Coronavirus, la data dei "contagi 0" in Lombardia. Siamo la regione che guarirà più tardi e c'è il rischio seconda ondata

L’esperto: "Sono millenni che in autunno i virus tornano, dall'influenza alle polmoniti: anche questo tornerà"

La XVII edizione del Rapporto Osservasalute, curato dall'Osservatorio Nazionale sulla Salute nelle Regioni Italiane (che opera nell'ambito di Vihtaly, spin off dell'Università Cattolica), prende in esame tantissimi aspetti legati al rapporto tra regioni e sistema sanitario nazionale, non nascondendo pesanti critiche alla gestione degli ultimi anni. Forse oggi però la pagina più interessante è quella legata alla pandemia, alla sua gestione dall’avvento del coronavirus nelle nostre vite e a come evolverà nei prossimi mesi.

La gestione dell’emergenza

Tante differenze tra le regioni italiane: il Veneto ha la quota più bassa di ricoverati e quella più alta di positivi in isolamento domiciliare. Atteggiamento diverso della Lombardia e del Piemonte che hanno percentuali di ospedalizzazione tra il 50 e il 60% all’inizio della pandemia, per poi crescere e oscillare tra il 70 e l’80% nella prima metà di marzo.
Nell’emergenza sanitaria Osservasalute registra anche le differenze regionali riguardo ai decessi: in Lombardia il tasso di mortalità raggiunge il 18%, in Veneto il 10%. Emilia-Romagna, Marche e Liguria, che sono le regioni con la letalità più elevata dopo la Lombardia, non salgono al di sopra del 16%. "Non è chiara la spiegazione di questo dato – esplicita il rapporto -, ma verosimilmente si è verificata una sottostima del numero di contagiati”, come a dire che in Lombardia ci sarebbero un sacco di positivi non individuati.

Coronavirus: cosa succederà ora

Nulla di buono, almeno per noi: "La Lombardia mostra una dinamica dei contagi ancora molto sostenuta – spiega il rapporto - con un andamento estremamente variabile, ma con un trend di discesa molto lento: i modelli statistici indicano che la pandemia in questa regione entrerà nella fase di azzeramento non prima di 3 mesi”. Al contrario, molte regioni sono nella fase finale dell'epidemia o ci stanno entrando e alternano giorni senza contagi ad altri con un basso numero di nuovi casi. Tre regioni, di cui due a noi vicine (Piemonte e Liguria, oltre al Lazio), mostrano poi andamenti molto altalenanti nell'ultimo periodo, frutto di nuovi focolai improvvisi, ma forse anche di irregolarità nella rilevazione dei nuovi contagi; qui la fase finale si prevede intorno alla seconda decade di luglio.
"È bene ricordare – esplicita il rapporto - che l'Organizzazione Mondiale della Sanità considera terminata una pandemia quando il numero di nuovi contagi è pari a 0 per almeno 40 giorni consecutivi, pertanto, anche nelle regioni con il quadro epidemiologico migliore, ancora non è possibile affermare che l'epidemia si sia arrestata. Inoltre resta inteso che i dati rilevati dalla Protezione civile ignorano i casi asintomatici che quindi non rientrano nelle curve stimate".

Ricciardi: "Se virus non si azzera a luglio e agosto, diventa endemico"

"L'infezione è caratterizzata dallo stesso virus di gennaio, dalla stessa potenzialità e capacità di diffusione e se allentiamo la guardia tornerà”. Così ha commentato Walter Ricciardi, professore ordinario di Igiene generale e applicata all'Università Cattolica e direttore dell’Osservatorio Nazionale sulla Salute nelle Regioni Italiane, presentando il rapporto Osservasalute 2019.
“Si diffonderà probabilmente tra i giovani, che - per assenza di comportamenti adeguati - saranno i portatori dell'infezione e lo trasmetteranno a genitori e nonni e così tornerà la grave pressione sulle strutture sanitari.".
Continua l’esperto: "Sono migliaia di anni che in autunno i virus tornano, dall'influenza alle polmoniti: anche questo quasi sicuramente tornerà, perché rispetto alla Sars e alla Mers ha una grandissima capacità di contagio, per questo sarà importante la vaccinazione antiinfluenzale. Abbiamo bisogno di un'alleanza tra scienza e politica, tra scienza e media: la paura tornerà, ma se si riesce ad agire con razionalità i problemi possono essere evitati", ha concluso Ricciardi.

La Lombardia

"Se l'azzeramento non comincia a verificarsi adesso, a luglio e agosto, il virus comincia a diventare endemico, a stabilizzarsi nella nostra penisola e a riacutizzarsi in coincidenza con l'autunno - ha spiegato Ricciardi – ma fa eccezione la Lombardia, dove data la circolazione del virus siamo abbastanza certi che non sparirà nei prossimi mesi: secondo le nostre previsioni - ha spiegato il professore - se i dati continuano in questo modo, una possibile attenuazione si avrà soltanto il 17 ottobre, quando nel frattempo però probabilmente sarà ricominciato".

Come ci dobbiamo comportare

"Quello che è importante – ha concluso Ricciardi - è il distanziamento fisico e la cautela nelle relazioni sociali, il lavaggio delle mani che controlla il 60% dei contagi, l'uso corretto delle mascherine. Avanti così fino a quando non avremo un vaccino!".

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