Gianluigi Spata, da medico a paziente: "Come ho affrontato il covid"

A Como nell’inferno dell’emergenza sanitaria

Gianluigi Spata, presidente dell’ordine dei medici di Como

Era l’alba del Covid 19. Se ne parlava tanto e se ne sapeva pochissimo. Gianluigi Spata, presidente dell’ordine dei medici di Como ma prima ancora medico di famiglia, aveva già visto tanti pazienti covid-sospetti. Poi febbre e altri sintomi influenzali. È coronavirus? Non lo è? Se ne è parlato e scritto molto, perché l’idea che proprio lui fosse toccato dal covid al punto da dover andare in ospedale ci faceva troppa paura.
Il ricovero, i tamponi negativi. E sempre quella domanda che gli rifacciamo oggi:

Dottore, ha avuto il covid?
“Sì, al 100%”.

Ma i tamponi sono sempre stati negativi...
“I sintomi prima e la tac poi hanno mostrato un quadro inequivocabile. I tamponi erano negativi soltanto perché a quel punto il virus era “troppo profondo”. Ci sarebbe voluta una broncoscopia sotto anestetico per esaminare le secrezioni. Ma a quel punto non aveva più senso: la diagnosi era comunque chiara.”

Lei oggi però parla di certezza.
“Il test sierologico si è dimostrato altamente positivo. Non ci sono dubbi”

Qual è stata la storia della sua malattia.
“Ero a casa da 8 giorni con sintomi influenzali e assolutamente senza tosse, ma a un certo punto la saturazione è peggiorata. Da lì, un mese al Valduce e poi la riabilitazione a Lanzo. Mi hanno curato da prima con gli antibiotici, poi man mano che si scoprivano cose riguardo la malattia, mi venivano somministrate terapie che si stavano mostrando efficaci su altri pazienti”.

Come è stata la vita in ospedale.
“Il personale è stato meraviglioso (e non parlo solo dei medici) ma il covid è brutto, si sta davvero male. Questo è ciò che dovrebbero ricordare le persone quando pensano se rispettare o no le norme anti-contagio… Per quanto riguarda me, prima c’è stato il dolore, fisico intendo, poi man mano che stavo meglio l’ammirazione per i medici che erano così attenti a questa malattia per loro completamente nuova. Poi la rabbia: hanno cominciato a morire le persone che conoscevo, penso al dottor Stella a Varese e ai tanti colleghi comaschi. È lì che ho cominciato a occuparmi della malattia anche a livello “amministrativo”, cercando di spronare le istituzioni a fare meglio”.

Ci sarà la temuta seconda ondata?
“Spero, e credo, di no. Sarebbe tremenda per la popolazione e per un sistema sanitaria già fortemente provato. Ma non siamo fuori dalla pandemia, le regole vanno rispettate e bisogna considerarsi a rischio fino alla distribuzione a tappeto del vaccino.”

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