Tamponi a chiunque torni al lavoro, l'attesa di 14 giorni dalla guarigione non basta

La lettera per Gallera è firmata da Spata e dai presidenti degli ordini provinciali della Regione Lombardia

Un'altra lettera, firmata da Spata e dai presidenti degli ordini provinciali della Regione Lombardia (FROMCeO di Como, Bergamo, Brescia, Cremona, Lecco, Lodi, Mantova, Milano, Monza e Brianza, Pavia, Sondrio e dall' Ordine Provinciale dei Medici Chirurgi e degli Odontoiatri di Varese) e rivolta all' Assessore al Welfare - Regione Lombardia, Giulio Gallera. Il tema è molto delicato: come affrontare il rientro al lavoro, che presumibilmente avverà nelle prossime settimane, senza mettere a rischio la vita dei lavoratori stessi o innescare una nuova valanga di contagi. Non bastano, secondo i medici lombardi, 14 giorni di attesa dalla guarigione clinica. Bisogna tenere in coniserazione vari fattori; chi è stato curato ai domiciliari, per esempio. 

Ecco il testo completo della lettera inviata oggi, 1 aprile 2020: 

«Ill.mo Avv. Gallera,

si fa seguito alla precedente comunicazione di questa Federazione per sollecitare un incontro sulle numerose tematiche che prevedono il coinvolgimento della professione medica sull’argomento.

Si coglie l’occasione per segnalare come la problematica emergente sia rappresentata dalla futura ripresa del lavoro dei soggetti guariti dalla malattia, intendendo tra essi anche quelli curati a domicilio sia per forme lievi che per polmonite.
Tale contingenza ripropone la necessità di valutare, in questa seconda fase dell’emergenza epidemica, il corretto utilizzo dei test diagnostici (tampone o, se ve ne fossero eventualmente le condizioni e le indicazioni test anticorpali).

Attualmente in Lombardia il tampone viene fatto sui ricoverati per polmonite interstiziale bilaterale: tale intervento, per quanto comprensibile, nella situazione epidemiologica attuale non sembra poter essere di particolare aiuto a una diagnosi clinica di per sé evidente. Per contro, i molto più numerosi pazienti trattati a domicilio per forme lievi e i pazienti trattati a domicilio per polmonite, senza essere stati sottoposti ad alcun tipo di test, non vengono sottoposti ad alcuna indagine preliminare alla ripresa del lavoro.

L’indicazione di attendere quattordici giorni dopo la guarigione clinica prima della ripresa del lavoro appare inaffidabile e non tale da garantire, alla riapertura graduale delle attività, dal rischio di una importante e drammatica diffusione dell’epidemia.

Risulta pertanto evidente come sia indicato sottoporre tutti i pazienti che abbiano avuto sintomi, anche lievi e anche trattati a domicilio, ad un test che garantisce, per quanto possibile, la non contagiosità alla ripresa del lavoro.

Si ringrazia per l’attenzione e si resta in attesa di una urgente convocazione che consenta la ripresa di una fattiva collaborazione nell’interesse della nostra martoriata Regione».

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