La testimonianza: "In Svizzera il Covid vissuto con coscienza, in Italia la mascherina è più un bavaglio"

A parlarci lungamente è F.C. un frontaliere di 43 anni che vive in Italia e lavora in Ticino da molti anni

«Io sostengo la libertà di pensiero ed espressione in un momento dove la mascherina è più un bavaglio di fronte a situazioni veramente poco chiare come ad esempio le autopsie negate sui morti di Bergamo». Termina così la testimonianza rilasciata a Qui Como da F.C, di 43 anni, che vive in Italia ma lavora in Svizzera (nel Ticino, ma conosce bene anche Lugano) da molti anni. Una opinione, la sua, ma ci è sembrato giusto darle voce. 

Il contatto con F.C. è nato su Facebook, a seguito di un suo commento circa un articolo pubblicato (qui il link) sulla gente che, priva di disponibilità economica, andava a vendere gioielli, oro e quant'altro ai vari compro oro di Como e di tutta Italia. Il frontaliere 34enne aveva scritto sotto: «3 mesi di blocco più la paura instillata nella gente. Nei prossimi mesi ci saranno tracolli su tracolli, nel frattempo il sig Conte non ci sarà più. Penso, con grande tristezza, ai ristoratori, baristi, pizzerie, ma anche stabilimenti balneari.
Hanno rovinato un paese consapevolmente, lasciando morire persone già con problemi per portare a termine un piano preciso.
Te lo garantisco, visto che lavoro in Svizzera e vedo tutt altro clima (precauzioni e responsabilità ma senso del lavoro e rispetto per la vita intatto)».

Abbiamo voluto, quindi, contattarlo per capire quali fossero le differenze, secondo lui, tra come è stata gestita l'emergenza covid in Italia, dove vive, e in Svizzera, dove lavora. Ecco le sue parole, forse dure, forse di parte, ma che fanno senz'altro riflettere. 

Svizzera: anziani spesa in orari stabiliti, bambini liberi di giocare, mascherine all'aria aperta libera scelta

«Guarda, il popolo Svizzero è molto civile ed educato. Non vedi città invase da spazzatura o quartieri degradati dove c è spaccio o prostituzione. Diciamo che hanno una cultura e civiltà superiore di molto alla nostra. Questo gli ha permesso di vivere con serenità e coscienza questa crisi sanitaria. Hanno chiuso le attività 1 mese e mezzo circa. Poi pian piano hanno riaperto usando piccoli accorgimenti. Ad esempio gli anziani andavano a fare la spesa in orari prestabiliti alla mattina. Poi le mascherine e guanti sono obbligatori per cassiere e commessi nei negozi ma all' aria aperta, ognuno ha libera scelta. Anche al supermercato i clienti possono decidere se usare o no le protezioni. I bambini giocano nei parchi ma non si creano assembramenti per una scelta personale. Bar e ristoranti sono aperti con distanziamenti già da tempo. La differenza sostanziale che io ho avvertito è la polizia, che si capisce bene come sia professionale e che cerca di aiutare le persone. Da noi si ha la sensazione di essere in un "regime". Ma soprattutto che le regole valgono per qualcuno e per altri no. Li poi è importante la cultura del lavoro, ma ad esempio lo sport nazionale è stato fermato perché vogliono dare l' esempio. Qui in Italia invece la serie A riparte ma le scuole no. È scandalosa questa cosa. 

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Anche a livello aziendale il governo è intervenuto subito economicamente aiutando gli imprenditori. Io ho ricevuto l 80 % dello stipendio subito a marzo e poi subito ad aprile. Io sostengo la libertà di pensiero ed espressione in un momento dove la mascherina è più un bavaglio di fronte a situazioni veramente poco chiare come ad esempio le autopsie negate sui morti di Bergamo».

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