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Frontalieri: tra Italia e Svizzera è il giorno dell'accordo

Oggi la firma, ecco tutte le novità

Come anticipa il Corriere del Ticino, oggi, dopo anni di attesa, è il giorno dello storico accordo. Questa mattina a Roma è stata infatti sottoscritta l’intesa sulla fiscalità dei frontalieri tra Svizzera e Italia. Si conceretizza così quanto evocato lo scorso ottobre dalla presidente della Confederazione Simonetta Sommaruga e dal premier Giuseppe Conte di chiudere l'accordo entro la fine dell'anno.  Sono stati quindi rimossi tutti gli ostacoli venuti alla luce fin qui durante gli incontri utili a raggiungere l'atteso accordo.

Il nuovo accordo

Secondo quando riporta i quotidiano della Svizzera italiana, con la nuova versione dell'accordo il Ticino dovrebbe incassare di più, perché avrebbe diritto all’80% (il testo originale prevedeva il 70%) delle imposte prelevabili alla fonte. Oggi la trattenuta è del 61,2%. Il resto viene ristornato all’Italia (oltre 90 milioni nel 2019). L’accordo entrerebbe in vigore all’inizio del 2023. Per quanto riguarda poi i frontalieri, verrebbe creato un sostema a "doppio binario": per quelli già attivi e quelli assunti fino al termine del 2022 provenienti dalla fascia di confine continuerebbe a valere il sistema d’imposizione attuale, ovvero prelievo alla fonte in Svizzera e nessuna imposta in Italia. I nuovi invece pagherebbero le imposte anche in Italia (dove le aliquote sono più alte) ma si vedrebbero dedurre la parte pagata in Svizzera e beneficerebbero di una franchigia di 10 mila euro (ora 7.500).

Questione ristori

L’accordo del 2015 prevede l’abolizione dei risotri, ma le parti si sono accordate per un periodo di transitorio della durata di 15 anni. A fronte della richiesta italiana di allargare la quota dei vecchi frontalieri, aumenterebbe anche la quota di ristorni che Berna dovrebbe riversare all’Italia. Da qui la controproposta elvetica di ridurre il periodo a 13 anni.

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