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Rsa, un dramma nel dramma: degenti lasciati ancora soli

Visite ancora vietate ma potrebbe esserci una soluzione

Con poche righe contenute all'interno della circolare regionale, dal 17 ottobre sono nuovamente vietate le visite dei parenti agli ospiti della case di cura. Fino a quanto non si sa ma è certo che la situazione sta diventando ogni giornisempre più difficile. Questo il testo del dispositivo: "Si conferma il divieto d'ingresso, da parte di visitatori, nelle Rsa e case di riposo da parte di familiari, caregiver e conoscenti, salvo situazioni estreme (come il fine vita) e con autorizzazine del responsabile medico. In tal caso andrà comunque rilevata la temperatura all'ingresso e si dovranno adottare misure stringenti per impedire il contagio eventuale".

"Per tutto il lockdown, da marzo fino a maggio - racconta S.R. di Como - non ho potuto vedere di persona mio padre ricoverato in una Rsa. Allora era giusto e in piena pandemia non c'erano altre soluzione per proteggere una categoria fortemente a rischio. Poi da giugno abbiamo potuto tornare nella struttura. Un famigliare alla volta, su prenotazione e con tutte precauzioni del caso: mascherine, distanziamento: due tavoli con vetro in mezzo".

"Non era facile - prosegue S.R. - far capire a chi ha avuto ad esempio un ictus, ma in generale alle persone anziane, perché non si poteva più andare tutti i giorni. Figuriamoci ora, che sono vietate del tutte le visite. quanto sia difficile spiegare che non possiamo più entrare in struttura. Non potendo avere un contatto diretto - per alcuni ospiti con problemi cognitivi non è pensabile nemmenoil conforto attraverso una telefonata - la situazione sta diventando drammatica. Si sentono soli e abbandonati senza riuscire a capire il perché. Ma anche chi è in grado di farlo, vive malissimo questa condizione di solitudine a tempo indefinito".

Allora come fare, esistono soluzioni alternative? "Altrove - ricorda S.R. - si stanno studiando misure alternative per consentire le visite. Ad esempio in Emilia Romagna da novembre partirà la possibilità per i parenti degli ospiti di effettuare il tampone direttamente nella struttura e, se l’esito sarà negativo, di ricevere l’autorizzazione a incontrare i familiari ricoverati".

Giusto proteggere le categorie più debolil, soprattutto alla luce di quanto successo lo scorso marzo ma quanto verrà sperimentato in altre regioni come l'Emilia potrebbe essere il giusto compromesso per superare questo dramma nel dramma. Bisogna assicurare equilibrio tra la massima tutela della salute degli ospiti e il bisogno di stare vicino ai propri cari. E' un dovere primario della Lombardia quello di trovare un'alternativa. Naturalmente la sicurezza va garantita e rimane la priorità assoluta, ma accanto all’esigenza sanitaria ne esiste una, altrettanto importante, che è quella affettiva, umana. Non bisogna arretrare di un millimetro sulle norme di sicurezza, ma non è possibile ignorare il dolore dei familiari dei degenti che non vogliono lasciarli soli. 


 

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