Coronavirus

La variante indiana che preoccupa il lago di Como: due mutazioni che provocano un morto ogni cinque minuti a Nuova Delhi

Chiusura dei confini e quarantena per chi arriva dall'India, dove si registrano quasi 350mila positivi al giorno

Non c'è dubbio che l'India negli ultimi anni abbia rappresentato un mercato importante per il turismo del nostro Lago di Como. Una meta sognata da molti indiani dopo i fasti delle pellicole di Bollywood girate sul Lario e i fidanzimenti reali a Villa Olmo e a Villa del Balbianello. Tuttavia la situazione in India è al momento davvero tragica. Tanto che il ministro della Salute Roberto Speranza ha annunciato ieri la chiusura dei confini a chi è stato negli ultimi 14 giorni in India. La scelta del ministro è dovuta alla variante indiana B.1.617 del coronavirus Sars-CoV-2, che sta provocando con le sue mutazioni un morto ogni cinque minuti a Nuova Delhi e centinaia di migliaia di contagi nel paese. 

Variante indiana: perché l'Italia si chiude contro le due mutazioni del coronavirus che provocano un morto ogni cinque minuti a Nuova Delhi

L'India ha raggiunto un paio di giorni fa il suo record di positivi quotidiano, arrivato quasi a quota 350mila mentre sono quasi 17 milioni i contagiati nel paese. Sabato l'India ha contato 2767 morti in un giorno e 192.311 dall'inizio della pandemia. Ovvero un morto ogni cinque minuti nella capitale Nuova Delhi. E nelle ultime 24 ore si è segnato un nuovo record negativo, con 352.991 casi diagnosticati, il dato più alto per il quinto giorno consecutivo. Salgono così a oltre 17 milioni il numero complessivo dei contagi, mentre i decessi, calcolando i 2.812 di oggi, sono complessivamente 195.123. I corpi bruciati in strada sono l'immagine più cruda di un'emergenza legata alla carenza di ossigeno, alla povertà diffusa, a misure anti-contagio tutt'altro che rigide nel Paese da 1,3 miliardi di abitanti, oltre che alla particolare aggressività della variante. 

In Italia dall'India adesso possono entrare solo i residenti, con tampone in partenza, in arrivo e con obbligo di quarantena. "Chiunque sia stato in India negli ultimi 14 giorni e si trovi già nel nostro Paese è tenuto a sottoporsi a tampone contattando i dipartimenti di prevenzione", ha fatto anche sapere Speranza, sottolineando come i nostri scienziati siano al lavoro per studiare la nuova variante indiana. "Non possiamo abbassare la guardia. Venerdì è stato il giorno record per casi a livello mondiale con 893.000 positivi di cui 346.000 proprio in India", ha aggiunto il ministro. 

La variante indiana, identificata come B.1.617, è stata individuata per la prima volta nel Maharashtra. Si tratta di una variante a due mutazioni (E484Q e L425R), che è stata scoperta per la prima volta a ottobre e ora si trova in più della metà dei campioni sequenziati dello Stato. A ciò si aggiunge un'ulteriore variante, la B.1.618, emersa nel Bengala Occidentale, che presenta anche una terza mutazione (D614G). Comunque, secondo il Centro nazionale per il controllo delle malattie (Ncdc) è la variante inglese (B.1.1.7) quella più diffusa, in particolare a Delhi e nel Punjab, mentre quella sudafricana (B.1.351) si trova principalmente nel Bengala Occidentale.

B.1.617: cos'è la variante indiana del coronavirus

A "Mezz'ora in più" il presidente del Consiglio Superiore di sanità e coordinatore del Comitato tecnico scientifico Franco Locatelli ha detto che "non ci sono dati" che supportino al momento la possibilità che la variante indiana possa resistere ai vaccini, dunque "andrei molto cauto e non creerei allarmismi". Quanto sta accadendo in India, ha poi aggiunto Locatelli, dimostra come "la pandemia va affrontata a livello globale, con i paesi più fortunati economicamente che devono aiutare chi è più in difficoltà, prima di tutto per ragioni etiche". 

