Lettera aperta al nuovo Prefetto di Como: "Ci scusiamo per l'operato di chi l'ha preceduta"

Il tema principale è la gestione dei migranti

La lettera aperta, inviata anche a tutte le redazioni, è firmata da Cominciamo da Como. Il contenuto è incentrato sulla gestione della (spinosa) questione dei migranti, una situazione mai risolta e che crea non pochi attriti all'interno della città. Dopo un excursus sulla problematica e sul difficile ruolo di una città di confine, non vengono risparmiate critiche al suo predecessore così come alle forze di maggioranza. Ecco il testo integrale: 

Gent. Dott. Polichetti,

Come parte della cittadinanza attiva di Como, Le scriviamo per esprimerLe il nostro rincrescimento per l’operato di chi La ha preceduta, particolarmente sulle questioni che riguardano le persone migranti sul nostro territorio, e di conseguenza per richiamarLa a una discontinuità di azione in questo Suo nuovo ruolo, nell’interesse di chiunque viva in questa città.

Come certamente saprà, la chiusura della frontiera svizzera durante la cosiddetta “crisi migratoria” del 2016 ha comportato una concentrazione di persone migranti a Como. La cittadinanza comasca rispose in modo rapido ed efficace alla situazione, fornendo assistenza, risorse e soluzioni a chi si trovava a vivere nel non-luogo della stazione San Giovanni. Diversamente fece la politica, che si limitò ad istituire tardivamente un campo d’accoglienza in via Regina – gestito con metodi discutibili e in ogni caso inadeguato a rispondere all’emergenza, dal momento che decine di persone ne risultavano escluse e dovevano rifugiarsi
nell’autosilo di via Val Mulini.

A peggiorare la situazione intervenne nell’inverno 2017 la nuova vicesindaca Alessandra Locatelli, che per ragioni ascrivibili a mera propaganda politica ordinò lo sgombero di via Val Mulini e ritenne, poco dopo, di chiudere anche il campo di via Regina senza sostituirlo con altro. In questo modo le persone ivi ospitate furono costrette a riversarsi nelle strade della città e trovare ospitalità solo sporadica nelle poche strutture esistenti. Tutto ciò è complicato oggi dal quadro legislativo introdotto con i cosiddetti “decreti sicurezza” (e in particolare dalla successiva legge 132/2018), di cui è ormai acclarata l’inadeguatezza oggettiva nel fronteggiare la situazione, anche volendo prescindere da un giudizio politico.

È in questa cornice che si trova ad operare l’Osservatorio Giuridico per i Diritti dei Migranti, costituitosi nel 2017 per riunire volontari/e e avvocati/e che lavorano attivamente a una risoluzione positiva delle difficoltà, di natura soprattutto legale e burocratica, che si trovano ad affrontare le persone migranti presenti sul territorio comasco. Questo gruppo si occupa di indirizzare le persone verso i servizi competenti, facilitare loro il dialogo con le istituzioni, rappresentarle legalmente e accompagnarle nella presentazione di
pratiche come quella per la richiesta d’asilo.

Nonostante le difficili condizioni normative in cui l’Osservatorio già si trova ad operare, dobbiamo segnalarLe che anche la Prefettura di Como, sotto la responsabilità del Suo predecessore dott. Ignazio Coccia, si è particolarmente distinta per aver posto ostacolo allo svolgimento delle procedure legali volte a garantire l’accoglienza delle persone che ne facevano richiesta. Così facendo, la Prefettura tradisce la propria funzione e determina l’impossibilità per le persone richiedenti asilo di accedere ai relativi servizi presenti sul territorio, condannandole alla vita in strada con conseguenze deleterie per le persone che vivono a Como, migranti e non.

Sebbene viga l’obbligo formale di concedere entro 30 giorni le misure di accoglienza, infatti, da anni la Prefettura manca di assolvere a questo ruolo, come testimoniano i sei ricorsi al T.A.R. finora vinti dall’Osservatorio contro la Prefettura stessa, in merito proprio a queste irregolarità procedurali. Le segnaliamo inoltre che la questione è particolarmente urgente in quanto, nel momento in cui Le scriviamo questa lettera, ben venti persone hanno regolarmente presentato richiesta di asilo e sono in attesa che la Prefettura si esprima.

