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Covid, al Sant'Anna la storia dei fratelli Luigi ed Elisa: a sorpresa ricoverati insieme. E guariscono

La commossa lettera della figlia: "Lo staff del reparto ha fatto un'opera di gioia"

La storia dei fratelli Luigi ed Elisa Silvani è di quelle che, di questi tempi, riaccendono la speranza, o almeno attenuano la paura. Il timore di finire ricoverati in ospedale per covid crea angoscia, soprattutto quando il paziente è anziano e a causa dell'età rischia non solo di non farcela ma anche di vivere il ricovero in ospedale senza la possibilità di vedere, parlare o solo ascoltare la voce dei propri cari. Per questo la storia a lieto fine che racconta Giulia, figlia di Luigi, può essere di conforto.

In questo periodo buio e delicato, vorrei porre alla vostra attenzione questa storia, una storia di speranza... quella di mio papà, Silvani Luigi 62 anni di Olgiate Comasco, positivo al COVID-19, dopo ben 12 giorni di febbre alta, dolori e un senso di debolezza infinita viene ricoverato presso l’ospedale Sant’Anna di San Fermo della Battaglia il giorno giovedì 29/10. Lo stesso giorno anche mia zia, Silvani Elisa 75 anni, sua sorella, viene ricoverata per lo stesso motivo presso il medesimo ospedale.

Nessuno ha più notizie.

Nel vederlo autonomamente salire sull’ambulanza, nessuno di noi avrebbe pensato che avesse già in corso una grave polmonite bilaterale che lo avrebbe costretto a combattere per sopravvivere.
Si sono susseguiti giorni di attese, ansie, paure, chiamate al pronto soccorso sperando di riuscire a parlare con qualcuno che potesse darci delle buone notizie... il nostro pensiero andava a loro che, oltre ad essere consapevoli di avere in circolo un virus che avrebbe potuto ucciderli, erano anche consapevoli che ogni nostra visita in ospedale era assolutamente vietata, che avrebbero potuto non vederci più.
Nonostante l’inizio tragico e il panico iniziale, le notevoli competenze e l’infinita umanità degli operatori hanno dato immediatamente i loro frutti.

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Inizialmente con il rischio di essere intubato, è stata data a mio papà una seconda possibilità: uno staff ha creduto potesse farcela anche ricevendo ossigeno da un casco respiratorio Cpap.
Passati i primi due giorni in pronto soccorso, già sotto le prime cure, vengono poi ricoverati entrambi nei rispettivi reparti, senza sapere niente l’uno dell’altro.
I dottori, da subito premurosi, hanno trovato il tempo di chiamare noi famigliari per tenerci informati quasi giorno per giorno.

Il lavoro degli infermieri è stato eccellente, l’attenzione e il coraggio hanno pian piano placato il panico e la paura che dominava gli occhi di mio papà.
Dopo 10 lunghi giorni di cure e di ossigeno, passato il peggio per il loro stato di salute, lo staff del reparto ha deciso di fare un opera di gioia: ha riunito a sorpresa nella stessa stanza i due fratelli da settimane separati, anche se sotto lo stesso tetto, il tetto di un ospedale che sta combattendo alla grande, con tutte le sue forze.
Ebbene sì, dopo settimane di silenzio e paura passeranno gli ultimi giorni di cure nella loro stanza COVID, complici di questa brutta esperienza, finalmente insieme, finalmente in famiglia. Un grazie infinito va all’intero personale dell’ospedale Sant’Anna di San Fermo della Battaglia.

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