De Sfroos, il Sociale è un "Manicomi"

Doppio showcase per il ritorno dopo 25 anni

I De Sfroos al Sociale

Difficile dire l'effetto che fa un teatro mezzo vuoto e mezzo pieno che va veloce verso il ritorno. La sensazione più immediata è che il pubblico ha una grande voglia di riprendere il suo posto sotto il palco e di lasciarsi alle spalle mesi di restrizioni. Perché un concerto è fatto sì di canzoni ma anche di quella voglia, che nessuno ci potrà mai togliere, nemmeno questo maledetto virus, di stare insieme. E così, in un clima gelido, non solo per un fine settembre che sembra dicembre, osservare una platea in mascherina più che dimezzata mette una certa tristezza.

Un distanziamento fisico che le canzoni dei De Sfroos, tornati insieme per la ristampa del loro Manicomi dopo 25 anni, hanno cercato subito di annullare. Onore al merito di chi ha creduto in questa operazione, il manager Gianpiero Canino, e ai quattro musicisti che in un attimo hanno cancellato anche il tempo. Quel tempo che si è portato via compagni di viaggio come Marco Pollini ma anche chi per primo aveva creduto in questa band venuta dal lago di Como: Umberto Savolini, giornalista e grande uomo di cultura che negli anni '90 aveva acceso la luce dei De Sfroos in Svizzera, scomparso proprio la scorsa notte, e Giulio Bianchi, un altro immenso animatore recentemente scomparso, a cui va il merito di aver dato loro un grande palco. 

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Serata doppia, per accontentare tutti i fan che volevano salutare il nuovo Manicomipubblicato in una doppia lussuosa edizione in vinile, che ha riportato al pubblico canzoni mai dimenticate e che attendevano il momento giusto per tornare tutte insieme in una nuova veste discografica, ma anche per essere suonate live senza che un quarto di secolo le avesse invecchiate. Un'ora di spettacolo in cui le canzoni e i racconti hanno strappato applausi, sorrisi e anche una mezza promessa che non finirà tutto qui. Difficile prevedere cosa succederà dopo aver ritrovato intatta la magia di una magica stagione riposta per 25 anni in un cassetto mai chiuso: di certo Davide Van De Sfroos (Davide Bernasconi), Alessandro Frode (Alessandro Giana), Didi Murahia (Arturo Bellotti) e Lorenzo Mc. Inagranda (Lorenzo Livraghi) stanno di nuovo bene insieme e hanno dimostrato che la loro "curiera" corre ancora senza ruggine. Non solo amarcord, quindi, ma tanta voglia di guardare avanti. Perché il futuro del folk di contrabbando non è ancora scritto. 

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