Questa circostanza è gravissima e intollerabile. Da più parti viene segnalato come questo atteggiamento si inquadri in una strategia rispondente a una linea politica ben precisa. Sappiamo infatti che gran parte di queste persone richiedenti asilo provengono dalla cosiddetta “rotta balcanica”, e la loro mancata accoglienza dovrebbe disincentivare, nelle intenzioni del governo e del suo ufficio territoriale, il flusso di persone che giungono a Como da questa rotta. Tuttavia, l’unico effetto tangibile che così si ottiene è
l’esclusione dal circuito dell’accoglienza delle persone già presenti in città, che vengono spinte in una condizione di marginalità senza poter ottenere un lavoro e una dimora fissa.

Altre persone richiedenti asilo hanno visto negata l’accoglienza in quanto ricollocate in Italia da altri paesi europei. Tuttavia, un’ordinanza emessa dal Consiglio di Stato il 13 luglio 2020 si è espressa contro l’operato della Prefettura di Como e a favore della richiesta dell’Osservatorio, riconoscendo il diritto a un’accoglienza dignitosa nel Paese in cui si trova chi fa richiesta di asilo. Anche in questo caso, dunque, la Prefettura di Como ha mancato di svolgere correttamente le proprie funzioni e sfavorito lo svolgersi regolare delle procedure di inclusione.

In conclusione, La invitiamo dunque a rispondere adeguatamente alle responsabilità che la Sua funzione le impone, seguendo le strade già tracciate dalle norme vigenti che regolano il tema dell’accoglienza, e a non svilire il Suo ruolo prestandolo a interessi politici esterni.

Le forze politiche che utilizzano il proprio potere acquisito per operare pressione su tutti gli attori sociali, infatti, hanno esigenze di propaganda che contravvengono apertamente all’interesse cittadino. La Lega, in gran parte responsabile della situazione descritta sopra, ha visibilmente adottato una strategia di guerra frontale ai soggetti marginali anziché cercare di contrastare la loro condizione di marginalità. Nella nostra città, ciò si traduce sia nell’aumento quantitativo del numero di persone senza fissa dimora che nel
peggioramento qualitativo della loro condizione.

Gli ostacoli legali e procedurali posti in essere congiuntamente da governo, amministrazione cittadina, e Prefettura di Como hanno fatto in modo che la situazione delle persone senza fissa dimora si aggravasse in una vera e propria emergenza, la cui soluzione era nelle mani della stessa amministrazione che aveva contribuito a determinarla.

Il disinteresse delle forze di maggioranza nei confronti di una soluzione armoniosa di questa situazione si è recentemente manifestato nella loro contrarietà all’istituzione di qualsiasi struttura di accoglienza, anche emergenziale. Ciò non può che perpetuare uno stato di cose destinato ad aggravarsi, configurando una perversa spirale senza fine che può avere per esito solo manifestazioni gravi anche in materia di ordine pubblico: quello stesso ordine pubblico che la Lega dichiara ipocritamente di voler tutelare e che è invece nel Suo ruolo gestire, in primis attraverso lo strumento della prevenzione.

Per affrontare la tematica in questione in modo serio e responsabile, la città di Como deve riconoscere il ruolo cruciale che occupa a livello geografico e sociale nelle rotte migratorie. Di conseguenza, è necessario stabilire un coordinamento solido e propositivo tra Prefettura e amministrazione cittadina, non dettato da interessi personali o di partito ma in favore delle persone che vivono la città: contrastare l’esclusione sociale garantendo l’ordine e la sicurezza pubblica è proprio uno di quei compiti che vedono le figure del
Prefetto e del Sindaco coinvolte in prima persona.

Sono necessarie azioni concrete che contribuiscano a facilitare l’inclusione e non a ostacolarla, nell’interesse di tutta la comunità cittadina. Non è ammissibile attendere ogni anno il mese di novembre per fornire una dimora emergenziale e provvisoria grazie alla cosiddetta “emergenza freddo”, ignorando che il problema ha radici più profonde e richiede soluzioni all’altezza. Ciascuna autorità ha il potere dicontribuire in questo senso, e noi La invitiamo a svolgere la Sua parte.

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