdere il lavoro. 

Federica: "Il Covid non ci ha resi migliori"

L'ultima con cui riesco a parlare del rapporto nonni nipoti è Federica anche lei di Como. Federica il nonno lo ha perso durante i mesi di lockdown. È maggiorenne adesso, ma ha trascorso tutta l'età scolare per la gran parte del suo tempo proprio con il nonno Antonio. 

«Ci ha lasciati il 3 aprile. Non voglio entrare nei dettagli di come è stato curato perchè questa mia memoria vuole e deve essere di amore e non di una polemica che ora, non servirebbe a portarlo indietro. Non si sapeva molto del Covid allora. Lui non so con quale arguzia, con quale istinto mi ha lasciato una lettera anche se nessuno pensava che sarebbe morto. Forse lo sapeva lui. 

"Continuerò a guardarti da lassù. A proteggerti dal cielo. A brontolare. Spero di non essere stato un peso...»

Federica smette di leggere e piange. 

«Il Covid non ci ha reso migliori come dicono molti. Ci ha resi più ansiosi, preoccupati, egoisti, impauriti. E personalmente mi ha privata di una persona, mio nonno, che era il pilastro della mia vita. Ma forse questo non fa notizia. Grazie per avermi permesso di ricordarlo. Ciao nonno Antonio, divertiti lassù e ora lo sai, non sei mai stato un peso, ma le mie fondamenta».

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