Nelle RSA visite vietate da mesi, ma alla Ca d'Industria i contagi esplodono

Nella prima settimana di gennaio trovate nella struttura di Rebbio 88 ospiti positivi su 116

Foto di repertorio

Da mesi gli anziani ospiti delle RSA non possono ricevere visite dei parenti, a meno che non vengano adottate severe norme di precauzione, come ad esempio guardarsi da dietro un vetro, senza potersi nemmeno abbracciare. Norme rigide per limitare, anzi, per evitare totalmente il rischio di contagio da covid. Eppure negli ultimi giorni i casi di ospiti e operatori delle RSA risultati positivi al coronavirus sono letteralmente esplosi. Lo conferma la situazione della Ca' d'Industria la cui struttura di via Varesina a Rebbio ha fatto registrare negli ultimi dieci giorni 88 casi di covid tra i pazienti e 36 casi tra i dipendenti.
Gianmarco Beccalli, presidente della Fondazione Ca d'Industria, ammette che si tratta di un'esplosione di contagi avvenuta nei primi giorni di gennaio: "Tutte le persone risultate positive il 4 di gennaio e l'8 di gennaio a seguito di tamponi, erano risultate negative in occasione dei quattro test di dicembre alle quali ognuna è stata sottoposta".

In alcune RSA italiane che c'è chi non ha mancato di sottolineare la tempistica della recrudescenza dei contagi, avvenuta immeditamente dopo l'inizio delle vaccinazioni. Non è assolutamente di questa opinione Beccalli che ravvisa le cause della nuova esplosione di contagi in una probabile variante del virus più contagiosa e aggressiva. "Per mesi abbiamo vietato le visite dei parenti per tutelare i nostri ospiti - ha detto Beccalli - perché questa era una delle misure di precauzione che ci garantiva di arginare il rischio di contagio. Purtroppo ogni operatore che lavora nelle case di riposo ha una vita fuori dal lavoro e chiunque può contagiarsi. Ma un conto è la possibilità di contagiare una o due persone prima di scoprirsi positivi, cosa che accadeva prima con il covid, un altro discorso è contagiarsi e contagiare gli altri con una nuova variante più virulenta che si diffonde molto più velocemente. Non sono un esperto e non spetta a me dirlo, ma credo siamo davanti a una nuova variante del virus contro la quale non ci resta che la strategia della vaccinazione, ma abbiamo bisogno di circa due mesi di tempo prima di riuscire a completare la campagna e considerarci protetti all'interno delle nostre strutture".

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