Sua "Maesta Sofferente" ha 50 anni e li porta benissimo

Esposta a Cantù l'opera del noto designer Gaeteano Pesce che a Milano aveva acceso le femministe

Maesta Sofferente a Cantù

Un simbolo del design internazionale è arrivato da qualche giorno nel cuore di Cantù in occasione del Festival del Legno.  Nello specifico stiamo parlando  della "Maestà sofferente", una scultura del designer Gaetano Pesce che simboleggia la violenza sulle donne. 

Lo stesso lavoro dell'artista aveva fatto tanto discutere la scorsa primavera quando era apparso in piazza del Duomo a Milano durante il Fuorisalone.Le femministe lo avevano contestato apertamente, poi una marcia indietro, ma soprattutto l'artista Cristina Donati Meyer aveva "vandalizzato" l'opera spruzzandole addosso vernice rossa. 

Ispirata alla storica poltrona Up5&6, Pesce ha realizzato questa scultura 50 anni fa: raffigura un corpo femminile infilzato da centinaia di frecce per rappresentare una metafora della violenza sulle donne che evidentemente non tutti hanno capito immediatamente. A Cantù - nonostante un vandalo nei giorni scorsi abbia piegato una delle sue frecce - l'opera è stata accettata con il sorriso anche se in molti, non consocendola e non essondoci spiegazioni in loco, si interrogano sul suo siginficato. 

maesta sofferente cantu-2

Pesce, 80 anni il prossimo 8 novembre, ha studiato architettura allo IUAV di Venezia, dove nello stesso periodo insegnavano personalità come Carlo Scarpa e Ernesto Nathan Rogers. Frequenta poi l'Istituto di disegno industriale di Venezia. Nel 1959 entra a far parte del Gruppo N, che nasce a Padova: assieme a lui partecipano altri 9 artisti tra cui Alberto Biasi, Ennio Chiggio e Milena Vettore, conosciuta qualche anno prima all'istituto veneziano di design. Il gruppo si scioglierà nel 1964. Nel 1972 partecipa alla mostra presso il Museum of Modern Art di New York: “Italy: The New Domestic Landscape”.

Dal 1983 vive e lavora a New York; in questa città ha dato vita alla società Fish Design. Nel 1996 gli è stata dedicata una retrospettiva al Centre Georges Pompidou, ma le sue opere sono esposte anche presso altri grandi musei del mondo, tra cui il Museum of Modern Art, il Metropolitan Museum of Art di New York e il Victoria and Albert Museum di Londra.[3]

Pesce è uno dei maggiori esponenti del design italiano, in particolare del design radicale. Dal 1962 intraprende la carriera di designer collaborando con l'azienda C&B (ora B&B Italia) alla realizzazione della Serie UP (da qui la scultura in oggetto), una serie di sette modelli di poltrone in schiuma poliuretanica che diventano subito una delle icone del design industriale italiano. La più celebre è la UP5 che riprende le forme delle statue votive delle dee della fertilità per dare vita a un vero e proprio manifesto di espressione politica sulla condizione femminile: la società della fine degli anni sessanta non è pronta a riconoscere alle donne le loro numerose capacità e le relega ai margini del panorama politico e sociale. Ben dopo l'anno 2000 Pesce, parlando del concetto di questa sua creazione, sosterrà quanto il tema sia ancora attuale in certi paesi del mondo. Nel 2000 la B&B Italia decide di riproporre in chiave moderna l'intera serie di poltrone. Nel 2010 ha creato per Cassina Sessantuna, un'opera composta da sessantuno tavoli che, riuniti insieme, formano la figura del caratteristico stivale, per celebrare i 150 anni dell'Unità d'Italia.

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