Partorire durante l'emergenza coronavirus: la commovente storia di Letizia

Il suo piccolo è nato all'Ospedale Sant'Anna di Como

Letizia ha partorito all'Ospedale Sant'Anna quando le manovre di contenimento del contagio da covid-19 in Lombardia erano già attive da parecchie settimane. Ottimista, e un po' fatalista, non si è fatta prendere dal panico, ma ha dovuto comunque fare i conti con la paura, anche perché in questo frangente ha un “problema” in più: suo marito è un medico ospedaliero e fin dal primo caso lombardo, pur cercando di non portare in famiglia le preoccupazioni, non ha potuto nascondere del tutto il progressivo peggioramento della situazione. "Era più in ansia di me - forse gli uomini lo sono sempre di più di noi alla vigilia del parto - ma la situazione lo preoccupava sempre più. Contemporaneamente però la sua professione ha rappresentato anche un vantaggio, perché diversi colleghi gli raccontavano come, tutto sommato, i reparti di maternità degli ospedali lombardi fossero delle isole felici in questo momento così complicato”. Letizia e suo marito hanno deciso subito di mantenere anche in casa le distanze di sicurezza, dormendo separati e mangiando a orari diversi, considerando la professione di lui e lo stato di gravidanza di lei.

Complicata è stata di certo tutta la preparazione: il corso preparto annullato, la rinuncia a tutti quei tipici e deliziosi acquisti prenatali di tutine, copertine e “ine” varie. E soprattutto la solitudine, l'isolamento.

Poi le doglie e la corsa in ospedale, senza sapere esattamente che cosa aspettarsi. "In effetti è stato un po' straniante, perché subito sia io che mio marito siamo stati accolti con mascherine e misurazione della temperatura e tutto aveva un'aria vagamente asettica, più di quanto un ospedale non abbia già”. Letizia ci spiega che per quanto possibile, in base alla disponibilità, nel reparto ostetricia dell'Ospedale Sant'Anna gli operatori stanno cercando di mettere le puerpere in stanze singole e subito dopo il parto lei e il bambino sono stati “chiusi” in camera. Da qui non potevano assolutamente uscire: bandite totalmente le passeggiate in corridoio e ovviamente le visite di tutti i parenti a eccezione del neopapà. "Questa è in assoluto la cosa più dura, dover rinunciare alla presenza dei miei genitori e dei miei suoceri, dei miei fratelli e degli amici più cari. Tutte persone che è normale e istintivo aspettarsi vicine in questi momenti. Io sto bene e sono tranquilla, ma mi resta il forte dispiacere che i nonni non possano godersi questi primi giorni del bimbo e, se le cose andranno avanti così, forse quando lo vedranno avrà già diversi mesi”.
E poi c'è il problema pratico di procurarsi alcune cose, indispensabili con un neonato in casa. “L'esplodere dei casi e delle restrizioni c'ha portato a non aver avuto il tempo di fare una grossa scorta di pannolini e vestiario… - sorride - poi bisogna pensare che ogni neomamma dà per scontato che parenti e amici porteranno un sacco di regalini e quindi limita un po' gli acquisti, così noi ci siamo trovati senza né gli uni né gli altri”.

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Forse per Letizia, più che per la maggior parte delle persone che abbiamo sentito in questo mese e poco più, il ritorno alla normalità è un sogno, un pensiero costante. Immaginare il proprio cucciolo finalmente nelle braccia dei nonni, poter avere il conforto di un'amica quando la giornata è un po' più pesante delle altre, sederti a tavola e trovare pronta la cena cucinata magari dalla suocera. Tutte cose normali. O almeno, normali fino a 40 giorni fa. 

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