Il Lago di Como nel nuovo video dei Gorillaz e Fatou

Song Machine è il nuovo progetto a episodi della band inglese

Fatoumata Diawara e Damon Albarn

Fatoumata Diawara, lariana d'adozione, e Damon Albarn leader dei Blur e dei Gorillaz avevano passato qualche giorno insieme sul lago di Como la scorsa estate. Come avevamo anticipato allora, Fatou e Damon erano sul Lario per girare il video di un brano del progetto Song Machine | Season One, per la precisione l'episodio due intitolato Désolé, brano che vede protagonista sul Lario proprio Fatoumata Diawara insieme ai Gorillaz. Alle riprese in motoscafo avevano partecipato anche Jamie Hewlett , membro dei Gorillaz, voce di uno dei cartoni, direttore artistico, e Remi Kabaka, grande illustratore, cartoonist. videomaker. 

Nelle scorse settimane i Gorillaz avevano svelato i dettagli dell'atteso progetto Song Machine, annunciato il 28 gennaio con una serie di misteriosi post pubblicati sull’account Instagram della band inglese. Si tratta in sostanza di una serie audiovisiva - composta da un numero imprecisato di episodi - nata per promuovere i nuovi lavori del progetto di Damon Albarn. I Gorillaz, infatti, ignoreranno le tipiche cadenze promozionali legate a una classica nuova uscita discografica.

fatou como gorillaz-2

La serie non avrà una cadenza prestabilita e ospiterà un parterre di artisti, dopo Slowthai & Slaves è toccato a Fatou, gli altri saranno una sorpresa. “Song Machine - ha detto il batterista Russel - è un modo del tutto nuovo di lavorare.  Il mondo si muove veloce, e dobbiamo essere pronti. Non sappiamo chi verrà in studio la prossima volta. Song Machine si nutre dell’ignoto, nasce dal puro caos. Non importa cosa diavolo arriverà, ma siamo pronti a produrre come se non ci fosse un domani”.

Fatoumata Diawara, candidata ai recenti Grammy awards 2019, ha pubblicato il suo ultimo album Fenfo lo scorso anno. Registrato tra Mali, Burkina Faso, Barcellona e Parigi, il disco ha suggellato il successo del tanto acclamato lavoro di debutto FatouFenfo è traducibile come “qualcosa da dire”. Il disco ha infatti molto da raccontare, e lo ha fatto con uno stile a volte esuberante nella sua contaminazione pop. Un afropop ricco di felici intuizioni, tra geniali contaminazioni funky, leggerezze tropicali piacevolmente esotiche e sintesi pop trascinanti come un rock’n’soul anni 70, anche se è nel pregevole uptempo di Kanou Dan Yen che la musicista trova il perfetto equilibrio tra la modernità afro-disco e le sonorità antiche della kora. Uno spirito musicale guerriero, che non ha paura di denunciare le grandi tragedie che avvengono nella sua terra d’origine.

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