Pochissimi tamponi e mascherine: il dramma delle case di riposo e il durissimo attacco dei sindacti all'Ats

Secondo Cgil, Cisl e Uil le Rsa devono essere equiparate agli ospedali

Durissimo l'attacco dei sindacati ad Ats Insubria (ex Asl), responsabile, a loro dire di non avere fatto abbastanza per prevenire e contrastare la diffusione del contagio da coronavirus nelle cosiddette Rsa, vale a dire le case di riposo che ospitano anziani e disabili. I dati snocciolati dalla stessa Ats Insubria sono chiari: sono stati distribuiti alle Rsa della provincia di Como 29.878 dispositivi di protezione e sono stati effettuati o distribuiti 415 tamponi per operatori ed ospiti.

Secondo i sindacati oggi la situazione nelle Rsa del territorio comasco è drammatica, ben oltre il livello di tolleranza fisiologica del contagio e lontanissima dalla descrizione che ne fa Ats Insubria. Basti pensare che 415 tamponi non riuscirebbero a coprire neppure l’intera popolazione di una struttura cittadina, se consideriamo la sommatoria di ospiti e operatori. Ecco cosa scrivono i sindacati:

I dispositivi forniti continuano ad essere insufficienti (il numero di 29.878 va rapportato alla deperibilità quotidiana degli stessi e deve essere differenziato per tipologia di presidio).
Il numero di decessi è inverosimile, basti pensare, citando due strutture del territorio, che le sole Croce di Malta di Canzo e  Borletti di Arosio, sommate, hanno segnalato un numero di morti superiori a 30 con sintomatologie compatibili al Covid-19.
Alla luce di quanto sopra le scriventi organizzazioni sindacali ritengono che sia ormai giunto il momento della responsabilità. È ora di dire basta. Non possiamo accettare che la morte per Covid-19 sia un evento normale nella vita di un ospite anziano di una Rsa. Non possiamo accettare che il personale delle residenze sia quotidianamente esposto al contagio, carente dei dispositivi specifici, oltretutto mancante della dovuta formazione. Ci viene risposto che ogni ospite dovrebbe essere trattato, in via preventiva, come possibile fonte di contagio. Chi conosce minimamente la realtà socio assistenziale sa che la distanza sociale con l’anziano o il disabile, nella pratica dell’igiene quotidiana non può essere rispettata. Servono  quindi le stesse protezioni del personale ospedaliero.

Intercettare con tempestività il soggetto positivo Covid-19, prenderlo in carico come tale, isolarlo dagli altri ospiti per evitare la diffusione del contagio, assisterlo farmacologicamente è la base per ridurre il rischio clinico per lo stesso e per tutti gli ospiti delle singole strutture. È quindi necessario mettere in atto tutte le azioni per diagnosticare tempestivamente i soggetti contagiati dal Coronavirus, e per fare ciò è fondamentale rafforzare e potenziare la rete dei Laboratori Analisi che sono in grado di fare lo screening da tampone per la diagnosi del Covid-19. Non comprendiamo perché Ats Insubria e Asstnon abbiano ancora attivato il laboratorio analisi del presidio ospedaliero di San Fermo della Battaglia ad effettuare lo screening.

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L’effettuazione del tampone su anziani sintomatici, chiesto a gran voce dai sindaci e dai direttori sanitari, avviene troppo tardi (quando avviene) a contagio ormai diffuso. Contiamo purtroppo centinaia di operatori malati con sintomatologia Covid-19 privi di verifica. Anche  a nome delle nostre categorie del pubblico impiego, dei pensionati, dei Servizi alla persona e del Commercio, sollecitiamo  ancora una volta, tamponi a tappeto per tutti, ospiti e operatori (compreso personale degli appalti di cucine e pulizie spesso dimenticato ed invisibile) ed a svolgere quella sorveglianza sanitaria assente dal territorio. È evidente che andranno individuate le responsabilità per tutto quanto avvenuto da parte della magistratura.

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