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Venerdì, 19 Agosto 2022
Attualità

Guerra in Ucraina, l'SOS di Ludimilla per le vittime senza voce

Da Como un progetto di aiuti fatto anche di relazioni per tessere la pace

Gli  effetti collaterali del conflitto in Ucraina sono molteplici, tra i tanti a subire pesanti conseguenze ci sono gli ospedali psichiatrici e i centri per disabili. In un sistema di cura già non all’avanguardia tanti istituti sono stati evacuati e gli “ospiti” trasferiti in massa in strutture inadeguate e senza il personale necessario.

Uno di questi è  il  “Magal Orphanage” di Chernivtsi, costruito negli anni ’40 come reparto di maternità per le donne che rientravano dalle deportazioni è stato poi  trasformato in orfanotrofio dal regime comunista. E un grande edificio di circa 300 mq. con stanze e arredi vero vintage, e un aria fan? … sarebbe ideale come location per una mostra o per un film, ma è decisamente inadatto per gli ospiti che attualmente ha.

Negli ultimi anni, in attesa della totale chiusura,  vi erano ricoverati 5 bambini con disabilità fisica. Ora i bambini e ragazzi sono 52, e altri sono in arrivo, orfani con gravi ritardi fisici e psichici. Vengono prevalentemente  dalla zona di  Donesk, sono stati trasferiti a seguito del bombardamento della struttura che li ospitava, rasa al suolo. Hanno passato qualche giorno in un rifugio sotterraneo per poi affrontare il lungo e destabilizzante viaggio che li ha portati a Chernivtsi.

Il personale è insufficiente e impreparato per la gestione dei tanti casi così gravi, cercano di fare quello che possono. Anche il direttore del centro e la dottoressa che si occupa della gestione clinica dei ragazzi fanno del loro meglio ma manca tutto, anche l’acqua corrente che arriva solo in alcune aree, e i fondi.

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L’SOS di Ludmilla, che vive a Rebbio da 20 anni ma è originaria della zona

Ludimilla aveva visitato il Magal Orphanage ad aprile (appena erano arrivati i ragazzi da Donesk) con la chiesa evangelica di Baranzate, coinvolta  a sua volta da Nicu dell’associazione People2people di Oradea, con cui collaborano da anni per progetti con i Rom e la tratta degli esseri umani. Avevano trovato condizioni indescrivibili

La prima spedizione da Rebbio è partita a fine maggio: con 2 furgoni abbiamo portato farmaci e altro materiale richiesto. La situazione era leggermente migliorata rispetto ai primi drammatici giorni ma le necessità sono ancora tante. Poi sono salite in aereo una dottoressa ed un’educatrice specializzate nel campo. Si sono fermate 5 giorni, hanno focalizzato le necessità e da li ha preso vita il progetto che unisce varie realtà: la parrocchia di Rebbio (sotto il cui capello si sono muovono tante persone di diversa provenienza), la parrocchia di Maccio-Villaguardia, l‘associazione “Progetto di vita” di Baranzate (legata alla chiesa evangelica) e l’associazione People to People di Oradea (un bel mix geografico e culturale):

Il programma è di costituire piccoli gruppi di volontari, che si fermino all’orfanotrofio per 3-4 giorni, con l’intento di creare un diversivo per bambini e ragazzi, supportare il personale sia introducendo piccole strategie utili a migliorare l’assistenza che contribuendo praticamente al lavoro, dando così un filo di sollievo.La proposta è piaciuta molto alla minuta ma tosta dottoressa che ha le idee chiare ma le mancano le risorse (lei stessa lavora molto di più di quanto il suo contratto non preveda)

I nuovi viaggi

Per ora tre sono i viaggi in calendario  (in volo a Suceava in Romania e transfer in auto alla meta): a fine luglio, nei primi di agosto e a fine agosto In più, sempre a fine luglio, partiranno due furgoni carichi di farmaci , dispositivi medici e materiale vario. Poi si vedrà

Il senso di queste azioni?!

 Al di là delle differenti letture  che si possono dare del conflitto in Ucraina, il dato umano è indiscutibile: migliaia di profughi che, come in tutte le guerre ( e sono tante, troppe quelle attive ad oggi nel mondo), subiscono le scelte scellerate prese ad alti livelli. In questo caso vittime senza voce e senza consapevolezza, già succubi di un destino comunque difficile…la solidarietà  scatta spontanea.

E c’è anche un livello più sociale, forse “Politico”, che restituisce un Senso a ciò che senso non ha: la creazione di relazioni che amplificano esponenzialmente gli aiuti portati. Energie positive che si collegano e l’unione le rafforza (l’unione fa la forza si dice…) speriamo si diffondano e si accresca anche la consapevolezza di appartenere tutti all’unica razza umana… c’è chi fa la guerra e per fortuna c’è pure chi fa la Pace.  

Come partecipare

 Per maggiori informazioni, partecipare al progetto o sostenerlo con donazioni si può contattare Pamela +39 345 905 3658

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