Fausto Baldanti, virologo del San Matteo di Pavia, ha spiegato oggi a Repubblica che la variante indiana ha una peculiarità, ovvero una doppia modifica, in due punti della proteina spike, quella che viene usata dal virus per agganciare le cellule dell’ospite. "La proteina è composta di vari “mattoncini” cioè amminoacidi, indicati con dei numeri. Nella variante indiana cambia, come nella brasiliana e nella sudafricana, il 484. Poi ha una mutazione anche in un altro punto, il 452". Anche la variante sudafricana, considerata per ora la più temibile, ha due mutazioni sulla spike.

Secondo Baldanti non è ancora detto che sia più infettiva e nemmeno che provochi una malattia più violenta: "Si parla spesso della capacità delle varianti di essere più contagiose ma da noi abbiamo già l’inglese che ha questa caratteristica e l’infettività non può aumentare all’infinito. Così come non può mutare all’infinito nemmeno la spike. Il virus tenta di difendersi dalla risposta immunitaria dell’ospite ma non è detto che ne arriverà uno modificato completamente nuovo".

La variante indiana e i vaccini

Attualmente i vaccini dovrebbero essere in grado di contrastarla: uno studio condotto in Israele con il siero di Pfizer-BioNTech ha dato esito parzialmente positivo. La riduzione dell'efficacia dei vaccini, secondo uno studio dell'Università di Pavia, sembra rilevarsi per ora solo con la variante sudafricana. La variante è stata trovata in grande preponderanza in uno stato indiano, ma è stata ulteriormente rilevata in 21 paesi. In Gran Bretagna sono stati identificati 103 casi dal 22 febbraio ad oggi. In Italia risulta un solo caso, scoperto a marzo in Toscana. Di recente una persona rientrata dall’India in Svizzera è stata trovata positiva alla variante.

L'esplosione dei casi di coronavirus in India è dovuto alla nuova variante? "Mi sembra soprattutto legato al contesto di quel Paese, dove vivono 1,36 miliardi di persone — dice ancora a Repubblica Baldanti — Loro non hanno certo procedure di contenimento sociale come quelle occidentali, e anche il sistema sanitario è molto diverso. Resta il fatto che è giusto che l’Italia continui a fare un monitoraggio stretto delle varianti. Quello che accade in India dimostra comunque quanto è importante vaccinare tutta la popolazione mondiale, per non rischiare di trovarci varianti più pericolose di quelle che vediamo ora".

Anche nel resto del mondo si cercano risposte a questo virus con doppia mutazione, riscontrato oggi in altri due malati in Grecia. Il Bangladesh ha chiuso i 4 mila chilometri di confine con l'India per due settimane, e la Francia ha imposto a chi arriva da lì (nonché da Brasile, Cile, Argentina, Sudafrica e Guaiana) le stesse misure previste dall'Italia. Ma difficilmente basterà. Da Washington a Bruxelles, la situazione è definita "molto preoccupante". Anche per questo, è in corso una mobilitazione internazionale per rispondere alla richiesta di aiuto lanciata da Nuova Delhi. Gli Stati Uniti hanno annunciato "più rifornimenti e supporto", e stanno considerando di inviare all'India parte del surplus del vaccino AstraZeneca. L'Ue ha attivato il Meccanismo di protezione civile europeo, coinvolgendo i suoi Stati. La Germania ha promesso rifornimenti di ossigeno. 

Perché spaventa la variante B.1.617 del Sars-Cov-2?

In India il sistema sanitario è in ginocchio. Così è stato esteso di una settimana il lockdown per i 20 milioni di abitanti di Nuova Delhi, ed è stato imposto il coprifuoco in alcune aree, come il Kashmir. Nell'Uttarakhand, invece, sono state varate misure anti-Covid da tempo diffuse in Italia e in Europa, ad esempio il limite di 50 ospiti per i matrimoni.

L’epidemiologo americano Seth Berkley, alla guida della Global alliance for vaccines and immunization (Gavi), ha detto oggi in un'intervista a La Stampa che "la risposta globale al Covid è già stata ostacolata dall’emergere di nuove mutazioni, che si dimostrano più facili da trasmettere e maggiormente resistenti ad alcuni vaccini e terapie. Il loro insorgere sottolinea l’importanza di continui investimenti in ricerca e nello sviluppo di vaccini sempre più efficaci". Poi, una previsione: "Avremo altre pandemie e per questo serve investire per tempo in ricerca e impianti di produzione. Ora dobbiamo limitare contagi e varianti con i vaccini, senza dimenticare mascherine, distanze, test e terapie. Potremmo farcela nel 2022, ma c’è ancora tanto lavoro da fare". 

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