Lettera al sindaco di Como: le proposte (senza polemiche) di un gruppo di genitori per riaprire gli asili

Mamme e papà scrivono al primo cittadino, con molte idee per poter garantire una vita sociale ai loro figli

L'idea nasce da un gruppo di genitori nella pagina "La Lombardia riparte dai bambini" (nata lo scorso 28 aprile e che conta ad oggi oltre 2800 membri) che si stanno organizzando per spedire lettere analoghe in tutte le province Lombarde.

Per la Provincia di Como è stata lanciata una petizione su Change.org sabato e in meno di 48 ore, tra la piattaforma e il passaparola, sono state raccolte 90 firme di genitori che hanno condiviso la richiesta e hanno deciso di esporsi con nome e cognome.
Questo il link della petizione: https://chng.it/SgYM5bGKPr

«Tutti ci stiamo adeguando ad una vita differente, così i bambini: non è ipotizzabile che tutti abbiamo nuove regole e i bambini devono stare semplicemnte chiusi in casa» dice Roberta Confalone, una delle promotrici dell'iniziativa.

Si chiede di iniziare a pensare anche ai diritti e alla tutela dei più piccoli, in particolare della fascia 0-6 anni, ad oggi esclusi da ogni road map legata all'emergenza sanitaria, e lavorare affinché si arrivi a settembre in grado di riprendere in sicurezza l'attività scolastica.

I genitori che hanno firmato la lettera, il cui contenuto riportiamo integralmente, non vogliono essere polemici ma concreti e costruttivi.

Il testo integrale della lettera al sindaco di Como

«Como, 4 maggio 2020

Egregio Sindaco Mario Landriscina, a scriverle è un gruppo di mamme e papà in rappresentanza di bambini e genitori della città e della provincia di Como. Siamo ben consapevoli della straordinarietà della situazione e della difficoltà di intervento e riorganizzazione, tuttavia riteniamo necessario farle presente che i diritti e la tutela dei bambini, soprattutto nella fascia di età 0-6, sono stati completamente ignorati nell’agenda della fase 2....

Come coniugare, dunque, il diritto alla salute con quelli di ogni cittadino?

Ecco alcune proposte:

Per la fascia 2/6 anni: organizzare principalmente attività educative all'aria aperta (pienamente gestibili già da giugno-luglio e fino all’arrivo dell’autunno) su modello del progetto pedagogico “asilo nel bosco”.

Queste attività potranno essere svolte nei giardini dei nidi e materne, negli spazi offerti dai parchi comunali e anche collaborando con oratori e società sportive cittadine per l’utilizzo dei loro spazi al chiuso e all’aperto.

Queste collaborazioni per l’uso di spazi privati e l’eventuale assunzione di personale potrebbe essere regolata da bandi pubblici e non. Con l'arrivo dell'autunno, augurandoci che l’emergenza sarà in via di regresso, i bimbi potranno essere divisi in piccoli gruppi e concentrare le attività in spazi al chiuso. Anche turnare gli orari può rappresentare un'ipotesi per garantire una minore compresenza. Il tempo passato nei servizi educativi sarà forse minore ma di certo di qualità. Si potrebbe attuare questo progetto già con i centri estivi.

Per i remigini del nido e della materna: organizzare alcuni momenti di saluto e raccordo e visita alle nuove scuole, accompagnati a piccoli gruppi dall'educatrice in uscita di riferimento, in modo che il passaggio al nuovo ordine non sia traumatico.

Per la fascia 6 mesi-2 anni: la questione è più complessa, nei più piccoli l'attività di esplorazione orale è prevalente per cui i loro giochi diventerebbero la fonte principale di contagio. In questo caso, due potrebbero essere le proposte: - organizzazione di momenti di psicomotricità a piccoli gruppi oppure di laboratori musicali aperti anche alle mamme o babysitter che accompagnano i bimbi (laboratorio metodo Gordon); - organizzazione di attività di manipolazione e atelier che non comportino scambio di oggetti. Vale anche in questo caso il discorso di turnazione e quanto detto sopra per i grandi rispetto alla divisione degli spazi.

Per garantire divisione generale in piccoli gruppi e utilizzo al meglio dei tempi e degli spazi gioco, sarebbe inoltre il caso di avere più personale educativo. Come fare?

Le ipotesi potrebbero essere: - realizzare un nuovo e corposo piano di assunzioni stabili; - fare delle assunzioni straordinarie a tempo determinato; - incentivare stage e tirocini rivolti a neolaureandi e studenti prossimi alla laurea dei corsi di scienze della formazione.

Queste proposte permetterebbero di creare delle miniclassi con un numero esiguo di bambini per educatrice. Chiediamo altresì un supporto concreto economico ad asili nidi e scuole dell’infanzia per scongiurarne la chiusura.

Ci auguriamo di ricevere un riscontro alla presente e di accogliere pubblicamente proposte attive e concrete orientate a quanto suggerito. Il settimo principio della Dichiarazione Universale dei Diritti del Fanciullo (ONU, New York 1959) recita “(…) Il Fanciullo deve avere tutte le possibilità di dedicarsi a giochi e attività ricreative che devono essere orientate a fini educativi; la società e i poteri pubblici devono fare ogni sforzo per favorire la realizzazione di tale diritto.” Vogliamo credere che le istituzioni si impegnino in tal senso per la tutela della salute e della crescita psicofisica dei bambini.

Del nostro futuro. Un cordiale saluto»

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Firmato da 90 genitori di Como e provincia  

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