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No al pigiama

No al pigiama

Lockdown, a Lugano va in scena la guerra tra il pigiama e le mutande

Nei negozi di intimo si possono vendere solo slip e reggiseni

Tutto il mondo è paese, vien da dire. Da ieri e per cinque settimane, anche in Canton Ticino, sono chiusi i negozi: è la strategia di Berna per contrastare la diffusione del coronavirus che ha portato la Lombardia di nuovo in zona rossa. Tra le tante norme che regolano permessi e divieti in Svizzera, fa discutere quella egata alla biancheria intima. Di fatto, oltreconfine, come riporta oggi il Corriere del Ticino, nei negozi specializzati è possibile vendere slip e reggiseni ma non i pigiami, per qualche ragione non classificati come biancheria intima ma evidentemente come un qualsiasi altro capo d'abbigliamento. 

Insomma i negozi di intimo a Lugano hanno il permesso di vendere le mutande ma non il pigiama. Una delle tante storture che hanno evidentemente poco senso rispetto al pericolo degli assembramenti e del conseguente aumento dei contagi. E' una stagione che riesce ancora a sorprendere (e a far sorridere amaro) per come si perde nelle maglie delle sue restrizioni che, viene da dire, lasciano letteralmente in mutande. 

La lista dei negozi aperti a Como mette diversi paletti ma non pone invece limiti ai negozi di intimo, seppure il settore sia penalizzato ad esempio al mercato della mura, dove le bancarelle non potranno tornare almeno sino al 31 gennaio. Altra questione che lascia davvero perplessi. 

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