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Impianto sportivo

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Scuola, trasporti, sport, tutti i disastri smascherati dal covid

Decenni di improvvisazione hanno presentato ai ragazzi il loro conto

Se fin da subito abbiamo capito che la tanto sbandierata sanità lombarda era un'eccellenza più nella propaganda che nelle realtà - acuita dal dramma della medicina territoriale smembrata - c'è invece voluto un po' più tempo per rendersi conto che molti altri servizi essenziali non funzionano. Dopo il lockdown e le grandi promesse politiche, per le quali si sono spesi fiumi d'inchiostro, alla prova dei fatti ci siamo subito resi conto che nulla è stato fatto. Nemmeno negli ospedali, dove non mancano solo posti in terapia intensiva ma anche e soprattutto personale sanitario. Perché medici e infermieri possono fare gli eroi e accontentarsi degli applausi giusto una stagione. 

E meno si fa, più si allarga la morsa delle varie restrizioni: è direttamente proporzionale all'inefficienza delle istituzioni. Non ho aumentato i mezzi pubblici? Chiudo le scuole. Le aule sono troppo piccole? Chiudo le scuole. Alla fine pagano sempre i cittadini, in particolare i più giovani, colpevoli di assembrarsi persino a scuola o ancor prima su un bus per andare in classe. Tanto c'è la didattica a distanza, panacea di tutti mali: ma anche qui se ne sono accorti non solo i genitori e gli insegnanti ma persino gli studenti che non ci sono le condizioni, non ovunque almeno. 

Cosa rimane ai ragazzi che non possono più andare a scuola, privi di tutti i risvolti sociali e non solo educativi che dovrebbe portare un'istituzione così fondamentale? Lo sport. E no, anche quello è in gran parte sospeso. Ma anche qui non avere strutture pubbbliche idonee gioca un ruolo determinante, basti pensare che solo a Como non c'è un palazzetto dello sport e anche la piscina olimpionica è chiusa da un anno. E allora che si fa? Se nulla funziona, gli si chiede di restare a casa. Di rinunciare non solo al divertimento ma anche alla didattica e al gioco. Come se fossero ospiti poco desiderati di questa società malata. 

Se prima della pandemia ci si arrangiava, ora che tutto ha bisogno di funzionare meglio, gli anni dell'improvvisazione hanno presentato il loro conto. Perché non basta difendere la scuola in presenza in modo ideologico, non basta dire ai ragazzi che sono il nostro futuro mentre gli stai negando il presente. E non si può nemmeno giustificare tutto in nome di una terribile crisi sanitaria che ha dalla sua un solo pregio: quello di avere drammaticamente smascherato tutte le inefficienze di un sistema capace di crollare alla prima scossa per colpa di una politica sempre pronta a premiare solo sé stessa. Ma un Paese civile non lo si  può curare lasciando in panchina il suo domani. 

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