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Turate, farmacista salvato da due stranieri durante una rapina, il grazie di don Pandolfi: “Lezione di senso civico”

Invito del parroco di Grandate a non cedere ai pregiudizi: "Gesto non scontato, spero che possa aprire la mente e il cuore di tante persone"

Il parroco di Grandate don Roberto Pandolfi

Il parroco di Grandate, don Roberto Pandolfi, torna a occuparsi del tema dell'immigrazione.
Un argomento toccato più di una volta dal sacerdote con riflessioni che hanno fatto discutere: come la provocazione se si possa essere contemporaneamente cristiani e stare con Matteo Salvini.
O quella in cui invitava volontari e preti a ospitare i profughi in casa propria.

Don Pandolfi è tornato a parlare dal sito della parrocchia, nella consueta riflessione del lunedì prendendo spunto da una notizia di cronaca di qualche giorno fa.

Una notizia in qualche modo "minore", ma che non ha mancato, di questi tempi, di suscitare alcune riflessioni: è quella del farmacista di Turate rapinato da un uomo, italiano, mentre depositava l'incasso della giornata in banca lo scorso 8 novembre. Un colpo andato però male al rapinatore, bloccato e disarmato da due extracomunitari, due marocchini, che hanno assistito alla scena e sono accorsi in aiuto del farmacista. Proprio per questo loro gesto riceveranno un encomio dall'amministrazione comunale di Turate.

Un riflessione, pubblicata il 19 novembre 2018, intitolata "Anas e Andnan", dal nome dei due coraggiosi extracomunitari, che invita a non farsi sopraffare dai pregiudizi.

"Questi due ragazzi - scrive don Pandolfi- non solo hanno dimostrato un gran coraggio, ma hanno dato a tutti una lezione di senso civico. Difendere un debole, impedire che si commetta un reato sono cose che dovrebbero essere normali in una società normale. Così come dovrebbe essere normale - prosegue- sapere che i buoni e i cattivi ci sono in ogni agglomerato umano, in ogni cultura, in ogni religione, in ogni popolo. E’ una cosa talmente ovvia, questa, che ce ne dimentichiamo spesso. E ci divertiamo anche, sciaguratamente, a perpetuare stereotipi superficiali e anche un po’ idioti"

Ecco la riflessione che riportiamo integralmente.

Diciamocelo.
Se fossero stati due delinquenti marocchini tutti avremmo fatto commenti banalmente indignati e sostanzialmente rassegnati : “Che cosa dobbiamo aspettarci da questi qui? Sono capaci solo di rubare, spacciare droga, stuprare…”.

E invece Anas e Andnan, due giovani marocchini regolarmente in Italia da parecchi anni, la rapina non l’hanno commessa, ma sventata. Rapina, tra l’altro, messa in atto da un italianissimo Massimiliano a danno di un dipendente della farmacia comunale di Turate, che stava andando a versare l’incasso della giornata.

E’ stato un gesto bellissimo, quello dei due ragazzi.
Un gesto di umanità che oggi non è così scontato. Sono sempre più numerosi i reati commessi alla luce del sole, davanti a tanti testimoni/spettatori , che si guardano bene dall’intervenire.

Certo, bisogna mettere tante cose sul piatto della bilancia e bisogna fare tante considerazioni davanti alla possibilità di impedire un reato o di denunciarlo: l’irrisorietà della pena (quando c’é, la pena) del reo è spesso una tragica presa in giro per le vittime. E non solo per le vittime, perchè anche chi interviene a loro sostegno, oltre al rischio immediato, corre il pericolo di finire in tribunale sul banco degli imputati. E poi la paura per sè e per i propri cari. Persino la paura di essere imbrogliati, di finire in qualche sceneggiata messa lì a bella posta per truffare o peggio…

Al di là di tutto, però, questi due ragazzi non solo hanno dimostrato un gran coraggio, ma hanno dato a tutti una lezione di senso civico. Difendere un debole, impedire che si commetta un reato sono cose che dovrebbero essere normali in una società normale.

Così come dovrebbe essere normale sapere che i buoni e i cattivi ci sono in ogni agglomerato umano, in ogni cultura, in ogni religione, in ogni popolo. E’ una cosa talmente ovvia, questa, che ce ne dimentichiamo spesso. E ci divertiamo anche, sciaguratamente, a perpetuare stereotipi superficiali e anche un po’ idioti.

Qualche anno fa, in Terra Santa, un bambino ci ha apostrofato con un bel “italiani macaroni e mafiosi”. Passi per il “macaroni”, ma che un intero popolo sia visto come mafioso…
Noi facciamo spesso la stessa cosa di quel ragazzino: mettiamo il cervello in un cassetto e applichiamo regole discutibili a interi popoli, così da avere una rassicurante rappresentazione del mondo con i buoni tutti da una parte (la nostra, ovviamente) e i cattivi tutti dall’altra.

Spero che il gesto di Anas e di Andnan possa contribuire ad aprire la mente e il cuore di tante persone.

E magari anche di coloro che gestiscono l’informazione, troppo spesso unilaterale e tendente al manicheismo, con lo straniero sempre cattivo o sempre buono a prescindere, in base all’appartenenza ideologica del giornalista.

Un ringraziamento, dunque, a questi due giovani. Ci hanno dato un bell’esempio di altruismo, hanno dato il loro contributo per rendere un po’ migliore il mondo,ci hanno aiutato a pensare.

don Roberto

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