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Mattia Mingarelli la famiglia cerca ancora la verità: "Troppe cose non quadrano"

A due anni dalla scomparsa, il 7 dicembre 2018, sono ancora troppe le zone d'ombra sulla morte del giovane comasco

Mattia Mingarelli

Non è semplice scrivere di Mattia Mingarelli. Sono passati quasi due anni dalla sua scomparsa in quel di Chiesa Valmalenco: era il 7 dicembre 2018. Era uscito dal rifugio “Ai Barchi” di Chiesa Valmalenco ed è poi scomparso nel nulla, fino al tragico ritrovamento del suo corpo, oramai senza vita, 17 giorni dopo, non lontano dal rifugio. 

È difficile trattare l'argomento senza calpestare le sensibilità delle persone che gli hanno voluto bene. Ma sono proprio loro, la sua famiglia, la mamma, il papà e la sorella Elisa a volerlo ricordare. A giugno, infatti, è stata chiesta per il caso di Mattia l'archiviazione e se sarà approvata o meno si saprà nei primi mesi del 2021. L'udienza quindi si avvicina e la famiglia vuole farsi sentire attiva e, tende a precisare Elisa Mingarelli, collaborativa e fiduciosa nella Giustizia.

«Ci sono troppe cose che non quadrano nelle vicenda della morte di mio fratello. Troppe domande senza risposta. È scomparso in un luogo che conosceva bene, non si sarebbe mai avventurato in quel bosco se non costretto da una situazione di pericolo.» queste, in sintesi, le parle della sorella Elisa, che abbiamo contattato telefonicamente. 

Mattia era uno scialpinista, conosceva molto bene la zona. Era con Dante, il suo amato cane. Quel cane buono e affidabile, che ora sta bene ma che è l'unico custode muto di quello che è successo quel giorno, il giorno della scomparsa di Mattia. 

Una famiglia composta, che ha saputo affrontare il dolore per una perdita così struggente attivandosi, cercando di realizzare i sogni di Mattia, spezzati da una morte troppo precoce, realizzando il vigneto in sicilia e il campo da basket in Madagascar, due desideri di Mattia, sperando, ogni giorno, che su quei fatti sia fatta nuova luce. Difficile credere ad una morte accidentale. Chiede di continuare ad indagare, la famiglia di Mattia, con la tenacia e la compostezza di sempre, con la sofferenza resa azione, nell'espressione dei sogni di Mattia. La procura di Sondrio dovrà decidere se chiudere questo caso con tanti, forse troppi punti interrogativi, o procedere alla ricerca di una verità più solida. 

Le parole della famiglia di Mattia in una lettera

«Vorremmo condividere i nostri pensieri ed emozioni come famiglia: mamma papà e sorelle di Mattia.
Sono passati quasi due anni dal 7 dicembre 2018 in alta Valmalenco (Località Barchi) con le luci del tramonto, data ed orario nella quale nel tardo pomeriggio nostro figlio e fratello è scomparso e morto. Trovato per caso da dei passanti dopo 17 giorni di estenuanti ricerche a tappeto della Protezione Civile e altri, elicotteri, sommozzatori, cani molecolari, noi e gli amici di Mattia…. senza esito, malgrado per varie volte siano passati vicini al luogo del ritrovamento.
L’alta valchiavenna sopra Sondrio è fin dall’antichità famosa per essere un luogo di confine con esperti contrabbandieri e ancora oggi bracconieri abili a nascondere, luogo che ancora nasconde la verità che cerchiamo. Ma la verità probabilmente sta nella gente
del luogo più che in esso stesso. Per noi vittime come Mattia il passare del tempo senza risposte e spiegazioni è un tempo
“impossibile”, un tempo che non facilita le nostre esistenze e che contribuisce a tenere aperta la ferita ed il dolore. Ci siamo affidati alla Giustizia, sempre con collaborazione attiva e discrezione, non ci sembra possibile che non si riesca a raggiungere una
spiegazione realistica e soddisfacente dei fatti, facendo ricorso ad ogni possibile mezzo di indagine; ci aspettiamo che ogni sforzo praticabile venga fatto, che nulla sia lasciato intentato.
Ci sembra un tempo ingiusto, 2 lunghi anni, un tempo che rischia di far dimenticare un accaduto atroce al di fuori dell’umanità, ma che ancora ci mantiene in un atteggiamento di collaborazione e fiducia con la giustizia, se la Giustizia vuole, come deve, essere
perseverante. Crediamo importate rivolgerci alla Giustizia per poter avere spiegazioni di quello che è accaduto quel tardo pomeriggio sia per noi che per altri che potrebbero trovarsi in situazioni simili in futuro.
Il 7 di dicembre di quasi 2 anni fa abbiamo perso le tracce di Mattia, un uomo amorevole, concreto sorridente e pacifico, era andato in montagna, nella casa che noi conoscevamo da anni, per preparare le festività natalizie, con l’intento di tornare a casa il giorno
successivo. Era in compagnia unicamente di Dante, il nostro cane affettuoso e gentile.
Alle sue non risposte continue alle chiamate telefoniche ci siamo allarmati, il telefono lo portava sempre vicino e rispondeva prontamente, o richiamava appena non impegnato nel lavoro, il telefono è stato trovato il giorno successivo alla scomparsa di Mattia presso il rifugio “Ai Barchi”. Il giorno successivo eravamo anche noi ai Barchi, abbiamo iniziato a cercarlo, nella neve nelle case nel freddo con il supporto lodevole del soccorso alpino..ma le nostre ricerche lunghe e faticose soprattutto per il cuore, non hanno portato a nulla..il vuoto..il silenzio della morte certa dopo 17 infiniti giorni. Era il 24 di dicembre, vigilia di Natale, all’imbrunire quando il corpo di Mattia è stato trovato steso nel bosco , senza vita…quel luogo così battuto nelle ricerche, quel corpo composto e bello.
Non crediamo sia possibile per un giovane uomo abituato alla montagna fin da piccolo, oltre che scialpinista, e così prudente addentrarsi in un bosco a lui sconosciuto e nel buio se non in una situazione di grave pericolo. Condividiamo un quadro amato da Mattia di Monet, suo artista preferito con l’augurio che guardando la stessa bellezza si possa trovare la stessa verità, che non cambierà la presenza di Mattia su questa terra, ma contribuirà in parte a riparare i nostri sentimenti cosicchè le ferite possano diventare cicatrici».

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