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Sabato, 25 Giugno 2022
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Maurizio Carucci, un respiro libero tra vino e vinile

L'intervista al leader degli Ex-Otago in concerto al Wow con il suo disco solista

Per chi scrive, intervistare Maurizio Carucci è un po' come rimettere insieme un percorso vissuto su due binari differenti della stessa strada rossa. Un viaggio nel mondo del vino e della musica che trova nel leader degli Ex Otago uno degli esploratori più autentico. Carucci ha portato e raccolto in Appennino tutte le sue passioni: quella per il vino, che lo ha portato nel 2011, insieme alla compagna Martina Panarese, a fondare Cascina Barbàn, un ampio progetto agricolo che abbaraccia anche la cultura e lo sviluppo territoriale, e quella più antica per la musica con il raccolto di nuove canzoni solitarie in un album necessario come Respiro.  

Viaggiatore, agricoltore, cantautore: come convivono queste tre anime?

Diciamo che c'è stata una grande rissa durata 40 anni, una vera e propria lotta interiore. In questo momento, dopo la crisi che ho avuto durante la pandemia, ho fatto pace con me stesso. Ho finalmente imparato ad accettarmi per quel che sono, smettendo di mettermi in discussione per ogni cosa. Quando ho avviato il progetto della mia azienda agricola ero sempre in ansia, ogni volta che partivo per un concerto non ero sereno. Ma la musica mi ha salvato la vita e non la potevo certo abbandonare. Sono inquieto per natura, ho un carattere perturbato, ma ora ho trovato un mio equilibrio. Non è stato facile convivere da una parte con una certa notorietà e dall'altra con l'essere un contadino arrivato da fuori. Ma credo che il colore e i contrasti che abbiamo portato, con tutti i nostri limiti, alla fine sia stati apprezzati. 

Come è nato Respiro, un disco che già dal titolo mostra una sofferenza.

Assolutamente per caso, non avevo mai pensato di fare un album da solo. Ma c'era il mare in tempesta e mi sono reso conto che avevo bisogno di ritrovarmi prendendo una pausa dalle esperienze con gli Ex Otago. Quindi ho continuato a scrivere canzoni senza neanche sapere cose ne avrei fatto. Alcune sono finite nei lavori di altri musicisti, altre sono rimaste lì in attesa di essere raccolte. Respiro mi ha permesso di ritrovare un posto nel mondo, anche coltivando la parte più nascosta di me. Senza pretese commerciali ma solo terapeutiche.  

Com’è stato lavorare a un disco solista?

Un miscuglio di cure necessarie che alla fine hanno combaciato con il processo creativo e produttivo. Un lavoro faticoso ma anche estremamente gratificante. Alla fine le canzoni di Respiro mi hanno svelato aspetti di me che nemmeno io conoscevo. 

Un disco di canzoni intime ma assolutamente godibili.

Ti ringrazio molto, io faccio sempre fatica a giudicare ciò che scrivo. Ma non mi sono fatto problemi, ero pronto ad accettare anche il fallimento pur di soddisfare l'anima di questo progetto nato, come ti dicevo, per curare il mio malessere. E quindi sono felice che alla fine sia stato apprezzato anche oltre quelle che erano le mie intenzioni primarie, che partivano appunto più da un'urgenza personale che artistica.  

Dopo tanta meditazione, se così si può dire, è arrivato il momento di tornare sul palco. 

Sì, è il momento più potente, quello che ti rivela davvero ciò che hai combinato, come quando apri una bottiglia di vino. Alla fine sono sempre gli altri a dire se hai fatto bene o sei hai sbagliato. Sto passando da situazioni live estremamente intime, come ieri in Toscana, a quelle più affollate, come accadrà invece stasera a Roma o la prossima settimana al Wow a Cernobbio. È un bel momento e lo sto vivendo in pace.

Si può avere fede nella natura, in ciò che ti circonda?

Nella maniera più assoluta, sì. Nelle magliette del mio merchandising ce ne è una con questa scritta: Se esiste un Dio ha le foglie. La mia dea è la natura. Vivo da 20 anni in simbiosi con l'Appennino (quella parte di Piemonte che ha i polmoni in Liguria, ndr) e spesso mi chiamano per parlare di ambiente, di vino, di musica. Ma di ecologia non bisogna parlarne, piuttosto si deve vivere la natura praticando la sobrietà, altrimenti rimane un tema complesso e non succede nulla. 

Cosa hai portato di Genova ad Albera Ligure?

Qui si parla ancora genovese, e n ogni caso il rapporto con la mia città non si è mai interrotto. La vivo senza mai essermi veramente allontnato. Le mie radici sono li e alla fine non mi sono mai davvero allontanato da Genova.

Genova vuol dire anche Ex Otago.

Ci vediamo e stiamo scrivendo. Soni tutti contenti  e hanno riconosciuto la nostra scrittura anche in questo mio lavoro solitario. Certo come in tutti i gruppi ci tensione ma tutti hanno capito che questo isolamento mi ha fatto bene.  

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Maurizio Carucci in breve

 Alla guida degli Ex-Otago ha pubblicato sei album, il primo, The Chestnuts Time, nel 2013. Nell’aprile del 2017, dalla collaborazione con Jake La Furia nel singolo Gli occhi della Luna, nasce l’idea di Marassi Deluxe, il re- pack contente le collaborazioni con Eugenio Finardi, Dardust, Willie Peyote, Mecna, Marianne Mirage, Levante, España Circo Este, Bianco, e alcuni remix. Nel febbraio del 2019 esce l’album Corochinato, anticipato dai singoli Tutto bene, Questa notte e Solo una canzone – in gara alla 69esima edizione del Festival di Sanremo e certificato disco d’oro. Il 9 settembre debutta su tutte le piattaforme di streaming con il podcast Vado a trovare mio padre – Vita. Sogno. Viaggio, tradotto in musica nel brano La vita dentro. L’1 aprile 2022 esce Respiro, il suo primo album solista, anticipato dai singoli Fauno, Sto Bene, Silenzio, Paura, Origini e Metà Mattina. Collabora con Fabri Fibra nel brano Stelle, di cui è anche autore, contenuto nel nuovo disco del rapper Caos.

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