Deserto Como, un altro weekend da piangere

Gli assembramenti si diradano solo offrendo cultura diffusa in città

Quale poteva essere la miglior ricetta per evitare gli assembramenti in piazza Volta? Organizzare una serie di iniziative culturali diffuse in città. Mai come quest'anno, il Comune di Como avrebbe dovuto sentirsi chiamato in causa in questo senso. C'era tutto il tempo necessario per predisporre insieme agli operatori culturali - ai quali le idee non mancano mai - un dignitoso calendario. Invece non si è capito il momento che stiamo vivendo e si è preferito, ancora una volta, perdersi in un bando quanto mai fuori tempo massimo. Non solo, l'ennesima operetta politica ha fatto sì che perdessimo il terzo assessore alla Cultura in tre anni proprio in estate. Il tutto reso ancora più insopportabile dal fatto che l'operazione di gettare giù dal palco Carola Gentilini non è stata fatta per compiacere il pubblico ma solo per rimettere in scena gli attori e il regista di una pessina commedia.

Giunti così al 24 luglio di un'estate anomala a causa dell'emergenza coronavirus, ci troviamo a fare i conti con una città deserta per la quasi totale assenza di stranieri, ma soprattutto con un capoluogo totalmente incapace di offrire qualsivoglia evento ai propri cittadini e ai turisti di prossimità. Una città morta due volte, uccisa dal virus e dall'incapacità della politica di rispondere adeguatamente alle nuove necessità. Provate a guardare gli eventi del weekend: in questo nostro articolo (una rubrica settimanale dalla quale siamo stati costretti a togliere Como dal titolo per sostituirla con Lago di Como) o nella pagina dedicata a tutti gli appuntamenti non c'è una sola manifestazione che conivolga la città. 

Un deserto di programma e di idee che dovrebbe imbarazzare chiunque abbia a che fare con l'amministrazione della città. Una situazione mai vista prima, che riporta Como indietro di almeno 30 anni. Che diventa inaccettabile in un momento davvero difficile, durante il quale tutte le città dovrebbero avere il dovere di offrire un conforto anche attraverso iniziative ludiche. Ancora più intollerabile quando dinanzi a tutto questo nulla i ragazzi non  possono fare altro che riversarsi in massa in quei pochi angoli di città con ancora un segnale di vita. Perché la movida, se vi piace chiamare così un raduno di giovani senza alternative, la si "disperde" solo offrendo cultura. Come ho già scritto, questa orribile stagione la ricorderemo non solo come quella del distanziamento sociale ma a Como soprattutto come quella del distanziamento culturale. Non  resta che citare un famosa canzone dell'Equipe 84 dell'estate del 1969: "Tutta mia la città. Un deserto che conosco. Tutta mia la città. Questa notte un uomo piangerà". Oppure andate a Cernobbio.

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