Martedì, 21 Settembre 2021
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Il Sant'Anna tra le eccellenze per la cura dell'encefalite post covid: ecco come salvarono la vita ad una 40enne

The Journal of Nuclear Medicine pubblica nel numero di agosto la storia di un complesso caso di encefalite post Covid-19 che ha interessato una paziente del nosocomio comasco

Sant'Anna terapia intensiva (repertorio)

The Journal of Nuclear Medicine pubblica nel numero di agosto la storia di un complesso caso di encefalite post Covid-19 che ha interessato una paziente di quarant’anni ricoverata e curata nei mesi scorsi all’ospedale Sant’Anna. La donna era arrivata al Pronto Soccorso nel marzo 2020 in condizioni respiratorie molto critiche, con una polmonite virale estesa bilaterale da Covid-19. Fu subito rivoverata in terapia intensiva per il supporto delle funzioni vitali e a causa della gravissima insufficienza respiratoria, si resero necessarie intubazione e ventilazione assistita.

A distanza di circa due settimane dal ricovero, la donna presentò l’insorgenza di una severa complicazione neurologica e le indagini radiologiche effettuate, tra cui due risonanze magnetiche, non presentarono alterazioni. Il caso clinico veniva quindi discusso multidisciplinarmente tra i medici dell’Unità di Anestesia e Rianimazione 2, diretta dal dottor Andrea Lombardo, quelli della Neurologia, diretta dal dottor Giampiero Grampa e quelli della Medicina Nucleare, diretta dal dottor Angelo Corso.

Per valutare con maggior sensibilità eventuali alterazioni funzionali dell’encefalo, i clinici decisero di effettuare un’indagine cerebrale medico-nucleare Pet (tomografia da emissione di positroni). Grazie a tale indagine emersero evidenti estese alterazioni cerebrali che orientarono la diagnosi verso una patologia encefalitica, un’infiammazione acuta di alcune aree critiche del cervello, che venne subito opportunamente trattata con farmaci antinfiammatori.

Vennero inoltre avviati controlli sierologici di alta complessità con la collaborazione dell’Istituto Besta di Milano e sotto la guida del dottorPietro Tiraboschi, neurologo del medesimo Istituto, che ha poi curato con grande efficacia scientifica, insieme ai nostri professionisti, la neurologa dottoressa Rubjona Xhani e l’anestesista dottor Simone Zerbi, la pubblicazione del caso, accettato, appunto, dalla prestigiosa rivista scientifica americana The Journal of Nuclear Medicine. L’evoluzione clinica della malattia, grazie alla pronta diagnosi Pet e alla terapia immediatamente intrapresa, è stata di completa guarigione per la paziente, documentata anche dalla rapida normalizzazione dei successivi controlli Pet, “tecnica diagnostica utilissima” afferma il dottor Angelo Corso “non solo in fase di riconoscimento della malattia ma anche nel valutare l’efficacia delle terapie poste in atto. Tutti gli accertamenti hanno poi reso evidente un’ulteriore importante peculiarità della patologia neurologica della paziente, e cioè come la causa dell’encefalite non fosse legata direttamente alla presenza nel cervello del virus, mai documentata, ma da un danno virale indiretto, ossia determinato da una esagerata risposta anticorpale ed infiammatoria dell’organismo al virus stesso”.  

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