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Martedì, 30 Novembre 2021
Coronavirus

Bruno Magatti a tutto campo: "I divieti non sono l'unica strada da percorrere"

E per la Como del dopo Landriscina sogna una città solidale

Trascorsi oltre dodici mesi dall'inizo della pandemia, diventa inevitabile provare a riflettere sul sistema delle chiusure come unica via possibile. I dubbi e le domande che tutti ci poniamo sono ancora molti. Fin dall'inizio, Bruno Magatti ha sempre rappresentato in questo contesto una voce critica, puntuale e necessaria. E mai come oggi il confronto rappresenta un bene rispetto al quale non ci si può più sottrarre, soprattutto quando le restrizioni sembrano essere sempre più figlie della rassegnazione che non della necessità. 

"Dopo un anno di emergenza genelare, dove tutti sono piegati alle scelte imposte - afferma Magatti - è arrivato il momento di fare una valutazione piu seria e chiederci se questo approccio moralista, se questo carattere normativo basato su regole contradditorie, spesso declinate a una casistica paradossale, sia davvero l'unica strada percorribile. Se all'inizio della pandemia tutto questo poteva avere un senso, col passare dei mesi si è continuato con la logica delle prescizioni, rinunciando totalmente alla strada della corresponsabilità solidale. Eppure una società come la nostra, con una lunga storia di civiltà, avrebbe meritato un passo in questa direzione. Così facendo, non guardando alla responsabilità, diventa invece sempre più evidente quanto le persone siano sempre più restie ad impegnarsi nei confronti di obblighi che non riescono a fare propri. Gli esperti rispondono esclusivamente ai loro paradgmi culturali, senza avere la capacità di elaborare la complessità delle diverse situazioni. La tragedia dei ragazzi, reclusi da un anno e senza scuola, è la dimostrazione che questo approccio - con i suoi giudizi categorici immodificati e senza analisi specifiche - non può funzionare". 

"Una società ipernormata, ossessionata dalle regole, che in questa fase sono diventate ancora piu esterme - aggiunge Magatti - non  aiuta a risvegliare una società capace di valutare i propri comportamenti virtuosi. Siè persa così l'occasione per stimolare la libertà solidale e responsabile. Ai bambini che non  conoscono il pericolo devi dire cosa fare, ma non puoi farlo per tutta la vita perché poi si cresce. Invece ci ritroviamo con una situazione pessima delle scuole - che peraltro ha evidenti radici antiche e mai risolte - con l'imposizione normative che anche laddove sono state completamente attese non sono servite ugualmente ad evitare nuove chiusure, vedi il caso dei negozi o dei teatri". 

"Il compito della politica - prosegue Magatti - è quello di mostrare un pensiero - ma usare un modello normativo piuttosto che premiare le azioni corette di chi agisce in sicurezza, alla fine fa perdere di vista il problema, che a questo punto non è più l'emergenza ma le sue norme che hanno portato ad un clima proibizionista. Questa situazione che "punisce" tutti non è più accettabile e non si può far finta di non vedere i gravi problemi sociali che si stanno sviluppando in questi mesi. Oltrettutto senza che sia stato fatto nulla per i trasporti e con un piano vaccinale ancora zoppicante. 

Emergenza Como

"A Lurate Caccivio hanno realizzato un hub vaccinale che costa poco grazie alla Pro Loco. Noi invece a Como spendiamo 280 mila euro per Villa Erba perchè il piazzale era sporco? Tutto ciò dimostra la pochezza di questa giunta nonostante abbia un sindaco come Mario Landriscina che arriva dall'emergenza. Uno dei pochi primi cittadini che aveva le carte in regola per parlare con Bertolaso a testa alta, ha invece dovuto arretrare senza battere ciglio". 

"Mi chiedo poi se sia possibile - aggiunge ancora Magatti - che il sindaco non abbia mai sottomano i dati dei contagi della città. Ho visto sindaci che ogni giorno offrivano questo servizio ai loro cittadini. A Como i contagi non sono esplosi, hanno avuto un numero relativamente contenuto, ma conoscerli nel dettaglio i dati aiuta a far capire a chi si comporta bene che sta facendo la cosa giusta.

I negazionisti del virus sono inaccettabili, ma lo stanno diventando in egual modo anche coloro che negano i problemi che stanno avendo i giovani e gli anzini. Le stanze degli abbracci potevano avere un senso un anno fa ma ora sono assurde. Non è più possibile limitare la libertà delle persone senza premiare chi agisce responsabilmente. Bisogna ribadire chiaramente alcuni pochi punti fermi e non solo continuare a dire di restare a casa. Ad esempio mettere in chiaro una volta per tutte quali sono le condizioni in cui ci si contagia e quelle invece in cui il contagio non avviene. Che senso ha, ad esempio, andando verso la bella stagione, vietare che i ristoranti e i bar tengano chiuso all'aperto se rispettano le regole del distanziamento?

La bottega artigiana 

Dopo aver lasciato il consiglio comunale, Bruno Magatti ha dato vita, all'interno di Civitas, al progetto della Bottega Artigiana. "Proviamo a mettere sul tavolo idee e attrezzi che insegnamo ad utilizzare. L'esperienza deve essere al servizio degli altri per produrre qualcosa di utile e gradevole. L'obiettivo è quello di lavorare per sviluppare una città sociale, che incontri le persone, che abbia cura dei cittadini in relazione all'ambiente in cui vivono. Vogliamo costruire una città diversa, con una visione del domani, che sappia porre la pubblica amministrazione al servizio della genitorialità, dei bambini, degli anziani,

Ci vuole tempo, ma è un cammino che deve mostrare un orizzonte. La pandemia ci insegna che la società deve vivere nel solco della corresponsabilità proteggendo le persone in difficoltà. La percezione di una città solidale si è smarrita. I ragazzi sono scioccati ma devono uscire dal tunnel e capire che questa sociètà non va bene. Da solo non ce la fa nessuno, abbiamo bisogno di una casa comune. E chi conduce la casa comune deve essere una persona di cui ci si può fidare, credibile, leale, sincera.  

Il nostro oberttivo è quello di completare il lavoro della nostra Bottega Artigiana entro l'estate. Vogliamo avere tante persone con cui condivedere i nostri pensieri per poi presentarci in autunno con una personalità che si connoti nettamente. Dialogheremo con chi vorrà farlo, c'è un spazio politico enorme da colmare. L'esperienza e la voglia di molti giovani possono fare la differenza. Anche a Como".

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